Pubblicato: lunedì 30 agosto 2021
Photo: Ansa
Perché ha poco senso confrontare quest’estate con quella del 2020

L’estate del 2021, dal punto di vista dell’epidemia, è stata peggiore di quella del 2020. Al 30 agosto negli ospedali italiani sono ricoverate circa 4.600 persone per la Covid-19, di cui 510 in terapia intensiva, mentre un anno fa erano 1.250 e 74. Da giugno ad oggi sono stati notificati 2.900 decessi, mentre nello stesso periodo del 2020 furono 1.900.

Diversi politici hanno sostenuto che questi numeri potrebbero mettere in dubbio l’efficacia della campagna vaccinale, iniziata otto mesi fa, o le misure messe in campo dal governo italiano. Per esempio il 23 agosto, in un’intervista con La Verità, la presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha dichiarato: «Siccome non mi sono mai bevuta le spiegazioni del mainstream, passo le giornate a leggere le carte: mi chiedo, ad esempio, come mai vittime e contagi in Italia siano superiori allo stesso periodo dello scorso anno». «C’è qualcosa che non va», ha aggiunto Meloni, «e servirebbero spiegazioni serie, specialmente dopo i disastri comunicativi dei mesi scorsi».

Davvero il confronto tra i dati del 2021 e del 2020 implica che i vaccini non funzionino? La risposta, in breve, è no, in particolare perché c’è una situazione molto diversa rispetto a un anno fa. Vediamo nel dettaglio perché.

Ci sono molti più casi

La principale spiegazione del maggior numero di ricoveri e decessi di quest’anno rispetto all’anno scorso sta nel fatto che il coronavirus sta circolando di più. In media settimanale, tra il 28 e il 29 agosto abbiamo registrato 6.500 casi contro i 1.200 di un anno fa.

Per tutta l’estate il numero di casi è stato maggiore rispetto all’anno scorso. Anche quando abbiamo toccato il minimo a fine giugno con 730 casi, in media ne avevamo tre volte e mezzo quelli che si avevano a fine giugno 2020. Complessivamente tra giugno e agosto del 2021 abbiamo registrato dieci volte i casi del corrispondente periodo del 2020.

Il maggior numero di casi non è dovuto solo al maggior numero di test che viene fatto oggi rispetto a 12 mesi fa. Attualmente il tasso di positività dei tamponi molecolari – ossia il numero di positivi sul totale dei molecolari effettuati – è pari al 7,4 per cento, mentre un anno fa era all’1,6 per cento. Negli ultimi tre mesi anche questo indicatore è sempre rimasto molto sopra il livello del 2020. Insomma, a parità di tamponi fatti vuol dire che quest’estate troviamo molti più casi positivi, evidenza di una maggiore circolazione del coronavirus nella popolazione.

C’è la variante delta

Uno dei motivi per cui confrontare le due estati non ha particolarmente senso è il fatto che quest’anno c’è in circolo un virus sostanzialmente diverso rispetto al 2020. La variante delta, quella predominante nel mondo, è infatti sensibilmente più contagiosa delle versioni precedenti del coronavirus. Come avevamo spiegato a fine giugno, la variante delta è tra il 40 e il 60 per cento più contagiosa di quella alfa, la variante originatasi nel Regno Unito, che a sua volta era già tra il 50 e il 70 per cento più trasmissibile del virus originale. Questo fa sì che rispetto al virus in circolazione un anno fa, quello di adesso sia almeno il doppio più contagioso.

Un virus più trasmissibile, a parità di misure e di comportamenti, si diffonderà di più, causando più facilmente un aumento dei ricoveri e dei decessi. Inoltre, secondo le evidenze scientifiche oggi a disposizione, la variante delta comporta un rischio di ospedalizzazione maggiore rispetto alla variante alfa, che già era più pericolosa del virus originale.

La maggiore trasmissibilità sta mettendo in crisi anche quei Paesi che per oltre un anno erano riusciti a controllare l’epidemia con l’approccio “Zero Covid”, che mira ad avere zero contagiati. Con un estensivo tracciamento dei contatti e rapide restrizioni, diversi Stati erano riusciti ad avere quasi nessun caso per mesi, ma adesso Australia, Nuova Zelanda e Vietnam sono alle prese con numeri mai registrati prima.

Che cosa succederebbe senza vaccini?

Come abbiamo spiegato nelle settimane scorse, i vaccini si stanno dimostrando estremamente efficaci nel prevenire le forme più gravi della Covid-19, anche se si sta registrando un calo della protezione contro l’infezione. Per esempio, negli ultimi 30 giorni in Italia una persona tra i 40 e i 59 anni completamente vaccinata ha avuto il 75 per cento in meno di probabilità di ricevere una diagnosi di positività rispetto a un non vaccinato e il 95 per cento in meno di essere ospedalizzato.

Con un calcolo piuttosto spannometrico, possiamo ipotizzare che cosa sarebbe successo negli ultimi 30 giorni se non avessimo avuto i vaccini, partendo dall’ipotesi che tutta la popolazione italiana avesse registrato l’incidenza di diagnosi, ospedalizzazioni e decessi che hanno registrato i non vaccinati. Da queste premesse si può calcolare che nella situazione attuale, senza vaccini, le diagnosi sarebbero state 290 mila contro le 160 mila effettive, le ospedalizzazioni oltre 24 mila contro le 7 mila che ci sono state, gli ingressi in terapia intensiva sarebbero stati 2.700, contro i 625 effettivi, e i decessi 2.300 contro i 365 reali.

Senza campagna vaccinale avremmo quindi registrato una situazione sensibilmente peggiore. Inoltre questo semplice calcolo non considera la riduzione della circolazione del virus dovuta al grande numero di persone vaccinate.

In conclusione

Il confronto tra l’estate del 2021 e quella del 2020 non ha particolarmente senso in quanto abbiamo due situazioni profondamente diverse. La variante delta è sensibilmente più trasmissibile del virus originario e anche più pericolosa e questo ha portato a un aumento della circolazione virale.

L’aumento della circolazione del virus determina un maggior numero di ricoveri e decessi che colpiscono soprattutto la popolazione non vaccinata. Senza vaccini registreremo molto probabilmente una situazione più grave.

I vaccini sono estremamente efficaci nel prevenire le forme gravi della Covid-19, ma l’alta trasmissibilità della variante delta e il calo della protezione contro l’infezione fanno sì che il virus circoli più che in passato.

di Lorenzo Ruffino

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