C’è una proposta per riaprire la discussione sul congedo paritario

Un’iniziativa di legge popolare punta a equiparare il periodo di astensione dal lavoro per entrambi i genitori, ma una proposta simile è già stata bocciata in Parlamento
ANSA
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C’è un’iniziativa di legge popolare che punta a introdurre un congedo obbligatorio e paritario tra madre e padre. Il tema non è nuovo: pochi mesi fa una proposta sostanzialmente identica, presentata dalle opposizioni, era stata discussa alla Camera, dove era stata bocciata dalla maggioranza. Adesso però il movimento apartitico “Pari alla Pari” sta cercando di portare quella proposta di legge nuovamente in Parlamento.

Vediamo che cosa prevede il nuovo testo, chi lo promuove e perché la proposta avanzata dal centrosinistra negli scorsi mesi era stata bocciata.

Cosa prevede la proposta

Nel nostro ordinamento esistono il congedo obbligatorio e il congedo parentale. Il primo è un periodo di astensione dal lavoro obbligatorio e ha una durata diversa tra padre e madre: il congedo di maternità dura cinque mesi e prevede un’indennità pari all’80 per cento della retribuzione; quello di paternità dura dieci giorni e prevede una retribuzione al 100 per cento. Il congedo parentale invece è facoltativo, può durare al massimo undici mesi e può essere usufruito fino al quattordicesimo anno di età del bambino, con un massimo di sei mesi per le madri e sette per i padri. Non garantisce una retribuzione piena, ma un’indennità pari al 30 per cento della retribuzione media giornaliera, di cui tre mesi indennizzabili all’80 per cento.

L’iniziativa di legge popolare intende introdurre il congedo paritario obbligatorio, modificando il testo unico sulla maternità e la paternità su due fronti principali. Da un lato, alza dall’80 al 100 per cento la retribuzione prevista per i congedi di maternità già esistenti, estendendo la stessa tutela anche alle lavoratrici autonome, oggi escluse da un’indennità piena. Dall’altro, introduce un “congedo paritario”: cinque mesi di astensione dal lavoro per il padre, da fruire tra il mese precedente il parto e i diciotto mesi successivi alla nascita del figlio. Di questi cinque mesi, almeno dieci giorni andrebbero presi subito dopo la nascita, mentre il resto potrebbe essere frazionato. Il punto chiave è che il congedo sarebbe obbligatorio, non trasferibile alla madre e interamente retribuito, e si applicherebbe anche ai padri adottivi o affidatari, oltre che ai lavoratori autonomi.

Per finanziare la misura, che secondo i promotori costerebbe circa 3 miliardi di euro l’anno, la proposta indica come copertura la rimodulazione o l’eliminazione dei cosiddetti sussidi ambientalmente dannosi (SAD), cioè le agevolazioni statali che favoriscono economicamente attività dannose per l’ambiente.
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Il precedente

Come dicevamo, il tema non è nuovo, ma era già arrivato in Parlamento qualche mese fa. Il 24 febbraio la Camera aveva bocciato una proposta di legge molto simile a quella presentata da “Pari alla Pari”, sottoscritta da tutte le opposizioni, che puntava a introdurre un congedo parentale paritario tra madre e padre, aumentando la durata del congedo di paternità dagli attuali dieci giorni a quattro mesi, estendibili a cinque.

Il centrodestra aveva giustificato la bocciatura sostenendo che le coperture economiche individuate non sarebbero state sufficienti. In particolare, aveva richiamato una relazione tecnica del governo, verificata dalla Ragioneria generale dello Stato, secondo cui a fronte di uno stanziamento previsto di 3 miliardi l’anno, i costi reali sarebbero stati stimati tra 3,7 e 4,6 miliardi annui.

Come avevamo raccontato in un altro articolo, dietro alla bocciatura c’era stato anche un problema di tempistiche: la relazione tecnica era arrivata alla Commissione Bilancio della Camera con settimane di ritardo rispetto alle richieste, lasciando alle opposizioni pochissimo margine per correggere il testo sul fronte delle coperture finanziarie.

I prossimi passi

Al di là dei precedenti, la raccolta firme per la proposta di iniziativa popolare è iniziata il 12 giugno 2026 ed è in corso: al momento sono state raccolte circa 14.000 firme, poco più di un quarto delle 50 mila necessarie per portare l’iniziativa in Parlamento. Anche una volta superate le 50 mila firme, comunque, non è detto che sarà poi approvata e convertita in legge. Non esiste infatti nessun obbligo per i parlamentari di esaminare le proposte di legge di iniziativa popolare.

Insomma, la proposta di “Pari alla Pari” non nasce dal nulla, ma riprende un testo già bocciato in aula pochi mesi fa, passando per una via diversa. Bisognerà aspettare per capire se questa volta il risultato sarà diverso.

La regola del gioco sta per cambiare, arrivaci preparato.

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