Tutti parlano di Silvia Salis

La sindaca di Genova per molti è una delle possibili leader della coalizione di centrosinistra. L’abbiamo incontrata a un evento de L’Unica, la newsletter di informazione locale del nostro gruppo editoriale
Foto: Pagella Politica
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Un’ora prima che si aprano le porte del Tiqu, un teatro di quartiere nascosto tra le vie del centro storico di Genova, c’è già chi vuole assicurarsi un posto in prima fila. Quando la sindaca Silvia Salis arriva, la sala è piena, le persone la salutano e la applaudono. «Allora ci conto fino al 2030?», chiede una signora allungando la mano tra la folla. «Certo!», risponde Salis, senza esitare. D’altronde è da mesi che promette che terminerà il mandato da sindaca. L’ha detto anche dal palco del Tiqu, intervistata a un evento de L’Unica, la newsletter di informazione locale del gruppo di Pagella Politica: «Io sono la sindaca di Genova».

Non tutti però sono convinti che resterà davvero a Genova così a lungo. C’è chi parla di lei come la futura nuova leader del centrosinistra, ma anche chi pensa sia un passo prematuro data la sua esperienza politica tutto sommato limitata. Quello che è certo è che l’attuale sindaca di Genova in meno di un anno ha saputo farsi notare.

Dallo sport alla politica

In molti la definiscono una outsider perché fino a maggio dell’anno scorso – quando ha vinto con oltre il 51 per cento dei voti contro il candidato sostenuto dal centrodestra Pietro Piciocchi – non aveva mai fatto politica. È stata una martellista di livello internazionale e poi vicepresidente vicaria del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) fino a quando è stata eletta alla guida del capoluogo ligure. «Lo sport era la passione della mia vita», ha detto la sindaca durante l’intervista con L’Unica, sostenendo che essere stata una sportiva le abbia dato un’impostazione e una visione che oggi la aiuta a governare la città.

Alle elezioni comunali del 2025 la candidatura di Salis era riuscita a mettere d’accordo tutto il centrosinistra, probabilmente anche grazie al fatto di non appartiene a nessun partito. Fin da subito ha qualificato il suo mandato come schierato dalla parte dei lavoratori – ad esempio introducendo il salario minimo negli appalti del Comune o partecipando alle manifestazioni dell’Ex ILVA – e delle persone della comunità LGBT. A un mese dall’insediamento, infatti, Salis aveva registrato undici riconoscimenti di figli nati da coppie di donne e, nei mesi successivi, ha aperto in Comune un ufficio LGBT per contrastare le discriminazioni e favorire l’inclusione.

In questi mesi comunque le difficoltà non sono state poche, una tra tutte l’eredità dalla precedente amministrazione del bilancio dell’AMT, l’azienda di trasporti locale. Dalle indagini recenti infatti è emerso che la situazione finanziaria dell’AMT è peggiore del previsto, con debiti per circa 280 milioni di euro. «Ora tocca a noi fare uno sforzo economico enorme e tentare ogni strada per evitare il fallimento dell’azienda», aveva detto Salis sui social a gennaio 2026, spiegando che era stato approvato un piano di risanamento, ma che il Comune di Genova non aveva abbastanza risorse finanziarie per far uscire dalla crisi del trasporto pubblico da solo.

Il tema della sicurezza

C’è poi un argomento di cui Salis parla da inizio 2025, quando faceva campagna elettorale per diventare sindaca, ed è quello della sicurezza, che a suo parere «non è un tema di destra» ma una questione di cui tutte le forze politiche dovrebbero occuparsi. «Dobbiamo ritornare a parlare convintamente di sicurezza e riprenderlo come tema nostro», ha detto a marzo 2025, prima di essere eletta sindaca. E in effetti è quello che sembra stia facendo, non risparmiando le critiche al governo. «Noi non possiamo accettare che ci sia comunicazione governativa su quanto siano insicure le grandi città d’Italia, quando la responsabilità della sicurezza è del governo», ha detto Salis a L’Unica, spiegando che «la polizia locale si occupa insieme alle forze di polizia della sicurezza delle città, ma poi ha altre mansioni. Però pensare che la polizia locale e il sindaco siano depositari della gestione della sicurezza della città, solo chi ha dei problemi con la conoscenza delle leggi o della lingua italiana può bersi questa cosa qui». 

Il 15 aprile Salis ha incontrato il prefetto di Genova e i sindaci di Firenze, Bologna e Bari, insieme ai comandanti delle polizie locali per discutere di strategie per garantire maggiore sicurezza nelle grandi città. Durante l’incontro con gli altri sindaci si è scagliata contro la strategia del governo sulla sicurezza, sostenendo che «il centrodestra ha scritto tanti decreti sulla sicurezza ma non ha stanziato un euro in più per rafforzare le forze dell’ordine. Un conto è fare annunci, un altro è mettere divise sul territorio. La percezione di insicurezza è peggiorata e non la risolviamo solo con la repressione».

Per lei, ha spiegato durante l’evento de L’Unica, l’obiettivo per garantire una maggiore sicurezza nelle grandi città è avere i mezzi per assumere la «polizia locale oltre al turnover dei dipendenti del Comune di Genova, poterli pagare adeguatamente e poter gestire la loro formazione con gli strumenti adeguati».

L’«anti- Meloni»

Di Salis come possibile candidata alle elezioni del 2027 si parla già da mesi, ma è nelle ultime settimane che le voci si sono intensificate, in particolare da dopo un’intervista rilasciata a Bloomberg il 10 aprile. Nell’articolo – in cui Salis è definita un’«anti-Meloni» – la sindaca di Genova ha aperto per la prima volta a un possibile futuro nella coalizione di centrosinistra alle elezioni politiche del prossimo anno. Se le chiedessero di candidarsi cosa farebbe? «Sarebbe una bugia dire che non lo prenderei in considerazione», ha detto a Bloomberg, ribadendo però la sua contrarietà alle primarie. In più occasioni, infatti, Salis ha detto che secondo lei le primarie sono uno strumento che rischia di contrapporre forze politiche che fanno parte dello stesso schieramento.

Dopo l’intervista, sui giornali italiani si sono moltiplicati gli articoli su di lei. E non sono mancate anche le critiche e gli attacchi personali. «Mi vogliono attaccare perché sembro creata con l’intelligenza artificiale. Preferiamo persone sguaiate che non sanno parlare, non hanno elementi, non hanno conoscenza, preferiamo quelli che urlano e che la buttano in caciara come si dice a Roma?», ci ha detto Salis. «È chiaro che vivere in questo continuo tourbillon di attenzione anche molto scabrosa su elementi della mia vita penso che stanchi molto chi lo fa, perché tanto la mia quotidianità procede nello stesso modo».

Nell’ultima settimana ad alimentare l’attenzione su Genova e sulla sua sindaca c’è stato anche un grande evento organizzato in piazza Matteotti, una delle piazze principali della città, dove in pieno giorno ha suonato Charlotte de Witte, una delle dj techno più note al mondo. Le foto e i video dell’evento – con Salis che ballava alle spalle di de Witte – sono circolate molto in Italia e all’estero, contribuendo ad alimentare la notorietà della sindaca, che infatti in questi giorni ha superato i 530 mila follower su Instagram, oltre 50 mila in più della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, che è in politica da ben prima di Salis.

Il futuro di Salis

E quindi, che cosa farà Salis il prossimo anno? Resterà alla guida di Genova o proverà a conquistarsi un ruolo di primo piano alle elezioni politiche? Quelle che circolano in questi giorni sui giornali sono più che altro indiscrezioni, che Salis ha smentito. «Questa narrazione rientra nel gioco delle parti, anche nel gioco dei giornali che devono vendere con titoli sensazionalistici», ha commentato la sindaca senza sbilanciarsi. 

D’altronde è proprio l’equilibrio, insieme a una certa prudenza nella scelta delle parole, a emergere dal nostro incontro con Salis, nonostante in altre situazioni non abbia esitato a prendere posizioni nette su temi come la situazione a Gaza – definita «un genocidio» – o le condizioni dei lavoratori dell’ex ILVA di Genova. Forse, dopo il clamore suscitato dall’articolo di Bloomberg, la sindaca potrebbe aver deciso di optare per una comunicazione diplomatica, incentrata sul suo lavoro a Genova e attenta a sorvolare sui temi nazionali e sulla sua possibile discesa in campo a livello nazionale. Almeno per ora.

«Penso che il fatto che io sia qui, che mi impegni sui temi del territorio, che sia tutto il giorno in giro per la città, che su alcuni elementi – sui quali vi assicuro che non vedo tanti prendere posizione – io l’ho presa e l’ho presa in modo molto netto, sempre a tutela dell’interesse di Genova, penso che questo sia abbastanza chiaro», ha detto a proposito durante l’evento de L’Unica. «Io vado avanti per la mia strada».

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