Tutto sulla vendita di armi dell’Italia, in cinque grafici

A quali Paesi sono stati venduti armamenti nel 2021, per quale valore, di che tipo e da quali società
ANSA
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A inizio aprile il governo ha presentato al Parlamento l’annuale relazione sulla vendita di armi verso Paesi stranieri nel corso del 2021. In Italia, per esportare armi e tecnologie militari, serve un’autorizzazione governativa: questa può essere concessa se le armi vengono vendute a nazioni che non hanno attaccato o invaso altri Paesi, o a nazioni non sottoposte a embargo dalle organizzazioni internazionali. La vendita deve essere inoltre conforme alla politica di difesa dell’Italia e rispettare i principi costituzionali. 

L’ente che si occupa di controllare le vendite di armi e di concedere le licenze è il Ministero degli Esteri: nel 2021 sono state ispezionate undici società e sono state emesse sanzioni per oltre 33 mila euro. 

Ma l’anno scorso a chi ha venduto più armi l’Italia? E che tipo di armi ha esportato di più? Abbiamo raccolto le informazioni principali della relazione annuale in cinque grafici.

Quante armi vendiamo

Nel corso del 2021 l’Italia ha esportato armamenti per un valore pari a oltre 4,6 miliardi di euro e ne ha importati per circa 679 milioni. Rispetto al 2020, le esportazioni sono rimaste complessivamente stabili, ma in leggero calo rispetto al 2019 e al 2018. 

L’anno scorso le esportazioni sono state invece molto più basse rispetto a quelle del 2016, anno in cui si erano superati i 14 miliardi di euro di vendita di armamenti.

A chi vendiamo armi

Il 52 per cento delle armi esportate dall’Italia è andato a Paesi membri della Nato o dell’Unione europea: è la prima volta dal 2015 che le esportazioni verso questi due gruppi di Paesi costituiscono la maggioranza delle vendite di armi. Nel 2018 la quota europea e della Nato aveva toccato un minimo, pari al 27 per cento. 

La metà delle armi destinate alla Nato e all’Ue è stata esportata verso sette Paesi: Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Norvegia, Turchia, Albania e Macedonia del Nord.
L’anno scorso l’Italia ha esportato armamenti verso più di novanta Paesi, cinque in più del 2020. Di questi, in nessuno si sono vendute armi per più di un miliardo di euro, in sette paesi le esportazioni hanno avuto un valore tra i 100 milioni e il miliardo, in 24 tra i 10 e i 100 milioni, in 23 tra 1 e 10 milioni e in 38 sotto il milione di euro.

Il Paese dove abbiamo esportato armi per il valore più alto, 814 milioni di euro, è il Qatar, seguito da Stati Uniti (763 milioni), Francia (306 milioni), Germania (263 milioni) e Pakistan (204 milioni). Nel corso del 2020 l’Egitto era il primo Paese, ma nel 2021 è sceso al diciottesimo posto.

Che cosa esportiamo

Nel corso del 2021 il 79 per cento delle esportazioni ha riguardato “materiali” d’armamento, l’11 per cento “ricambi”,  il 5 per cento “servizi” e il 5 per cento “tecnologie”. Rispetto agli anni precedenti c’è stata un’importante crescita di questi ultimi tre settori. Nei tre anni precedenti infatti i materiali pesavano tra il 91 e il 94 per cento del totale delle esportazioni. 

Per quanto riguarda i materiali, l’Italia ha esportato aerei per quasi 1,2 miliardi di euro, veicoli terrestri per 890 milioni e bombe, siluri, razzi e missili per 515 milioni.

Quali sono le aziende che esportano

In totale ci sono 140 società esportatrici di armamenti, ma i primi 15 operatori pesano per il 92 per cento del totale.

La società con il peso più rilevante è Leonardo, il cui maggiore azionista è il Ministero dell’Economia, che ha esportato armamenti per quasi 1,6 miliardi di euro, il 43 per cento del totale. Sul podio ci sono poi Iveco e Mbda, uno dei più importanti consorzi europei per la produzione di missili.
L’anno scorso sono state revocate sei autorizzazioni, concesse tra il 2016 e il 2018, alla Rwm Italia S.p.A., è una società del gruppo tedesco Rheinmetall Defence, per l’esportazione di bombe verso gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, due Paesi coinvolti nella guerra in Yemen.

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