Pubblicato: lunedì 3 dicembre 2018
Due fact-checking sul discorso di Conte al G20 di Buenos Aires

Questo articolo fa parte del progetto Global Fact-checkaton on the G20, realizzato insieme ad altre organizzazioni dell’International Fact Checking Network per analizzare le dichiarazioni dei politici presenti al meeting di Buenos Aires.

Il 30 novembre e 1° dicembre a Buenos Aires, in Argentina, si è tenuto il tredicesimo meeting del G20, l’incontro annuale tra alcuni dei Paesi più industrializzati del mondo.

Al termine dell’evento, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha tenuto una conferenza stampa conclusiva, di fronte alle domande di giornalisti italiani e stranieri. Abbiamo verificato due risposte.

La questione delle “clausole di salvaguardia” dell’Iva

Nel commentare la manovra economica del governo, Conte ha ricordato che «ci siamo ritrovati con un carico di 12 miliardi e mezzo per l’Iva». Che cosa significa?

Il presidente del Consiglio fa riferimento alle cosiddette “clausole di salvaguardia”, uno strumento utilizzato dai governi per rispettare l’ordine del bilancio statale e gli impegni presi con l’Europa.

Semplificando: dall’ultimo governo Berlusconi in poi, ogni esecutivo ha promesso agli investitori che, in caso di sforamento degli obiettivi su deficit e debito pubblico, sarebbero scattate automaticamente alcune misure per aggiustare il bilancio, come appunto l’aumento dell’Iva.

A settembre 2011, il decreto legge 138/2011 ha introdotto per la prima volta questo meccanismo: se entro l’anno successivo non si fossero trovati circa 20 miliardi di euro attraverso una serie di risparmi nella spesa statale, l’Iva sarebbe aumentata “automaticamente” dell’1 per cento.

Il governo Monti e i seguenti hanno così deciso, con ogni manovra finanziaria, di prendere specifiche misure per posticipare all’anno successivo i rincari, trovando di volta in volta le coperture necessarie per bloccare gli aumenti.

Quest’estate, il dibattito pubblico si è concentrato sulle più recenti clausole di salvaguardia – previste dal governo Renzi con la legge n. 190 del 2014 – che consistevano nell'incremento delle aliquote dell'Iva e delle accise sui carburanti per assicurare maggiori entrate fiscali comprese tra 12 e 22 miliardi di euro a decorrere dal 2016.

Per il 2019, l'effetto complessivo sul gettito delle clausole di salvaguardia è stimato di circa 12,5 miliardi di euro – la cifra citata da Conte – ma il governo ha già annunciato di aver trovato le risorse per bloccare lo scatto automatico del meccanismo almeno per il prossimo anno.

È vero che la Svizzera si è tirata indietro sul Global Compact?

Per quanto riguarda il tema del Global Compact – un accordo intergovernativo negoziato dall’Onu in tema di immigrazione –, il presidente del Consiglio Conte ha dichiarato che la posizione dell’Italia è quella di discutere l’accordo in Parlamento, come fatto per esempio dalla Svizzera.

Il Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration è un accordo intergovernativo, negoziato sotto l’egida dell’Onu, che mira a coprire tutti gli aspetti delle migrazioni internazionali. È un accordo non vincolante, che non viola la sovranità degli Stati e che permette di siglare accordi bilaterali per regolare meglio il fenomeno migratorio, per esempio limitando le cause che spingono le persone ad abbandonare i propri Paesi di origine.

La sua adozione dovrebbe teoricamente arrivare il 10 e 11 dicembre 2018, in una conferenza che si terrà a Marrakech (Marocco) nella cornice dell’Assemblea generale dell’Onu. Dopo i dubbi del ministro dell’Interno Matteo Salvini, l’esecutivo italiano ha però sospeso il suo giudizio sul Global Compact, rimandando la decisione di ratifica dell’accordo al Parlamento.

Come dice Conte, un percorso simile è effettivamente avvenuto anche in Svizzera. Il 10 ottobre 2018, il Consiglio federale elvetico aveva espresso la sua approvazione per l’accordo, per poi fare un passo indietro a novembre, rinunciando alla partecipazione all’evento di Marrakech. Ora la questione sarà oggetto del dibattito parlamentare, mentre il 28 novembre la Commissione federale sull’immigrazione – un gruppo di 30 esperti che assiste il governo elvetico – ha suggerito di siglare l’accordo.

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