Una senatrice alto-atesina potrebbe mettere tutti d’accordo sulla legge sullo stupro

È Julia Unterberger, esponente della Südtiroler Volkspartei, che ha presentato un testo per risolvere lo stallo tra maggioranza e opposizioni
ANSA
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All’inizio sembrava che il disegno di legge sul consenso e la violenza sessuale fosse destinato a un’approvazione rapidissima. A novembre 2025, dopo un accordo tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, la Camera aveva dato il via libera all’unanimità per approvare definitivamente il testo entro il 25 novembre, la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Invece il testo si è bloccato al Senato, tra polemiche e tentativi di mediazione che continuano ancora oggi. L’ultimo tentativo per continuare l’iter del disegno di legge porta la firma della senatrice della Südtiroler Volkspartei (SVP) Julia Unterberger, che nelle ultime settimane ha presentato alcune proposte per cercare di tenere insieme le richieste della maggioranza e delle opposizioni.

Ma prima di analizzare cosa prevede la proposta di Unterberger cerchiamo di capire come il disegno di legge che avrebbe dovuto essere approvato in pochissimo tempo in realtà è ancora fermo in Parlamento.
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Che cosa è successo

La proposta iniziale, presentata a febbraio 2024 alla Camera dalla deputata del Partito Democratico Laura Boldrini, modificava l’articolo 609-bis del codice penale, che regola la violenza sessuale, introducendo esplicitamente il concetto di “consenso”, oggi assente. Era una modifica considerata importante soprattutto sul piano culturale: il centro della definizione di violenza sessuale non sarebbe più stato solo l’uso della violenza o della minaccia, ma l’assenza di consenso.

Alla Camera il testo era stato sostenuto sia dalla maggioranza sia dalle opposizioni. Il passaggio decisivo era arrivato con un emendamento firmato dalle relatrici Michela Di Biase (Partito Democratico) e Carolina Varchi (Fratelli d’Italia), che puniva «chiunque compie o fa compiere o subire atti sessuali ad un’altra persona senza il consenso libero e attuale». Poi però il testo è arrivato al Senato e qualcosa si è bloccato.

Il 25 novembre, proprio mentre ci si aspettava l’approvazione definitiva, la maggioranza ha chiesto ulteriori approfondimenti. Da quel momento il disegno di legge ha iniziato a rallentare. Al centro delle discussioni è finita soprattutto la formulazione sul consenso, e in particolare le perplessità della presidente della Commissione Giustizia del Senato Giulia Bongiorno (Lega). Secondo Bongiorno, il consenso avrebbe dovuto essere definito in modo più preciso per evitare che la formula del «consenso libero e attuale» risultasse troppo indeterminata dal punto di vista penale. La proposta depositata al Senato quindi ha sostituito il riferimento al “consenso” con quello alla “volontà contraria” della persona offesa, che avrebbe dovuto essere riconoscibile dal contesto. 

Questo cambiamento proposto da Bongiorno ha però suscitato molte critiche, soprattutto da parte di associazioni femministe e centri antiviolenza che hanno accusato la maggioranza di voler fare un passo indietro: spostare il focus dal consenso, secondo le critiche, avrebbe rischiato di lasciare più spazio a stereotipi e vittimizzazione secondaria.

Viste le critiche, sostenute anche da diverse esponenti politiche, la senatrice ha deciso di istituire in Commissione Giustizia un comitato ristretto incaricato di trovare una mediazione. «Reputo indispensabile che sia trovato un accordo su questa legge perché da sempre quando sono state fatte leggi in favore delle donne si è trovata comunque una sintesi. Le leggi devono essere condivise soprattutto in questa materia», ha detto Bongiorno a Pagella Politica. «Non mi piace andare avanti a colpi di maggioranza e spero che quello che sto dicendo io valga anche per l’opposizione perché credo che la condivisione sia proprio un valore in questo caso». È nell’ambito del lavoro del comitato ristretto che entra in gioco l’avvocata Julia Unterberger, senatrice della Südtiroler Volkspartei, il principale partito della provincia autonoma di Bolzano, e presidente del Gruppo per le autonomie.

«Avevo dato un termine per fare in modo che tutte le forze politiche dicessero quale potesse essere una mediazione. Mi dispiace constatare che non sono stati depositati dei disegni di legge con dei passi avanti e che un po’ tutti si sono arroccati sulle precedenti posizioni», ha aggiunto Bongiorno. «Però saluto con favore l’attività della senatrice Unterberger che in realtà non fa parte della maggioranza, ma che è come se si fosse voluta far carico di questa esigenza di mediazione che io avevo portato sul tavolo. Ha addirittura depositato tre testi».

La terza via

L’ultima proposta di Unterberger, visionata da Pagella Politica, prova a tenere insieme i vari approcci emersi in questi mesi. Da una parte riprende il testo approvato alla Camera, mantenendo il riferimento al “consenso libero e attuale”. Dall’altra parla di assenza di consenso “riconoscibile” e precisa che deve essere valutata tenendo conto della situazione concreta e del contesto in cui avviene il fatto.

«Ho cercato di fare una sintesi dei due approcci. Ho inserito il primo comma esattamente uguale a come è stato deliberato dalla Camera, nel secondo comma poi ho ricalcato quello che aveva previsto la relatrice Bongiorno, ma anche quello che indica la Convenzione di Istanbul», ha detto a Pagella Politica la senatrice della Südtiroler Volkspartei. «Spero che non si voglia più fare polemica su una questione così importante per le donne. Secondo me stiamo discutendo su questioni cavillose».

Che quello di Unterberger sia il giusto compromesso per sbloccare il testo in esame in Parlamento? «Ho appreso che il centrodestra non sarebbe ostile a votare la mia proposta. Spero che ci si possa mettere d’accordo, anche modificandola. Vorrei solo che si lavorasse seriamente e non si prendesse questo tema per fare opposizione al governo», ha concluso la senatrice.

Da parte sua, Bongiorno ha fatto un appello esplicito a ripartire proprio da quel testo: «Io mi appello a tutti affinché possiamo andare avanti sul testo Unterberger. Se ci sono delle perplessità possiamo tranquillamente porlo come testo base e poi si fanno gli emendamenti, non è che non possiamo modificare una virgola».

Bisognerà aspettare le prossime settimane per capire se quella mediazione funzionerà. Per ora, Partito Democratico, Alleanza Verdi-Sinistra e altri membri delle opposizioni continuano a difendere il testo originario approvato dalla Camera, sostenendo che più si aggiungono formule e precisazioni più si rischia di indebolire il principio del consenso.

Bongiorno, invece, continua a dire di voler arrivare a una formulazione condivisa e di non voler imporre un testo di maggioranza. Per la presidente della Commissione Giustizia al Senato, il testo di Unterberger può diventare la base da cui ripartire, anche con eventuali modifiche. Se così non sarà, «il rischio è quello di rimanere bloccati e poi non fare la legge – ha concluso Bongiorno –. E, secondo me, se non riusciamo a sbloccarla sarà un’occasione persa».

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