Che cosa c’è scritto di importante nella Nadef, approvata dal governo

Il documento contiene una revisione al ribasso delle stime di crescita dell’economia italiana per il 2023, ma non le indicazioni su provvedimenti futuri, che saranno decisi dal prossimo governo
EPA/ROBERTO MONALDO / POOL
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Il 28 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato, con un giorno di ritardo, la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza per il 2022. Il documento, noto anche con la sigla “Nadef”, aggiorna le previsioni economiche e di finanza pubblica del Documento di economia e finanza (Def) approvato ad aprile, rivedendo quindi le stime fatte nella prima metà dell’anno alla luce dei cambiamenti nello scenario nazionale e internazionale. 

Il testo verrà ora trasmesso a entrambe le camere del Parlamento.

Un ripasso sul “ciclo di bilancio”

La Nadef fa parte del cosiddetto “ciclo di bilancio” dello Stato, ossia l’iter con cui ogni anno si approva la programmazione del bilancio nazionale. I tre elementi fondamentali di questo ciclo sono il Documento di economia e finanza (Def), da approvare entro aprile; il suo aggiornamento (la Nadef), da approvare a settembre; e la legge di Bilancio, da approvare inderogabilmente entro la fine dell’anno. 

Si tratta di un processo complesso che dura quasi tutto l’anno. Semplificando un po’, il Def espone gli obiettivi di politica economica dell’Italia e presenta una serie di previsioni economico-finanziarie riferite al triennio successivo. In seguito, la Nadef consente al governo di aggiornare le previsioni e gli obiettivi contenuti nel Def, anche in base a eventuali cambiamenti nella situazione economica nazionale o internazionale e alle raccomandazioni fornite dall’Unione europea. Infine, la legge di Bilancio definisce nel dettaglio le entrate e le spese dello Stato necessarie per raggiungere gli obiettivi stabiliti. 

A cavallo tra due governi

Quest’anno, la scadenza per la Nadef è caduta in un momento di transizione: il testo infatti è stata redatto da un governo dimissionario, che nel corso delle prossime settimane lascerà il posto a un nuovo esecutivo. Il governo Draghi ha quindi chiarito che la Nadef pubblicata il 28 settembre non definisce gli «obiettivi programmatici di finanza pubblica» per il prossimo triennio, dal 2023 al 2025, ma delinea solo scenario «a legislazione vigente». Le sue previsioni partono quindi dal presupposto che la situazione normativa rimanga uguale a quella attuale: «Queste previsioni sono improntate a un approccio prudenziale e non tengono conto dell’azione di politica economica che potrà essere realizzata con la prossima legge di bilancio e con altre misure», si legge nel comunicato di Palazzo Chigi. 

In altre parole, la Nadef approvata il 28 settembre contiene principalmente una revisione delle stime di crescita, ma non dà indicazioni riguardo a misure future, dato che con tutta probabilità la prossima legge di Bilancio sarà scritta dal prossimo governo, che inizierà lavorarci subito dopo il suo insediamento. Una situazione simile si era già presentata nell’aprile 2018, quando il governo Gentiloni approvò il Def senza indicazioni programmatiche, lasciando il compito al governo che si sarebbe insediato dopo le elezioni del 4 marzo. 

Al momento, il testo integrale della Nadef non è ancora stato pubblicato, ma i dati principali sono stati forniti dal governo con un comunicato stampa. In generale, il testo ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita per l’anno in corso, riducendo però quelle del 2023. 

Che cosa dice la Nadef 2022

A partire da queste premesse, nel suo comunicato il governo ha dichiarato che negli ultimi 18 mesi l’economia italiana è cresciuta più del previsto, ma le aspettative per il futuro risultano «meno favorevoli», a causa soprattutto di un generale rallentamento dell’economia globale ed europea, legato all’aumento dei prezzi dell’energia, all’inflazione e alla guerra in Ucraina. 

Il documento stima infatti che nel 2022 il Prodotto interno lordo (Pil) italiano crescerà del 3,3 per cento, un valore superiore al 3,1 per cento stimato ad aprile. La crescita però rallenterà notevolmente nel 2023, fermandosi allo 0,6 per cento contro il 2,4 per cento stimato ad aprile, soprattutto a causa del generale scenario di difficoltà economica che sta interessando i Paesi dell’Unione europea e non solo. 

Allo stesso tempo, il cosiddetto “indebitamento netto” (ossia il più noto “deficit”, l’eccesso di spesa rispetto alle entrate) scenderà dal 7,2 per cento del Pil nel 2021 al 5,1 per cento nel 2022, un livello inferiore (e quindi migliore) rispetto alle previsioni del 5,6 per cento rilasciate ad aprile. Raggiungerà poi il 3,4 per cento nel 2023, contro una previsione del 3,9 per cento. 

Anche il rapporto tra debito e Pil dovrebbe calare, passando dal 150,3 per cento nel 2021 al 145,4 per cento nel 2022, per poi arrivare al 139,3 per cento nel 2025. 

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