Quando il PD voleva un’Alta Corte per i magistrati

Ma la proposta contenuta nel programma elettorale era diversa da quella prevista dalla riforma su cui si terrà il referendum il 22 e 23 marzo
ANSA/ETTORE FERRARI
ANSA/ETTORE FERRARI
Negli ultimi mesi, Fratelli d’Italia e diversi suoi esponenti hanno accusato più volte il Partito Democratico di incoerenza. Secondo questa ricostruzione, il PD oggi si oppone alla riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, ma nel programma elettorale del 2022 aveva promesso di introdurre un’Alta Corte disciplinare per i magistrati, proprio come quella prevista dalla riforma su cui si terrà il referendum il 22 e 23 marzo.
L’ultima dichiarazione in questo senso risale al 23 febbraio, quando il ministro per gli Affari europei, il PNRR e le Politiche di coesione Tommaso Foti lo ha sostenuto in un’intervista a la Repubblica.

Abbiamo verificato se l’accusa è fondata. In breve: entrambe le proposte prevedono un’Alta Corte, ma con competenze e funzioni diverse.

Che cosa prevede la riforma

La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati è uno dei punti centrali del programma con cui la coalizione di centrodestra si è presentata alle elezioni politiche del 2022. Secondo il governo, l’intervento punta a rafforzare l’indipendenza del giudice rispetto alle parti del processo e a ridurre il peso delle correnti nella magistratura.

Uno dei passaggi principali riguarda la giustizia disciplinare, cioè il sistema con cui vengono sanzionati i magistrati che commettono illeciti o violano i propri doveri. Oggi questa funzione è esercitata dal Consiglio superiore della magistratura (CSM), l’organo previsto dalla Costituzione per garantire autonomia e indipendenza della magistratura. Il CSM gestisce assunzioni, trasferimenti e valutazioni di professionalità e, attraverso una sezione interna, decide anche sulle sanzioni disciplinari. Lo stesso organo che governa le carriere è quindi competente anche per i procedimenti disciplinari.

Se la riforma sarà confermata dal referendum, la competenza disciplinare non spetterà più al CSM. L’attuale CSM sarà diviso in due CSM distinti, uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, mentre i procedimenti disciplinari saranno affidati a un nuovo organo costituzionale autonomo, l’Alta Corte disciplinare. Nelle intenzioni del governo, questa scelta separa la gestione delle carriere dal giudizio sugli illeciti.

L’Alta Corte disciplinare sarebbe composta da 15 giudici. Tre sarebbero nominati dal presidente della Repubblica tra professori ordinari di materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio. Altri tre sarebbero estratti a sorte da un elenco di professori ordinari e avvocati con gli stessi requisiti, elenco che il Parlamento in seduta comune deve compilare mediante elezione entro sei mesi dal proprio insediamento.

I restanti nove componenti sarebbero magistrati scelti tramite sorteggio, con requisiti specifici. Sei dovrebbero essere magistrati giudicanti con almeno vent’anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgono o hanno svolto funzioni di legittimità, ossia presso la Corte di Cassazione. Tre dovrebbero essere magistrati requirenti con la stessa anzianità e con esperienza nella giurisdizione di legittimità. Il presidente dell’Alta Corte sarebbe scelto tra i membri nominati dal capo dello Stato o tra quelli estratti dall’elenco parlamentare. Tutti resterebbero in carica per quattro anni, senza possibilità di rinnovo.

La riforma interviene anche sui ricorsi. Oggi le decisioni disciplinari del CSM possono essere impugnate davanti alla Corte di Cassazione. Il nuovo testo elimina questo passaggio e introduce un doppio grado di giudizio interno all’Alta Corte. Le decisioni di primo grado potrebbero essere impugnate davanti allo stesso organo, ma in una composizione diversa rispetto a quella che ha emesso la prima pronuncia. La decisione definitiva resterebbe quindi all’interno dell’Alta Corte.

Che cosa proponeva il PD

Nel programma presentato alle elezioni politiche del 2022, il Partito Democratico, allora guidato da Enrico Letta, proponeva «di istituire con legge di revisione costituzionale un’Alta Corte competente a giudicare le impugnazioni sugli addebiti disciplinari dei magistrati e sulle nomine contestate». 

La proposta implicava una modifica della Costituzione per istituire un nuovo organismo con competenze circoscritte a due ambiti. Il primo riguardava i procedimenti disciplinari: in caso di ricorso contro una decisione che accertava o escludeva la responsabilità di un magistrato, sarebbe intervenuta l’Alta Corte. Il secondo ambito riguardava le nomine relative alla carriera: eventuali contestazioni su queste decisioni sarebbero state esaminate dallo stesso organo.

In ogni caso, nel programma elettorale la proposta era formulata in modo sintetico e non conteneva dettagli su composizione, durata del mandato o modalità di funzionamento dell’organo.

Un riferimento più articolato è contenuto nel disegno di legge costituzionale presentato al Senato nel marzo 2022 dalla senatrice del Partito Democratico Anna Rossomando, insieme ad altri parlamentari. È verosimile che la frase inserita nel programma elettorale rinviasse a quella iniziativa legislativa. Nella relazione illustrativa del disegno di legge, si affermava che l’obiettivo era rafforzare autonomia e indipendenza della magistratura, affidando il giudizio sulle decisioni disciplinari a un soggetto considerato indipendente e imparziale.

Nel testo presentato da Rossomando, però, l’Alta Corte avrebbe giudicato solo le impugnazioni contro sanzioni disciplinari già decise dal CSM. Il Consiglio avrebbe quindi mantenuto la competenza a decidere in primo grado sui procedimenti disciplinari. Questo assetto è diverso da quello previsto dalla riforma costituzionale promossa dal governo Meloni, che trasferisce all’Alta Corte l’intera funzione disciplinare.

Il disegno di legge costituzionale presentato al Senato prevedeva inoltre che l’Alta Corte fosse competente non solo per i magistrati ordinari, ma anche per quelli amministrativi, contabili, militari e tributari, perché avrebbe giudicato sulle impugnazioni dei provvedimenti adottati dai rispettivi organi di autogoverno. L’intervento riguardava quindi un ambito più ampio rispetto al solo CSM.

Quanto alla composizione, l’Alta Corte sarebbe stata formata da 15 giudici nominati per un terzo dal presidente della Repubblica, per un terzo dal Parlamento in seduta comune e per un terzo dalle supreme magistrature ordinaria e amministrative. I componenti sarebbero stati scelti tra magistrati, anche a riposo, delle giurisdizioni superiori, professori ordinari di materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio. Il mandato sarebbe durato sei anni, senza possibilità di rinnovo. Il testo, quindi, non prevedeva il ricorso al sorteggio per la selezione dei giudici.

Infine, la proposta stabiliva due gradi di giudizio interni all’Alta Corte. Il primo grado sarebbe stato affidato a un collegio di tre giudici; le impugnazioni sarebbero state decise dall’organo in composizione plenaria. Contro le decisioni della composizione plenaria non era ammessa alcuna ulteriore impugnazione. Anche in questo caso, però, l’Alta Corte sarebbe intervenuta solo dopo una decisione disciplinare già adottata dagli organi di autogoverno competenti.

Tiriamo le somme

Ricapitolando: sia la riforma costituzionale promossa dal governo sia il programma del Partito Democratico del 2022 prevedono l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Le funzioni attribuite a questo organo, però, non coincidono. Nella proposta del Partito Democratico, l’Alta Corte avrebbe giudicato solo le impugnazioni contro decisioni disciplinari già adottate dal CSM e le contestazioni sulle nomine, senza sostituire il CSM nella sua funzione disciplinare. La riforma sottoposta a referendum, invece, trasferisce all’Alta Corte l’intera competenza disciplinare, sottraendola al CSM, e modifica anche il sistema dei ricorsi, eliminando il passaggio davanti alla Corte di Cassazione e prevedendo un doppio grado interno allo stesso nuovo organo.

Inoltre la riforma costituzionale non si limita all’Alta Corte. Il testo prevede anche la divisione dell’attuale CSM in due organi distinti, e introduce meccanismi di sorteggio per la selezione di parte dei componenti. Sono scelte ulteriori rispetto alla sola istituzione di un’Alta Corte, che possono incontrare l’opposizione di chi, pur favorevole alla separazione delle carriere, preferisce strumenti diversi per realizzarla.

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