Pubblicato: giovedì 1 gennaio 1970
Debiti delle PA: San Matteo non fa il miracolo

Risolvere il ritardo della pubblica amministrazione nel pagamento dei debiti verso le imprese è stato un obiettivo che tutti i governi negli ultimi anni si sono ripromessi di raggiungere. Ma nessun esecutivo ci ha scommesso in maniera così decisa come quello di Matteo Renzi. Il 24 febbraio, nel discorso con cui chiedeva la fiducia al Senato, il Premier si impegnava così: "il primo elemento su cui prendiamo un impegno è lo sblocco totale - non parziale, TO-TA-LE - dei debiti della pubblica amministrazione”.

L’impegno è stato ribadito con scadenze più definite il 12 marzo, quando il Premier diceva: “22 miliardi li hanno già pagati i governi precedenti. Noi entro luglio sblocchiamo tutto”. [min. 13:00]

Due giorni dopo Renzi è protagonista di un siparietto con Bruno Vespa a Porta a Porta in cui, tra le altre cose, fa slittare la data ulteriormente: “21 settembre - San Matteo - se noi paghiamo tutti i debiti della pubblica amministrazione Bruno Vespa fa a piedi Firenze-Monte Senario".


Il 21 settembre è passato: a che punto siamo? Prima di tirare le somme facciamo un passo indietro.

I tempi di pagamento

L’Italia non brilla per efficienza. Secondo i dati della Commissione europea, le pubbliche amministrazioni italiane impiegano circa sei mesi per pagare le imprese fornitrici di beni o servizi, a fronte di una direttiva europea che obbliga le pubbliche amministrazioni a effettuare il pagamento entro 30 giorni (che salgono a 60 in casi eccezionali).

A quanto ammontano i debiti della pubblica amministrazione?

In breve: non si sa. Come riporta il sito della Camera, "al momento non esistono dati certi sull'ammontare dei debiti delle pubbliche amministrazioni verso le imprese. Secondo quanto riferito nel corso della audizione della Banca d'Italia [...] ciò sarebbe imputabile al fatto che nel nostro Paese gli attuali sistemi contabili delle pubbliche amministrazioni non permettono una rilevazione sistematica ed esaustiva dei debiti commerciali" (e qui ci sentiamo di scomodare la Sora Lella).

Bankitalia stimava, a fine 2011, debiti per un valore di 90 miliardi. Ma il Ministero dell’Economia punta a cifre differenti. Come ha detto il ministro Padoan in un'intervista al Sole 24 Ore: "la cifra da aggredire che noi prendiamo a riferimento è di 60 miliardi".

Cosa è stato fatto fino ad oggi?

Lo riassume bene il sito del Ministero dell'Economia. Gli ultimi tre esecutivi hanno adottato una serie di provvedimenti per stanziare le risorse – e gradualmente rimborsare – i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese maturati al 31 dicembre 2012.

*Il Governo Monti ha messo a disposizione circa 40 miliardi (decreto legge n. 35 del 2013).
*Il Governo Letta ha stanziato 7,7 miliardi (7,2 miliardi con il decreto legge n. 102 del 2013, e 0,5 miliardi con la Legge di Stabilità 2014).
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Il Governo Renzi ha assegnato risorse per ulteriori 9,3 miliardi (decreto legge n. 66 del 2014).

Lo Stato ha dunque allocato circa 57 miliardi di euro per il biennio 2013-2014. Le risorse stanziate devono essere successivamente erogate agli enti debitori – amministrazione centrale ma anche enti locali come Regioni, Province e Comuni – e infine concretamente pagate alle imprese creditrici.

Secondo l’ultimo aggiornamento del Mef, dei 57 miliardi messi a disposizione ne sono stati erogati 38 agli enti debitori, di cui 31 miliardi risultano effettivamente pagati. Nel grafico sottostante (dati Mef), vediamo come se la stanno cavando i vari livelli della pubblica amministrazione.

Scommessa persa?

Il 21 settembre è arrivato e sembra che San Matteo non abbia compiuto il miracolo. Osservando il progresso nei pagamenti, rileviamo che, rispetto all’ultimo aggiornamento di luglio, c'è stata un’accelerazione sul fronte delle risorse erogate (+8 miliardi) e di quelle pagate (+5 miliardi). Ma è evidente che rispetto alle risorse allocate quasi la metà dei debiti della pubblica amministrazione risultano ancora non pagati.

Renzi è stato preso di mira da più parti per aver perso la scommessa con Vespa. Ma il Premier non ci sta a passare per quello che promette e non mantiene, e con una delicata giravolta lessicale riconosce di aver mantenuto l’impegno: “i soldi ci sono, e quindi l’impegno a pagare i debiti 2013 entro il 21 settembre è mantenuto. Tutti coloro che devono avere dei soldi dalla pubblica amministrazione possono averli iscrivendosi al sito del ministero dell’Economia. Chi va sul sito del governo trova la pratica per ricevere i denari".

Insomma, le risorse certamente sono state stanziate e di questo Renzi può intestarsi una parte di merito – poco più di 9 dei 57 miliardi stanziati. Ma la vera scommessa è fare in modo che le imprese riescano a ricevere i crediti che spettano loro. E il rischio è che, più che Renzi o Vespa, la scommessa la perda l’Italia.

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