Perché un’illustrazione italiana vecchia di 110 anni sta facendo discutere oggi la Turchia

Illustrazione italiana, Gennaro D’Amato
Illustrazione italiana, Gennaro D’Amato
Il 17 novembre siamo stati contattati dai nostri colleghi fact-checker turchi di Teyit con una richiesta molto particolare. Ci è stato chiesto infatti di aiutarli a verificare un’immagine che circolava in quei giorni su Facebook in Turchia e che ritraeva il terzultimo sultano dell’impero ottomano, Abdul Hamid II, nel momento della sua deposizione nel 1909.

Il testo che accompagna l’immagine esalta il sultano, a cui viene dato il titolo di «santità», e sostiene che qui sia ritratto con le mani ammanettate e il volto coperto di sangue, a seguito di un «tradimento» che non deve essere dimenticato.

Abdul Hamid II, che era al potere dal 1876 e aveva quindi governato in un’epoca di decadenza dell’Impero Ottomano, venne allontanato dal trono e sostituito col fratello Mehmed V, a causa del suo supporto al colpo di stato di carattere conservatore – poi sventato – con cui nel 1909 alcuni militari ottomani avevano provato a rovesciare il governo dei Giovani Turchi. Questi erano saliti al potere con la rivoluzione del 1908, che aveva portato alla restaurazione della Costituzione del 1876, concessa e poi sospesa nel 1878 dallo stesso Abdul Hamid II.

Andiamo allora a vedere perché hanno contattato proprio fact-checker italiani e, soprattutto, perché fact-checker turchi si stanno occupando di una vicenda vecchia di oltre un secolo.

L’immagine de l’Illustrazione italiana

L’immagine che circola su Facebook, secondo quanto hanno scoperto i nostri colleghi turchi nelle loro ricerche, proviene da un numero de l’Illustrazione italiana – settimanale pubblicato in Italia tra il 1873 e il 1962 – del 1909.

Abbiamo consultato gli archivi del MiBact, dove sono contenute tutte le copie de l’Illustrazione italiana dal 1875 al 1932 e abbiamo potuto verificare a nostra volta che in effetti l’immagine che è circolata nelle ultime settimane su Facebook in Turchia è la stessa presente nel settimanale italiano, in particolare nel numero 19 del 1909. L’illustrazione, che riportiamo qui sotto, si presenta come un ritratto del sultano nel momento in cui riceve la notizia che è stato deciso il suo esilio.
Immagine: illustrazione di Gennaro D’Amato che ritrae la deposizione del Sultano ottomano Abdul Hamid II. Fonte: l’Illustrazione Italiana, 1909, n.19
Immagine: illustrazione di Gennaro D’Amato che ritrae la deposizione del Sultano ottomano Abdul Hamid II. Fonte: l’Illustrazione Italiana, 1909, n.19
Abbiamo poi tradotto per i nostri colleghi titoli e didascalie del numero in questione de l’Illustrazione italiana, che dessero il contesto. Ad esempio sotto l’immagine, nella didascalia originale apparsa sul settimanale, si legge che questa ritrae il sultano in un atteggiamento non di sfida o di difesa, ma «vile», preoccupato soprattutto per la sua vita (non si fa cenno a manette, non visibili del resto nell’immagine, o al volto insanguinato del sovrano).

Il 24 novembre è stato pubblicato l’articolo di Teyit. Qui si legge che, contrariamente a quanto sostenevano le frasi che accompagnavano l’immagine su Facebook, non si tratta di una foto ma di un disegno, frutto oltretutto di fantasia. L’illustratore, Gennaro D’Amato, ha usato come base uno schizzo del giornalista inviato in quei giorni nell’Impero Ottomano – nonché direttore artistico e fondatore dell’Illustrazione italiana – Eduardo Ximenes.

La vicenda della deposizione di Abdul Hamid II però non è stata direttamente testimoniata dal giornalista italiano che, secondo la ricostruzione di Teyit, aveva probabilmente fatto affidamento alla versione dei fatti di Emanuel Karasu, esponente di spicco dei Giovani Turchi e uno dei quattro uomini che diedero al sultano la notizia della sua deposizione. Karasu, oltre a essere un testimone dell’evento, era però anche una parte in causa nello scontro politico in corso e la sua ricostruzione potrebbe non essere del tutto oggettiva.

Quindi, secondo Teyit, spacciare per foto quello che è un disegno, oltretutto non necessariamente affidabile, costituisce un messaggio fuorviante. Andiamo allora a vedere perché si parla nel 2020 di fatti del 1909 e perché qualcuno dovrebbe avere interesse a sottolineare il «tradimento» subito da Abdul Hamid II e ad esaltarne le qualità positive.

Perché se ne parla ancora oggi?

Ayşe Ece Zübeyir, autrice dell’articolo per Teyit, ha spiegato che le vicissitudini politiche dell’Impero Ottomano sono ancora rilevanti e discusse nella società turca. Spesso in tv e nei giornali si parla di regnanti e fatti del passato. A volte diventano anche materia di scontro politico.

In questo caso, il sultano Abdul Hamid è considerato ancora di attualità per le sue idee circa la necessità di unire i sudditi dell’Impero Ottomano nel nome del panislamismo, cioè nella comune identità musulmana, contrapposta a quella delle potenze coloniali europee. Il panislamismo di Abdul Hamid si poneva in contrasto in particolare con un’altra corrente di pensiero, l’Ottomanismo, una forma di nazionalismo laico ottomano che mirava a superare le distinzioni di razza e credo all’interno dell’Impero, sostenuto tra gli altri dai Giovani Turchi.

Vista la situazione politica in Turchia ai giorni nostri, dove il presidente Recep Tayyip Erdoğan sembra sempre più orientato a una politica ispirata al panislamismo, in discontinuità con il recente passato laico e kemalista del Paese, si capisce dunque come mai fatti da noi relegati nei libri di storia possano tornare di attualità.

I sostenitori di una visione panislamista, allineata alle politiche conservatrici del presidente Erdoğan, sembrano aver voluto usare un fatto storico vecchio di oltre un secolo per attaccare chi – come un secolo fa i Giovani Turchi – si faceva (e si fa) portatore di una visione più laica dello Stato e meno condizionata dalla religione.

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