Mattarella non è mai stato molto clemente

Al di là di Minetti, in più di undici anni di mandato il presidente della Repubblica ha graziato una settantina di persone a fronte di oltre 4 mila richieste 
ANSA/Francesco Ammendola
ANSA/Francesco Ammendola
Nelle ultime ore è tornata a far discutere la decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella di concedere la grazia a Nicole Minetti. In seguito a un’inchiesta del Fatto Quotidiano, il 27 aprile il presidente della Repubblica ha scritto al ministro della Giustizia Carlo Nordio per chiedere chiarimenti sulle presunte falsità nell’istruttoria che ha portato alla grazia concessa a Minetti, e dunque all’annullamento della pena a cui era stata condannata per i reati di peculato e favoreggiamento della prostituzione. Secondo l’inchiesta giornalistica, i presupposti alla base della grazia nei confronti di Minetti sarebbero falsi e, se questo venisse confermato, potrebbe portare alla revoca del provvedimento di grazia.
Al netto di quello che potrebbe succedere, che dipenderà dall’esito degli ulteriori approfondimenti, Mattarella avrebbe potuto opporsi alla richiesta di grazia fatta da Minetti. Come ha stabilito la Corte Costituzionale in una sentenza pubblicata a maggio del 2000, la decisione finale sui provvedimenti di grazia spetta soltanto al capo dello Stato, che valuta i singoli casi sulla base dell’istruttoria fornita dal Ministero della Giustizia e può anche decidere di andare contro il parere fornito dal ministero stesso. Lo stesso Mattarella durante il suo mandato, ossia da febbraio 2015, è stato in generale piuttosto cauto nel concedere la grazia. Secondo le rielaborazioni di Pagella Politica, fino al 31 dicembre 2025 (ultima data per cui il Quirinale mette a disposizione i dati), Mattarella ha esaminato 4.230 pratiche di grazia, autorizzandola solo nel due per cento dei casi. Più nel dettaglio, il presidente della Repubblica ha concesso la grazia a 71 persone condannate per vari reati, mentre l’ha rigettata o archiviata negli altri 4.159 casi. Il presidente rigetta una richiesta di grazia quando ritiene che, sulla base dell’istruttoria ricevuta, non ci siano i presupposti per concederla. Il capo dello Stato invece può optare per l’archiviazione quando ritiene ci siano dei problemi rispetto all’istruttoria, oppure quando è venuta meno l’attualità della richiesta stessa di grazia. «Tra le cause di archiviazione rientrano ad esempio, la rinuncia alla domanda di clemenza, la sopravvenuta morte dell’interessato, la circostanza che la domanda è stata presentata in relazione a detenzioni cautelari, a condanne non definitive, a misure di sicurezza o di prevenzione personale», si legge sul sito del Quirinale.

Durante il suo mandato, nella maggior parte dei casi Mattarella ha respinto le richieste di grazia. Il presidente della Repubblica ha rigettato infatti 2.478 pratiche di clemenza sulle oltre 4.200 esaminate (circa il 60 per cento), mentre le archiviazioni sono state 1.611 (il 38 per cento). I provvedimenti di grazia concessi da Mattarella sono stati dati con motivazioni diverse. Per esempio, lo scorso 15 aprile, Mattarella ha dato la grazia a tre persone. In un caso, Mattarella ha concesso la grazia per l’anzianità del condannato, in un altro perché la persona ha cambiato vita e ha intrapreso una carriera professionale, mentre in un altro ancora per la buona condotta in carcere della persona condannata.
La grazia non va più di moda

Mattarella non è comunque l’unico ad aver concesso un numero di grazie tutto sommato ridotto. Secondo le verifiche di Pagella Politica, da Carlo Azeglio Ciampi in poi, negli ultimi anni i presidenti della Repubblica hanno approvato meno provvedimenti di grazia rispetto al passato. 

Il presidente della Repubblica che ha concesso più grazie in assoluto è stato Luigi Einaudi, che è stato capo dello Stato dal 1948 al 1955. In sette anni di mandato, Einaudi ha concesso 15.578 provvedimenti di grazia attraverso 479 decreti cumulativi. Il numero così elevato di grazie concesse da Einaudi si spiega in virtù del periodo storico in cui il presidente ha operato, dovendosi confrontare con la fine della seconda guerra mondiale e una fase di pacificazione nazionale dopo la dittatura fascista.

Dietro a Einaudi, ma più staccato, c’è Giovanni Leone, che è stato presidente della Repubblica tra il 1971 e il 1978 e ha concesso la grazia a 7.498 persone. Al terzo posto c’è invece Giovanni Gronchi, capo dello Stato tra il 1955 e il 1962, che ha concesso la clemenza a 7.423 persone. Come anticipato, con gli anni i presidenti della Repubblica hanno via via accordato meno richieste di grazia. Per esempio, tra il 1992 e il 1999, l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro ha concesso la grazia a 339 persone. Il suo successore Carlo Azeglio Ciampi 114, mentre Napolitano appena 23. Napolitano è finora il presidente che ha approvato meno provvedimenti di clemenza tra tutti i capi dello Stato dal 1948 a oggi.

La diminuzione dei provvedimenti di grazia nel corso degli anni non è casuale, ma è legata a un cambiamento del modo in cui viene interpretato il potere di grazia da parte dei presidenti della Repubblica. Come spiega il Quirinale nel suo sito ufficiale, dopo la già citata sentenza della Corte costituzionale, «l’istituto della grazia ha ora perso le connotazioni legate a “fini di politica penitenziaria” e ha recuperato la funzione di strumento destinato a soddisfare solo straordinarie esigenze umanitarie». In altre parole, se nel secondo dopoguerra la grazia era uno strumento utilizzato dai capi di Stato anche per ridurre la concentrazione carceraria, oggi la concessione della grazia è concepita come un provvedimento che il presidente della Repubblica può concedere solo in casi eccezionali e per esigenze straordinarie della persona condannata che la richiede.

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