Pubblicato: mercoledì 14 novembre 2018
Storia di una bufala europea: le Mastercard pagate da Soros

Il 5 novembre, il quotidiano Libero e il sito Gli occhi della guerra hanno diffuso una notizia secondo cui il finanziere George Soros, l’Unhcr (l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa dei rifugiati) e Mastercard offrirebbero carte di credito prepagate ai migranti in viaggio verso l’Europa. Nei giorni successivi la notizia è stata ripresa anche dal Giornale e dal Secolo d'Italia, che spiegavano come un deputato di Fratelli d'Italia (Fdi), Carlo Fidanza, avrebbe «smascherato» i piani dell'Unhcr. Una settimana dopo, la leader di FdI Giorgia Meloni ha riproposto la questione con un video su Facebook, accusando l’Onu di «censura».

In realtà – come abbiamo spiegato nel dettaglio in un nostro articolo per Agi, così come aveva già fatto il sito anti-bufale Butac.it, il debunker italiano David Puente e Valigia Blu– quella delle carte di credito pagate da Soros ai migranti è una notizia falsa, un esempio da manuale su come funziona la disinformazione e su come colpisce uno dei suoi bersagli preferiti, ossia i migranti.

Non solo: si tratta di una vera e propria bufala “europea”, che è arrivata in Italia dopo essere circolata per circa un mese in altri Paesi europei.

Dove è nata la bufala?

Il 30 ottobre, il sito sloveno Nova24 – conosciuto per i suoi contenuti xenofobi e spesso falsi – ha pubblicato un articolo in cui viene citato un reportage del 5 settembre uscito sul sito croato kamenjar.com. Su quest’ultimo, si legge che un poliziotto croato – non meglio identificato – avrebbe detto che molti migranti al confine sarebbero vestiti bene, dotati di cellulari moderni e carte di credito Mastercard, con sopra il logo dell’Unhcr. Due osservazioni: la fonte della dichiarazione non è ufficiale, e qui non compare neppure il nome di Soros.

Il ruolo del finanziere è comparso per la prima volta il 1° novembre sull’edizione europea del sito americano InfoWars, anch’esso noto per il sostegno a teorie complottiste e notizie inventate. Qui si legge che Soros sarebbe il finanziatore delle carte prepagate nominate nel precedente articolo di Nova24. Il 2 e il 4 novembre, altri due siti di estrema destra (Voice of Europe e Resett) hanno favorito la diffusione della bufala nella sua versione in lingua inglese.

Perché è una bufala?

Questa notizia, come abbiamo detto, è falsa, perché mette insieme tre fatti distinti e completamente scollegati tra loro.

Innanzitutto, è vero che nel 2011 l’Unhcr ha avviato in Moldavia – poi anche in Grecia nel 2017 – un programma di carte prepagate da distribuire ai migranti, ma queste erano uno strumento per semplificare l’accesso ai fondi che l’agenzia Onu assegna ai richiedenti asilo.

Un secondo dato è invece la collaborazione siglata nel 2016 in Serbia tra Mastercard e il ministero del Lavoro locale, per aiutare i rifugiati – provenienti da Siria, Afghanistan e Iraq – a far fronte alle spese quotidiane con l’aiuto di una carta di credito.

Una terza iniziativa, a sua volta distinta dalle precedenti due, riguarda appunto George Soros e Mastercard, che nel 2017 hanno dichiarato di voler lavorare a un progetto comune per aiutare le comunità più vulnerabili. Un’iniziativa, però, che non è ancora stata avviata.

Riassumendo: in alcuni Paesi, Mastercard e Unhcr forniscono carte di credito – utilizzabili solo nei confini di quei Paesi – ai migranti per far fronte a fondi stanziati per i rifugiati, ma in tutto questo Soros non c’entra nulla. (qui un video dell’Unhcr che spiega come funzionano queste carte prepagate).

In quali Paesi europei è arrivata la bufala?

Questa notizia falsa, che abbiamo visto essersi originata in Slovenia, ha avuto ampia diffusione in tutta Europa. Cerchiamo di ricostruirne il percorso.

Il 2 novembre, il sito di estrema destra olandese Fenixx ha pubblicato la storia delle carte prepagate date ai migranti, citando l’articolo di Nova24. Tre giorni dopo, un contenuto simile è comparso anche sul sito olandese Geen Nieuws. Il 7 novembre, il progetto di fact-checking olandese Nieuws Checkers ha smentito la bufala, chiarendo il ruolo di Mastercard, Soros e dell’Unhcr.

Parallelamente, alcuni siti di estrema destra francesi (come Peuple de France, Alter Info e Le Nouvel Ordre Mondial) hanno incominciato a diffondere la notizia falsa, che come origine vede ancora una volta citata Nova24. Anche in questo caso, non è tardato ad arrivare il fact-checking del quotidiano Libération, che nella sezione Check News ha presentato il 6 novembre una sua ricostruzione della vicenda.

Un terzo ed ultimo esempio riguarda invece l’Austria, dove la notizia sulle carte prepagate dell’Unhcr e Mastercard – senza menzionare però Soros – è stata chiarita il 5 novembre dal sito ard-wien.de, che ha smentito così alcune dichiarazioni riportate dal quotidiano viennese Kronen Zeitung.

In conclusione

La bufala sulle carte di credito finanziate da George Soros, distribuite da Mastercard e Unhcr ai migranti in arrivo in Europa, non si è diffusa solo in Italia. Anzi, come mostra il lavoro dei colleghi fact-checker in altri Paesi europei, la stessa notizia, con le stesse fonti e bersagli, è giunta anche in Francia, Austria e Olanda.

Questa storia insegna due cose. La prima è che le notizie false presentano contenuti diversi, ma rientrano comunque in categorie predefinite, come spiega anche la guida dell’Unesco intitolata Journalism, Fake News and Disinformation. In questo caso, una notizia falsa viene creata consapevolmente da un sito di estrema destra, che con informazioni ingannevoli cerca di ingannare il lettore per colpire un bersaglio preciso (i migranti, Soros, l’Onu).

Il secondo insegnamento è che la stessa notizia è in grado di diffondersi in breve tempo in diversi Paesi, ma sempre con la stessa struttura. Come ha spiegato su Twitter il giornalista Alexios Mantzarlis, direttore dell’International Fact-checking Network, questo aspetto – in parte – può facilitare il lavoro dei fact-checker, che una volta smentita una bufala in un Paese possono condividere l’analisi con i colleghi di altre nazionalità.

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