Piantedosi non voleva trasportare i migranti su e giù per l’Italia, ma è quello che succede

Alcuni dei minori non accompagnati sbarcati a La Spezia sono stati portati a Foggia in pullman, nonostante il ministro avesse definito «costoso» questo mezzo di trasporto
ANSA/ETTORE FERRARI
ANSA/ETTORE FERRARI
Il 1° febbraio vari quotidiani, tra cui la Repubblica, hanno dato la notizia che alcuni dei migranti sbarcati il 29 gennaio a La Spezia, in Liguria, dopo essere stati salvati nel mar Mediterraneo dalla nave Ong Geo Barents, sono stati trasportati in pullman a Foggia, in Puglia. Nello specifico il viaggio a ritroso verso il Sud ha riguardato una parte dei 74 minori non accompagnati sbarcati senza genitori nel porto ligure. Già durante il giorno dello sbarco l’Ansa aveva scritto che 23 di questi minori non accompagnati sarebbero rimasti a La Spezia, mentre altri 51 sarebbero stati portati ad Alessandria, Livorno e Foggia. La notizia era stata riportata il 29 gennaio anche dal quotidiano La Nazione, nella sezione locale dedicata alla città di La Spezia.  

Di recente, però, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva smentito che la strategia adottata dal governo fosse quella di far sbarcare i migranti nel Nord Italia per poi rimandarli al Sud. Nelle ultime settimane il governo guidato da Giorgia Meloni ha iniziato a indicare come porto di sbarco alle navi Ong quelli di Ancona, Ravenna e La Spezia, mentre generalmente in passato i migranti salvati dalle organizzazioni umanitarie sbarcavano soprattutto in Sicilia, Puglia e Calabria.

Il 20 gennaio, ospite a Piazza Pulita su La7, Piantedosi aveva dichiarato a supporto di questa strategia: «Noi vogliamo fare in modo che si decongestioni il più possibile l’approdo nei porti di Calabria e Sicilia». Il conduttore Corrado Formigli lo aveva interrotto dicendogli: «Guardi che esistono i pullman», suggerendo di far sbarcare lo stesso i migranti nelle regioni del Sud, per poi trasportarli al Nord. «Ci sono delle procedure allo sbarco che vanno fatte sul posto, che impegnano le persone lì per qualche giorno», aveva replicato Piantedosi, aggiungendo che «i pullman sono costosi». 
Alla fine di dicembre il governo ha approvato un decreto-legge, ora all’esame del Parlamento, che ha introdotto norme più severe per i salvataggi in mare operati dalle navi Ong. Per esempio, il porto di sbarco assegnato non deve essere quello più vicino al punto in cui si trova l’imbarcazione al momento del salvataggio. 

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