Pubblicato: giovedì 1 gennaio 1970
Sesso, droga e ... Pil

Prendiamo spunto dal botta e risposta avvenuto a Porta a Porta tra il direttore del Giornale, Alessandro Sallusti, e Matteo Renzi sulla rivalutazione del Pil annunciata dall’Istat (un tema ripreso anche da Beppe Grillo nel suo videomessaggio di presentazione della manifestazione "Italia a 5 Stelle".

Sallusti ha iniziato inquisitorio, chiedendo al Presidente del Consiglio se il ricalcolo del Pil annunciato dall’Istat avrebbe portato a risultati positivi sulla crescita del trimestre (che come sappiamo ammonta ad un -0,2%). Domanda alla quale il premier ha sostanzialmente risposto: “magari”. A quanto pare, infatti, gli effetti sulla crescita saranno minimi, mentre il rapporto debito/Pil potrebbe migliorare di una manciata di punti percentuali. All'inizio dell'estate Wired titolò "Droga e prostituzione possono cambiare segno alla recessione dell'Italia", un titolo che vedremo essere un po' fuorviante, e a cui l'Istat rispose in una lettera pubblicata sul sito di Wired.

Insomma, che cosa cambia quindi con questa rivalutazione, e di che si tratta?

Sec 2010, Sec 95

Stabiliamo innanzitutto che cosa è successo. L’Istat, come tutti gli altri enti statistici dei Paesi membri dell’Unione Europea, aderisce ad una cornice di regole racchiuse all’interno del Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec), che uniforma le metodologie nazionali di calcolo del Pil. Tutto ciò è importante – tra le altre cose - per mantenere un monitoraggio attento e coerente tra Paesi, da parte della Commissione Europea, del rispetto dei parametri di deficit e debito richiesti dai trattati ai Paesi membri.

Questo sistema di regole viene occasionalmente aggiornato ed ammodernato, come accaduto recentemente. La spinta propulsiva può provenire da dentro l’Unione come da fuori. In questo caso sono state scelte operate nel 2008 negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone (Australia, Canada), che sono passati alla nuova cornice di norme curate dall’Onu - (Il “System of National Accounts”, o Snc). Lo stesso passo è stato compiuto oltreoceano dal regolamento Ue del Parlamento europeo e del Consiglio n. 549/2013. Ed è così che Sec 2010 ha mandato in soffitta Sec 95.

Cosa e come è cambiato

L’Istat fornisce una spiegazione chiara e concisa di quello che è cambiato, specificando che ogni Paese membro ha scelto un dato periodo temporale, definito “di benchmark”, per operare la rivalutazione e confrontare poi i risultati a livello comunitario.

L’Italia ha scelto il 2011, ed è infatti questo l’anno soggetto a rivalutazione. Di seguito i risultati delle rivalutazioni di alcuni Paesi con il rispettivo anno benchmark:

Di seguito invece il dettaglio della rivalutazione per le singole componenti del Pil italiano:

Dal momento che il Pil "misurato" aumenta, si riducono due rapporti molto importanti per l'Italia: il rapporto deficit/Pil e il rapporto debito/Pil. Secondo le previsioni degli economisti Centorrino, David e Gangemi su La Voce, l'aumento del denominatore Pil porterebbe ad una riduzione del deficit/Pil pari a 0,03 - 0,05 punti percentuali, e una riduzione del debito/pil 1,32 - 2,6 punti.

Che cosa è cambiato esattamente?

1. Sono state inserite – “capitalizzate” - per la prima volta le spese in ricerca e sviluppo, poiché “contribuiscono all’accumulazione, tramite capitale fisso intangibile, di capacità produttiva”. Precedentemente queste erano considerati come costi intermedi.
2.
Sono state capitalizzate le spese per armamenti (produzione di armamenti), precedentemente considerate come “spese intermedie”.
3.
Cambiano le modalità di registrazione dello scambio di beni con l’estero. Questo significa, per esempio, che le lavorazioni sui beni effettuate sul territorio nazionale prima che questi siano spediti all’estero saranno considerate nel Pil. Al contrario, tutte le lavorazioni sui beni effettuate all’estero prima che questi entrino nel nostro territorio nazionale saranno estromesse.
4.
Alcune attività illegali che non erano conteggiate precedentemente sono ora considerate. In realtà è già dal 1995, ovvero quando è stato adottato il precedente sistema di regole (Sec 95), che l’Istat considerava l’economia sommersa all’interno dei suoi calcoli del Pil, ma si trattava di attività ritenute legali ma occultate al fisco. Non tutti lo sanno, tanto che lo stesso Berlusconi se ne è più volte dimenticato.

Il motivo dietro l’aggiunta di queste ultime attività è, secondo l’Istat, che “i calcoli che esprimono il reddito di una nazione devono essere esaustivi e, quindi, tenere conto anche di attività vietate dalle leggi nazionali”. Siccome però i diversi Paesi membri possono avere considerazioni diverse di ciò che è illegale o no, solo alcune di queste attività, considerate illegali in maniera “omogenea” in tutta l’Unione, tra cui il traffico di stupefacenti e la prostituzione, sono incluse (la difficoltà di censire queste attività in maniera omogenea è oggetto di un post di Tito Boeri su La Voce, secondo cui la rivalutazione dovuta alle attività criminali italiana è 9 volte superiore a quella tedesca).

Insomma, quello che è successo non è niente di straordinario – altro non è che l’omogeneizzazione dell’Italia, e dell’Europa intera, alle regole di contabilizzazione del Pil previste a livello globale e curate dalle Nazioni Unite. Prepariamoci però a numerose incomprensioni a riguardo: la tentazione di sfruttare – e commentare - minime variazioni di parametri importanti come debito o defici/Pil sarà probabilmente troppo ghiotta per i nostri politici.

**Aggiornamento: è di recentissima notizia il ricalcolo del Pil per l'anno 2013. Come previsto, non cambia la variazione sull'anno precedente (rimane quindi la decrescita al -1,9%). Migliorano invece i rapporti deficit/Pil (2,8% invece che 3,0%) e debito/Pil (127,9%, piuttosto che 132,6%).

Logo
Logo
Logo
Logo