Pubblicato: martedì 30 marzo 2021
Photo: Ansa
Parità di genere al governo: molta strada ancora da fare, dicono i numeri

La nascita del governo Draghi ha riaperto il dibattito in Italia sulla presenza femminile in politica. L’attuale esecutivo ha infatti il record di donne, contando ministre e sottosegretarie, ma la nomina di otto ministre su un totale di 23 ha attirato diverse critiche, in particolare dall’opposizione e nel Partito democratico.

La storia della Repubblica Italiana è segnata dalla cronica mancanza di donne in posizioni di potere. Nessuna donna è infatti mai stata eletta presidente della Repubblica o presidente del Consiglio e la prima a presiedere il Senato è l’attuale presidente Maria Elisabetta Alberti Casellati, eletta nel 2018. Nilde Iotti, invece, fu presidente della Camera dei Deputati tra il 1979 e il 1992, prima donna a ricoprire una delle massime cariche dello stato.

Com’è cambiata la partecipazione femminile al governo negli ultimi 70 anni? Quali sono i ministeri con una limitata presenza di donne? Dove sono invece più rappresentate? Quali sono i partiti più propensi a nominare donne tra i propri ministri? Abbiamo analizzato i numeri.

Dalla prima alla seconda Repubblica

58 ministre in più di 70 anni

Sono 168 le donne che dal 1946 a oggi hanno giurato al Quirinale per ricoprire incarichi di governo. Di queste, 58 hanno svolto la funzione di ministra, mentre le restanti 110 sono state viceministre o sottosegretarie. Durante la prima Repubblica, la partecipazione femminile era assai ridotta: solo 29 le donne di governo, di cui sette ministre. Nessun esecutivo contò più di sei donne, a eccezione del governo Ciampi (otto) al crepuscolo della prima Repubblica.

Il primato di Guidi Cingolani

La prima donna a far parte di un governo è stata Angela Maria Guidi Cingolani, sottosegretaria all’Industria nel settimo governo De Gasperi (1951-53). Democristiana e femminista, fu anche la prima donna eletta a intervenire nell’Assemblea Costituente.

Tina Anselmi, la prima ministra

Bisogna aspettare fino al 1976 – trent’anni dall’istituzione della Repubblica – per avere una donna a capo di un ministero. La prima ministra della Repubblica è stata infatti Tina Anselmi, partigiana di Castelfranco Veneto (Treviso) eletta con la Democrazia cristiana. Nominata inizialmente ministra al Lavoro e alla Previdenza Sociale nel terzo governo Andreotti (1976-78), ricoprì successivamente l’incarico di ministra alla Sanità nei governi Andreotti IV (1978-79) e V (1979).

A Tina Anselmi seguirono le democristiane Franca Falcucci (quattro volte ministra della Pubblica Istruzione tra il 1982 e il 1987), Rosa Russo Jervolino (ministra in sette governi tra il 1987 e il 1994, e poi ancora prima ministra dell’Interno nel governo D’Alema) e Maria Pia Garavaglia (ministra alla Sanità nel governo Ciampi); la socialdemocratica Vincenza Bono Parrino (ministra ai Beni Culturali tra il 1988 e il 1989); e le socialiste Margherita Boniver (due volte ministra nei primi anni Novanta) e Fernanda Contri (ministra agli Affari Sociali nel governo Ciampi).

L’aumento di presenza femminile con la seconda Repubblica

La partecipazione femminile al governo è indubbiamente cresciuta nel passaggio dalla prima alla seconda Repubblica, anche se in maniera ancora lontana dalla parità di genere. Nonostante alcuni eccezioni, la presenza di ministre nell’esecutivo si attesta regolarmente sopra il 10 per cento a partire dalla stagione dei governi di centrosinistra (1996-2001), sopra il 20 per cento a partire dal secondo governo Prodi (2006-08), e sopra il 30 per cento a partire dal governo Letta (2013-14).

Complessivamente, la presenza di ministre cresce da poco più del 2 per cento durante la prima Repubblica al 20 per cento nella seconda (e dal 3 al 18 per cento prendendo in considerazione anche i sottosegretari).

Donne e ministeri: dove ce ne sono state di più, dove di meno

Maggiore presenza nei ministeri su diritti e servizi

Oltre la metà degli incarichi ministeriali assegnati alle donne rientrano nell’area dei diritti e dei servizi. Ne fanno parte i ministeri del Lavoro, dell’Istruzione e della Salute, e le deleghe alla Pubblica Amministrazione, alla Famiglia, alle Politiche Giovanili e alle Pari Opportunità. Quest’ultima è l’unica che è stata sempre affidata a una donna.

Tra i primi a essere affidati a delle donne, i dicasteri dell’Istruzione, dell’Università e della Salute sono tra quelli che hanno visto una crescente partecipazione femminile durante la seconda Repubblica. Dal 1994 a oggi, quasi il 30 per cento degli incarichi ministeriali in materia di scuola e università, e oltre il 40 per cento di quelli alla salute, sono stati affidati a donne. Alcuni studi hanno evidenziato come le deleghe al welfare, all’educazione e alla famiglia siano tradizionalmente assegnate a donne non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei.

Meno donne nei ministeri più importanti

La presenza femminile è invece minore nei ministeri “pesanti”, a partire da quelli cosiddetti “istituzionali” (Difesa, Esteri, Giustizia e Interno) e soprattutto in quelli economici. Tra i dicasteri istituzionali, la prima donna ad aver ricoperto l’incarico di ministra è stata Susanna Agnelli, nominata da Lamberto Dini al vertice della Farnesina nel 1995. A lei seguiranno, con incarichi inferiori a un anno, Emma Bonino durante il governo Letta e Federica Mogherini durante il governo Renzi.

Assieme a Federica Mogherini, Matteo Renzi nominò anche Roberta Pinotti, unico caso nella storia repubblicana in cui i ministeri di Difesa e Esteri sono stati contemporaneamente guidati da due donne. Roberta Pinotti, per due mandati, e Elisabetta Trenta, nel governo Conte I, sono anche le uniche ad aver ricoperto l’incarico di ministra della Difesa.

La già citata Rosa Russo Jervolino è stata invece la prima donna a guidare il Ministero dell’Interno, nonché – pochi anni dopo – la prima donna sindaco di Napoli.

Il primato di Cancellieri

Dovrà passare oltre un decennio prima che un’altra donna, Anna Maria Cancellieri, ricopra lo stesso incarico a capo del Ministero dell’Interno durante il governo Monti, e quasi vent’anni prima che al vertice del ministero arrivi l’attuale titolare del Viminale Luciana Lamorgese, oggi al secondo mandato.

Anna Maria Cancellieri è l’unica donna ad aver guidato due ministeri istituzionali: oltre all’Interno, è stata anche la titolare della Giustizia durante il governo Letta. Paola Severino e l’attuale ministra Marta Cartabia, entrambe senza appartenenza partitica, sono le altre due donne a capo del dicastero di Via Arenula.

Le assenze nei ministeri economici

Le donne sono invece praticamente assenti nei ministeri economici e in quelli delle infrastrutture. Fino a oggi, il ministero dell’Economia e delle Finanze e i suoi predecessori (Bilancio, Tesoro e Finanze) sono stati riservati ai soli uomini. Le uniche donne ai vertici di un ministero economico sono state Emma Bonino – alla guida del Commercio estero nel secondo governo Prodi (2006-08) – e Federica Guidi - ministra allo Sviluppo economico del governo Renzi (2014-16). Paola De Micheli, titolare del dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti è stata invece l’eccezione in un ministero altrimenti interamente al maschile dal 1946 (anche nelle precedenti denominazioni dei Lavori pubblici e dei Trasporti).

Quali partiti al governo hanno dato più spazio alle donne

Nonostante l’attuale legislatura vanti il record di donne elette, sono ancora poche le donne al vertice dei partiti o di altre istituzioni, come ad esempio le commissioni parlamentari.

Il record del Movimento 5 stelle

Dei 441 incarichi da ministro tra il 1994 e il 2021, 83 di questi sono stati assegnati a un totale di 52 donne. Tra i gruppi politici della seconda Repubblica, il Movimento 5 Stelle è quello che ha garantito la più ampia rappresentanza di genere. Circa un incarico ministeriale su tre del Movimento è infatti andato a una donna.

Dal centrosinistra...

La quota di ministri donne scende drasticamente tra gli altri gruppi. Nell’area del centrosinistra – che comprende tanto il Pd e i suoi predecessori quanto partiti minori come l’Italia dei Valori, i Verdi, Rifondazione Comunista e altri – alle ministre è riservato poco più di un quarto del totale degli incarichi. Alcuni partiti, come I Democratici – formazione di centrosinistra dalla breve vita tra il 1999 e il 2002 – hanno indicato solo uomini come ministri. Al contrario, i Radicali Italiani con Emma Bonino e Italia Viva con Elena Bonetti e Teresa Bellanova si distinguono per una delegazione ministeriale interamente composta da donne.

… al centrodestra

Ancora più bassa è la percentuale di donne nel centrodestra, come Forza Italia, Alleanza Nazionale, la Lega e altri partiti. Dei 124 incarichi ministeriali che hanno giurato al Quirinale, solo 19 di questi sono stati attribuiti a donne. Il record spetta alla vecchia Lega Nord, che nei quattro governi Berlusconi non ha mai indicato una donna ministro. L’attuale Lega di Matteo Salvini vanta invece un 40 per cento di donne tra i ministri nei governi Conte I e Draghi.

Spicca inoltre il dato dei partiti di centro, tanto quelli vicini al centrodestra (come l’Unione di Centro) o al centrosinistra (come Rinnovamento Italiano di Lamberto Dini). Su 31 incarichi ministeriali assegnati ai partiti di quest’area, solo uno è andato a una donna, l’ex ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Scientifica Stefania Giannini, in quota Scelta Civica nel governo Renzi.

Governi tecnici, governi con poche donne

E i ministri cosiddetti “tecnici”? Se i partiti non brillano per dare una rappresentanza adeguata alle donne, questo vale anche per i ministri senza alcuna affiliazione politica. La rappresentanza femminile nei governi tecnici di Dini e Monti è tra le più basse della seconda Repubblica. Complessivamente, degli oltre 100 incarichi affidati a ministri tecnici, solo 13 sono andati a donne, seppur in posizioni spesso di rilievo come le già citate Agnelli, Cancellieri, Cartabia, Lamorgese e Severino, o anche Elsa Fornero e Letizia Moratti.

Queste cifre suggeriscono che il problema della rappresentanza femminile in politica non coinvolge unicamente i partiti, ma chiama in causa le classi dirigenti del nostro Paese. La crescente partecipazione delle donne al governo, come testimoniano i dati, unita a una sempre maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica, possono rendere cautamente ottimisti per il futuro.


Questo articolo fa parte di una serie di approfondimenti per fotografare, dati alla mano, l’evoluzione dei governi italiani dal 1946 ad oggi. Le statistiche utilizzate provengono dal progetto “I governi italiani ai raggi X”, sviluppato da Il Sole 24 Ore e Pagella Politica, sulle elaborazioni di Andrea Carboni, ricercatore alla University of Sussex.

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