Tiriamo le somme
Ricapitolando: sia la riforma costituzionale promossa dal governo sia il programma del Partito Democratico del 2022 prevedono l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Le funzioni attribuite a questo organo, però, non coincidono. Nella proposta del Partito Democratico, l’Alta Corte avrebbe giudicato solo le impugnazioni contro decisioni disciplinari già adottate dal CSM e le contestazioni sulle nomine, senza sostituire il CSM nella sua funzione disciplinare. La riforma sottoposta a referendum, invece, trasferisce all’Alta Corte l’intera competenza disciplinare, sottraendola al CSM, e modifica anche il sistema dei ricorsi, eliminando il passaggio davanti alla Corte di Cassazione e prevedendo un doppio grado interno allo stesso nuovo organo.
Inoltre la riforma costituzionale non si limita all’Alta Corte. Il testo prevede anche la divisione dell’attuale CSM in due organi distinti, e introduce meccanismi di sorteggio per la selezione di parte dei componenti. Sono scelte ulteriori rispetto alla sola istituzione di un’Alta Corte, che possono incontrare l’opposizione di chi, pur favorevole alla separazione delle carriere, preferisce strumenti diversi per realizzarla.