Pubblicato: venerdì 1 febbraio 2019
Com’è messa l’economia italiana: Renzi, Salvini e Di Maio al fact-checking

Il 31 gennaio l’Istituto nazionale di statistica (Istat) ha comunicato le stime preliminari sulla crescita del Pil nell’ultimo trimestre del 2018. Come nel trimestre precedente (-0,1 per cento), anche negli ultimi tre mesi dello scorso anno il Pil non è cresciuto, contraendosi dello 0,2 per cento. Questo significa che l’Italia è in recessione tecnica.

L’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi (Partito democratico) ha criticato il governo Conte, scrivendo su Twitter che «i dati del Pil sono stati positivi 14 trimestri consecutivi, dal 2014 al 1° semestre 2018. Poi con il Governo del Cambiamento il Pil è diventato negativo».

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini (Lega) ha commentato i dati Istat dicendo invece di essere fiducioso e facendo riferimento invece a titoli di Stato e fiducia: «Spread è ai minimi da sei mesi, c’è grande richiesta di Bot con rendimenti in diminuzione e fiducia dei consumatori italiani in crescita: tutti ottimi segnali».

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio (Movimento 5 stelle) ha accusato i precedenti esecutivi, sottolineando però che «i dati di oggi ci dicono che siamo ai minimi sulla disoccupazione dai tempi pre-crisi».

Abbiamo verificato i numeri citati dagli esponenti dei tre partiti più votati alle scorse elezioni.

I dati sul Pil

Per analizzare l’andamento del Pil negli scorsi anni, abbiamo a disposizione le serie storiche dell’Istat, che a ottobre 2018 ha pubblicato una rielaborazione dei dati dal 1° trimestre 1995.

Dal 2014 al primo semestre 2018, soltanto in due trimestri il tasso di crescita del Pil italiano non ha avuto il segno positivo. La stima dell’andamento del Pil nel 2° semestre del 2014 ha registrato infatti un -0,1 per cento, e uno zero per cento nell’ultimo trimestre dello stesso anno.

Sotto il governo Renzi (che divenne presidente del Consiglio a febbraio 2014) il Pil non è cresciuto in due rilevazioni trimestrali. L’ex presidente del Consiglio ha ragione però se si prendono in considerazione i successivi 14 trimestri, che coprono anche tutto il governo Gentiloni: il primo segno negativo nell’andamento del Pil si è registrato nel terzo semestre del 2018 (-0,1 per cento).

In generale, secondo i dati Istat, con il governo Renzi l’Italia è passata dal -1,7 percento del Pil del 2013 al +0,9 per cento del 2016: un aumento complessivo di 2,6 punti percentuali. Nello stesso periodo, secondo i dati della Commissione europea, l’area euro nel suo complesso è passata dal -0,3 per cento al +1,7 per cento, con una differenza totale di due punti. L’Italia ha fatto meglio per lo 0,6 per cento, ma cinque Paesi su 19 avevano avuto un aumento migliore del nostro: Spagna, Irlanda, Cipro, Slovenia e Grecia.

Negli scorsi anni, e con i precedenti esecutivi, il nostro Paese sembra dunque aver sfruttato un miglioramento generale dell’economia europea, che oggi, a inizio 2019, mostra segnali di rallentamento.

I dati sui mercati

L’andamento del Pil non sembra invece preoccupare il leader della Lega Salvini, che guarda ai mercati con ottimismo. Ma è vero che lo spread è «ai minimi da sei mesi»?

Il termine indica la differenza tra il rendimento dei buoni del Tesoro poliennali italiani (Btp) con scadenza a 10 anni e i corrispettivi Bund tedeschi. Un aumento di questo indicatore significa che in Italia il rendimento dei titoli di Stato sono aumentati più di quelli tedeschi, evidenziando un calo di fiducia degli investitori.

Al 31 gennaio 2019, lo spread ha raggiunto il valore di circa 243,7 punti base, mentre sei mesi fa esatti (31 luglio 2018) si aggirava intorno ai 229,7 punti base. Circa 20 punti di differenza separano quindi le due rilevazioni, ma effettivamente si può dire che lo spread sia «ai minimi» negli ultimi sei mesi, come dice Salvini. Rispetto al record del 20 novembre 2018 (326,8 punti) lo spread è calato, ma resta ancora distante dal valore che aveva esattamente un anno fa, al 31 gennaio 2018 (134 punti base).

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Anche per quanto riguarda la vendita dei Bot, Salvini ha ragione. Il 29 gennaio, il Dipartimento del Tesoro ha comunicato di aver collocato sui mercati buoni a sei mesi per un valore di 6,5 miliardi di euro – a fronte di una domanda di 11,833 miliardi di euro – con un rendimento del -0,025 per cento, in calo rispetto ai mesi precedenti. Nei risultati dell’asta dei Bot a 6 mesi di dicembre 2018, il rendimento era stato del -0,215 per cento.

Per quanto riguarda i dati sulla fiducia dei consumatori, è vero che è aumentata nell’ultimo mese. Secondo i dati Istat più aggiornati, infatti, a gennaio si stima un aumento dell’indice del clima di fiducia dei consumatori da 113,2 a 114,0. Ma lo stesso indice per le imprese registra invece una flessione, passando da 99,7 a 99,2: un trend negativo iniziato già a luglio 2018.

In generale – sottolinea l’Istat nella sua nota metodologica – «continuano a peggiorare le attese sulla situazione economica del Paese».

I dati sulla disoccupazione

Secondo Di Maio, la responsabilità della recessione è dei governi precedenti, che avrebbero mentito nel dire che l’Italia era uscita dalla crisi. Il ministro del Lavoro ha però voluto sottolineare la bontà del suo operato, dicendo che la disoccupazione è ai livelli minimi da quando è scoppiata la crisi economica nel 2008. Ha ragione?

Il 31 gennaio, l’Istat ha pubblicato i dati (provvisori) sull’occupazione in Italia relativi a dicembre 2018. In questo mese, il tasso di occupazione – ossia il numero degli occupati in rapporto a quello della popolazione – ha raggiunto il 58,8 per cento. Questo risultato è dovuto all’aumento dei dipendenti a termine (+47 mila) e degli autonomi (+11 mila), mentre sono in diminuzione i permanenti (-35 mila).

Il tasso di disoccupazione, invece, si attesta al 10,3 per cento, con quello giovanile che sale (+0,1 per cento rispetto a novembre 2018) al 31,9 per cento. Secondo le serie storiche dell’Istat, questo indicatore alla fine del 2008 era del 6,7 per cento, un valore molto inferiore rispetto a quello attuale, a differenza di quanto detto da Di Maio.

Inoltre, oggi in Italia ci sono 2 milioni e 268 mila disoccupati; nel 2008 erano 1 milione e 664 mila.

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Il ministro del Lavoro forse si confonde con il tasso di occupazione, che invece è tornato ai livelli pre-crisi. Nel 2008 e nel 2007, infatti, questo indice si era attestato intorno al 58,6 per cento, un dato simile a quello odierno.

In conclusione

Renzi, Salvini e Di Maio hanno subito commentato l’ingresso dell’Italia in una fase di recessione tecnica, ognuno ponendo l’accento su un aspetto diverso dell’economia: il Pil, i mercati e la disoccupazione. Sulle osservazioni di tutti e tre però si possono fare alcune osservazioni.

L’ex segretario del Pd ha ragione quando dice che negli ultimi 14 trimestri dei governi Renzi e Gentiloni l’andamento del Pil ha sempre avuto valore positivo. In due trimestri (il 2° e il 4°) del 2014 – quando sempre Renzi era a capo del governo – la crescita del Pil era scesa dello 0,1 per cento o rimasta stabile intorno allo zero per cento.

Discorso analogo vale per il leader della Lega. Salvini ha ragione quando dice che lo spread è ai minimi da sei mesi e che la vendita dei Bot a sei mesi è andata meglio, nelle ultime aste. Al dato sulla fiducia dei consumatori in aumento fa però da contraltare quello delle imprese, che a inizio 2019 è in calo.

Infine, il capo politico del Movimento 5 stelle sbaglia quando dice che la disoccupazione è tornata ai livelli pre-crisi. È il tasso di occupazione a essere cresciuto fino a raggiungere le percentuali del 2008. La disoccupazione in assoluto e in percentuale è ancora in una situazione decisamente peggiore rispetto a dieci anni fa.

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