Urso è fuorviante sulla ripresa della produzione di Stellantis

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy prende come riferimento il peggior anno recente, ma la produzione resta molto sotto i livelli del passato
ANSA
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Il 27 agosto, in un’intervista ad Avvenire, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso (Fratelli d’Italia) è tornato a parlare del possibile rilancio del settore automobilistico italiano e della possibilità di produrre nel nostro Paese un milione di veicoli da qui a quattro anni.

«L’obiettivo di un milione di veicoli nel 2030 è ancora raggiungibile», ha risposto Urso, secondo cui «Stellantis è sulla strada giusta». Stellantis è il gruppo automobilistico, nato nel 2021 dalla fusione tra FIAT Chrysler Automobiles (FCA) e il gruppo francese PSA, che riunisce marchi storici come FIAT, Jeep, Alfa Romeo, Peugeot e Citroën. A sostegno della sua tesi, il ministro ha citato i risultati dei primi sei mesi dell’anno: secondo Urso, la produzione italiana di Stellantis è «aumentata del 13,7 per cento», mentre quella delle sole autovetture è cresciuta del «27,7 per cento».
Ma la situazione è davvero come la descrive Urso? Al netto delle previsioni, i numeri citati dal ministro sono corretti, ma raccontano solo una parte del quadro. Il confronto è infatti con il 2025, uno degli anni peggiori per la produzione italiana di Stellantis. E nonostante il recupero registrato quest’anno, i volumi restano nettamente inferiori a quelli di appena pochi anni fa.

Un “anno nero”

Prima di tutto, partiamo dai dati citati dal ministro Urso. Secondo il rapporto pubblicato a luglio dalla Federazione italiana metalmeccanici (FIM-CISL), nei primi sei mesi del 2026 Stellantis ha prodotto in Italia 252 mila veicoli, tra auto e veicoli commerciali, come van e furgoni. Per fare un confronto, nello stesso periodo del 2025 erano stati poco meno di 222 mila. L’aumento è quindi del 13,7 per cento, proprio come ha detto il ministro.

È corretto anche il dato sulle sole autovetture. Tra gennaio e giugno ne sono state prodotte 158 mila, contro le quasi 124 mila dello stesso periodo del 2025, con una crescita del 27,7 per cento. Per i veicoli commerciali, invece, la produzione è diminuita del 4 per cento, da 98 mila a 94 mila unità.

Il punto è che il ministro Urso non ha scelto un anno qualsiasi per fare il confronto, ma il 2025. La stessa FIM-CISL lo definisce un «anno nero» per la produzione di Stellantis. Nei primi sei mesi dello scorso anno il gruppo aveva prodotto quasi il 27 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. Per le sole autovetture il calo era stato ancora più marcato, pari al 33,6 per cento. La crescita citata da Urso arriva quindi dopo una caduta molto più profonda.

Non a caso, la FIM-CISL sottolinea che le nuove produzioni hanno permesso di recuperare parte delle perdite del 2025, «senza tuttavia permettere il ritorno ai volumi degli anni precedenti, né a quelli del 2024».

Ripresa sì, ma non per tutti

Come abbiamo raccontato su L’Unica, il nostro progetto di informazione locale, negli ultimi anni la crisi della produzione di Stellantis non ha colpito allo stesso modo tutti gli stabilimenti italiani. E anche in questo caso, la ripresa registrata nella prima metà del 2026 è molto meno uniforme di quanto possa suggerire il dato complessivo.
A spingere verso l’alto i numeri sono stati soprattutto gli stabilimenti di Mirafiori, a Torino, e di Melfi, in provincia di Potenza. Nei primi sei mesi dell’anno, nello stabilimento torinese sono stati prodotti 36 mila veicoli, contro i 15 mila dello stesso periodo del 2025: un aumento del 135,4 per cento. Secondo la FIM-CISL, la crescita è legata soprattutto all’avvio della produzione della FIAT 500 ibrida, iniziata a novembre dello scorso anno e affiancata alla versione elettrica.

Un andamento simile si è visto a Melfi, dove la produzione è passata da 19 mila a quasi 36 mila veicoli, con una crescita dell’88,4 per cento, grazie soprattutto ai nuovi modelli e in particolare alla Jeep Compass. Anche qui, però, il confronto con gli anni precedenti ridimensiona il recupero: nel primo semestre del 2019 lo stabilimento aveva prodotto meno di 153 mila veicoli, oltre quattro volte quelli prodotti nello stesso periodo di quest’anno.

Negli altri stabilimenti il quadro è meno positivo. A Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, la produzione è rimasta sostanzialmente stabile rispetto al 2025, mentre ad Atessa, in provincia di Chieti, dove vengono prodotti i veicoli commerciali, è calata del 4 per cento. La situazione più difficile resta quella di Cassino, in provincia di Frosinone: nei primi sei mesi del 2026 lo stabilimento laziale ha prodotto appena 6.700 vetture, il 36,2 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. 

Dunque, dietro alla crescita complessiva citata da Urso ci sono situazioni molto diverse. Mirafiori e Melfi hanno beneficiato dell’arrivo di nuovi modelli, mentre altri stabilimenti sono rimasti fermi o hanno continuato a perdere produzione.

Allargando il confronto

La piccola ripresa di quest’anno appare ancora più contenuta se si guarda ancora più indietro nel tempo. Sempre su L’Unica abbiamo raccontato come il calo degli stabilimenti italiani oggi controllati da Stellantis viene da lontano.

Stellantis esiste dal 2021, ma la FIM-CISL ricostruisce anche i volumi prodotti negli anni precedenti dagli stabilimenti poi confluiti nel gruppo. Nel 2017 questi siti avevano prodotto complessivamente poco più di un milione di veicoli, mentre due anni dopo erano già scesi a 819 mila.
Negli anni successivi il calo è proseguito. Nel 2023 Stellantis aveva prodotto in Italia poco più di 750 mila veicoli. Già allora la FIM-CISL sottolineava che, per arrivare al milione, sarebbe stato necessario aumentare la produzione di circa un terzo. Nel 2024 i volumi sono poi scesi a circa 475 mila veicoli e nel 2025 a circa 380 mila. In due anni, quindi, la produzione italiana di Stellantis si è quasi dimezzata.

È dentro questa tendenza che va letta la crescita del 13,7 per cento citata da Urso. La produzione è tornata a crescere nei primi sei mesi del 2026, ma resta ancora molto lontana dai livelli di pochi anni fa: rispetto allo stesso periodo del 2022 è più bassa del 28,3 per cento, mentre rispetto al 2021 il calo arriva al 38,1 per cento.

In sostanza, la ripresa citata da Urso c’è stata, ma va letta dentro un calo che dura da anni. Per questo, preso da solo, il dato del ministro restituisce un quadro più favorevole di quello che emerge allargando il confronto nel tempo.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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