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Il punto in comune tra le proposte di AVS e Azione per riformare il fisco

Entrambi i partiti vogliono superare gli attuali scaglioni IRPEF, ma restano dubbi sui costi delle riforme e sulle loro coperture finanziarie
ANSA
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Il 2 ottobre Alleanza Verdi-Sinistra ha presentato la sua proposta di riforma del fisco, che si compone di due proposte di legge: una per modificare il funzionamento dell’IRPEF, la principale imposta sui redditi, e una per introdurre una tassa patrimoniale per chi ha un patrimonio netto superiore ai 5 milioni di euro.

La riforma sarà probabilmente una parte chiave del programma elettorale di Alleanza Verdi-Sinistra alle elezioni del prossimo anno, con misure che si distinguono da quelle proposte dalle altre forze politiche. Anche l’impatto promesso è notevole, come si dichiara nella pagina web di presentazione: «Per il 98 per cento dei contribuenti (41,5 milioni di persone) significa un considerevole taglio delle tasse. Chiunque guadagni meno di 90 mila euro lordi annui vedrà calare l’IRPEF».

L’annuncio ha subito attirato attenzioni e critiche, in particolare da Azione. Il 6 ottobre il partito guidato da Carlo Calenda ha pubblicato sui social un post in cui ha criticato la proposta di Alleanza Verdi-Sinistra, mettendo in discussione la sostenibilità finanziaria del piano, e ha presentato un’alternativa: l’IRPEF a «progressività continua».
Entrambi i partiti hanno presentato proposte con punti di forza e criticità, ma ad attirare l’attenzione è soprattutto un elemento in comune: l’abolizione delle attuali aliquote IRPEF per scaglioni per abbassare le tasse sul ceto medio. Proviamo a capire cosa significa e come cambierebbe il sistema fiscale con le proposte di Alleanza Verdi-Sinistra e Azione.

La proposta di AVS

Durante la presentazione, il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ha dichiarato che l’obiettivo della proposta è quello di «restituire ricchezza al lavoro». «Si tratta di correggere le storture», ha proseguito, «intervenire sulle grandissime ricchezze con un’imposta patrimoniale che riguarderà lo 0,1 per cento del Paese, […] e una riforma radicale dell’IRPEF».

Alleanza Verdi-Sinistra aveva già parlato di una possibile imposta patrimoniale, ispirata a quella introdotta in Spagna dal primo ministro Pedro Sánchez e dalle teorie di noti economisti vicini al pensiero di sinistra come Gabriel Zucman, Thomas Piketty ed Emmanuel Saez. È invece una novità l’introduzione di un’aliquota continua all’interno del sistema di calcolo dell’IRPEF.

Il partito vorrebbe finanziare queste misure attraverso due canali: la lotta all’evasione fiscale e la tassazione dei grandi patrimoni posseduti dallo 0,1 per cento più ricco d’Italia (che, secondo la proposta di Alleanza Verdi-Sinistra, basata su un report Oxfam, ha una ricchezza media complessiva superiore a 5,4 milioni di euro). I promotori sostengono che questi due interventi basterebbero a compensare le minori entrate fiscali derivanti dalla riforma dell’IRPEF, stimate in circa 22 miliardi di euro annui. Finora, però, non è stata resa disponibile pubblicamente una relazione tecnica per verificare nel dettaglio questi calcoli.

L’aliquota continua

La proposta di riforma dell’IRPEF prevede l’abolizione delle attuali tre aliquote dell’imposta, ossia i livelli che determinano la percentuale di reddito da pagare all’erario.
Al suo posto, verrebbe introdotta una funzione di calcolo continua. Senza entrare troppo nel tecnico, significherebbe che le imposte non verrebbero più determinate a scaglioni, ma calcolando esattamente la percentuale da pagare per ciascun possibile livello di reddito. 

La progressività attuale delle aliquote ci permette di far pagare di più a chi guadagna di più, ma lo fa in modo discreto, ossia creando degli “scalini” tra un livello e un altro. Se si guadagnano 49.998 euro, su un euro guadagnato in più occorrerà pagare 33 centesimi di imposta (33 per cento dell’aliquota tra 28 e 50 mila euro), mentre se si guadagnano 50.001 euro, sull’euro aggiuntivo si pagherà un’imposta di 43 centesimi. Questo avviene perché si passa repentinamente da uno scaglione di reddito imponibile all’altro. È un vantaggio per chi sta appena sotto la soglia e un forte svantaggio per chi ci si trova sopra.

La funzione continua risolve questo problema. Nel sistema tedesco, esistono delle aliquote di riferimento, ma il modo in cui si passa da un livello all’altro è più graduale: ad ogni incremento di reddito l’aliquota sale leggermente, senza aspettare il “balzo” una volta raggiunta la soglia. Questo permette un trattamento più equo, perché a un piccolo miglioramento della propria situazione di reddito non corrisponde un forte aumento della tassazione.

Il grafico mostra con la linea blu l’aliquota marginale dell’imposta sui redditi in Germania, cioè la percentuale di tasse che si paga sull’ultimo euro guadagnato. La funzione continua si applica tra i livelli di reddito compresi all’incirca tra 11 e 66 mila euro: per ogni aumento del reddito (asse orizzontale), aumenta leggermente anche l’aliquota (asse verticale), evitando i salti repentini che avverrebbero con un calcolo dell’aliquota sul modello italiano. Lo “scalino” si vede invece nell’ultimo incremento di aliquota, intorno ai 280 mila euro di reddito. La linea viola rappresenta l’aliquota media, ossia quanto si paga per ciascun livello di reddito dopo il calcolo dell’imposta sui diversi scaglioni: anche in questo caso si vede come l’aumento della tassa sia graduale.
Aliquota media (viola) e marginale (blu) per l’imposta sui redditi in Germania
Aliquota media (viola) e marginale (blu) per l’imposta sui redditi in Germania
Secondo i promotori, una funzione continua per l’IRPEF avrebbe un effetto simile in Italia, rendendo l’imposta più equa e finendo per ridurre il peso complessivo dell’imposta per la maggioranza dei contribuenti. Secondo Alleanza Verdi-Sinistra, il «98 per cento» di chi paga le tasse vedrà una riduzione dell’IRPEF. Questo significa che, in media, ogni contribuente risparmierebbe circa 500 euro l’anno, dato che il costo stimato è di 22 miliardi e i contribuenti che guadagnano meno di 90 mila euro sono circa 41 milioni, anche se Alleanza Verdi-Sinistra parla di un risparmio di 100 euro al mese (1.200 euro l’anno) per chi guadagna tra 20 e 40 mila euro.

Le coperture

Nel complesso la proposta sembra funzionare, ma mancano diversi dettagli: per esempio, cosa accadrà a deduzioni e detrazioni? Ogni anno i contribuenti possono ridurre l’ammontare di reddito su cui si applicano le tasse (imponibile) o il costo dell’imposta da pagare. Nel primo caso si parla di deduzione, nel secondo di detrazione. La proposta non specifica se e come questo sistema verrebbe applicato a un’IRPEF ad aliquota continua, dato che spesso deduzioni e detrazioni servono a correggere le criticità di un sistema di aliquote “a scalini”. Verranno cancellate o subiranno delle modifiche?

Inoltre, non abbiamo a disposizione i dati sul funzionamento dell’imposta patrimoniale: su quali beni si applicherà, quale sarà l’aliquota da pagare, come si intende rendere la tassa efficace ed evitare la fuga di capitali all’estero. Una delle soluzioni proposte per evitare che i milionari fuggano verso altri Paesi a causa dell’imposta è «una exit tax sulle plusvalenze latenti pari al 26 per cento in caso di trasferimento all’estero», senza però specificare davvero come funzionerebbe. 

In tutto si dovrebbero recuperare 15 miliardi dalla patrimoniale, cui si aggiungono 7 miliardi dalla lotta all’evasione fiscale, per finanziare l’abbassamento dell’IRPEF. Anche quest’ultimo punto non è del tutto concreto: il recupero delle risorse dall’evasione è cresciuto negli ultimi anni, ma i flussi di cassa che ne derivano sono difficili da determinare in anticipo e non è garantito che ogni anno siano sufficienti.

La controproposta di Azione

La critica di Azione, pubblicata sui social, si basa proprio sul finanziamento della misura: «una riforma strutturale richiede coperture strutturali», si dichiara nel post.

Azione è d’accordo sulle premesse della proposta di Alleanza Verdi-Sinistra: «L’obiettivo di ridurre le imposte sul ceto medio è giusto. Il sistema fiscale italiano pesa troppo sul lavoro e sui redditi medi». Il punto di contrasto sta nel finanziamento di questo intervento: «patrimoni e capitali non sono immobili: chi li possiede può cambiare la residenza prima ancora che la tassa entri in vigore». Come abbiamo spiegato in un altro articolo, la fuga di capitali a causa di una patrimoniale non è così automatica e scontata, ma i dubbi del partito di Calenda sono legittimi, dato che non è nemmeno garantita la permanenza di quei patrimoni.

Nel suo post di replica, Azione non specifica quali sarebbero le coperture per la sua proposta, ma illustra brevemente il suo funzionamento. Si tratterebbe di un sistema molto simile a quello di Alleanza Verdi-Sinistra: un’aliquota continua per tutti i livelli di reddito, con l’obiettivo di rendere la tassazione più equa. Azione prevede anche una no tax area fino a 9 mila euro, come accade in Germania. In pratica, chi dichiara meno di quella cifra non dovrebbe pagare alcuna imposta.

Non essendo specificate le coperture, possiamo immaginare che la proposta di Azione non richieda l’impegno di risorse particolari. In teoria, infatti, la riforma del fisco può essere fatta a costo zero. Ogni anno il governo incassa circa 200 miliardi dall’imposta: rimodulando le aliquote, si può garantire lo stesso ammontare di entrate, ma trasferendo il carico fiscale su chi oggi è avvantaggiato dal sistema attuale. Per esempio, se il cittadino A guadagna 10 mila euro e ne paga mille di tasse e il cittadino B guadagna 50 mila euro e ne paga 2 mila, sarà possibile ridurre la pressione fiscale di A aumentando l’imposta di B di un pari ammontare, senza bisogno di rinunciare anche a un solo euro di gettito.

L’idea di introdurre una funzione continua per il calcolo dell’imposta sui redditi – proposta con delle differenze sia da AVS sia da Azione – potrebbe rivelarsi utile nel migliorare l’efficacia e l’equità del fisco. Nella situazione attuale, il sistema italiano è molto confuso, con numerosi regimi speciali, eccezioni, aliquote diverse applicate a soggetti virtualmente identici. La funzione continua semplificherebbe alcuni di questi aspetti e renderebbe la tassazione più accessibile, ma per risolvere i problemi del fisco in Italia è necessaria anche chiarezza sui costi e sulle coperture necessarie.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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