A inizio settembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato la proposta di legge di iniziativa popolare “Liberi subito”, che definisce le «procedure per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito». Il testo è passato con il voto favorevole di 32 consiglieri, 14 contrari e 5 astenuti.
In aula si è formata una maggioranza trasversale agli schieramenti politici, con il centrodestra che ha avuto un ruolo decisivo: sulla linea aperta da Marina Berlusconi – che da tempo sostiene la legge sul fine vita – Forza Italia ha lasciato libertà di coscienza ai suoi consiglieri, così come la Lega, mentre i nove consiglieri di Fratelli d’Italia si sono schierati compatti per il “no”. Voto contrario anche dai due consiglieri di “Resistere Veneto”, lista civica guidata dal medico no-vax Riccardo Szumski (radiato dall’albo durante la pandemia) e da Stefano Valdegamberi, ex esponente della Lega ora in Futuro Nazionale.
Il Veneto è la quarta regione italiana ad approvare una legge sulle procedure per il suicidio medicalmente assistito dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Un primo tentativo risale al gennaio 2024 quando la legge, nonostante il supporto dell’allora presidente di regione Luca Zaia, fu bocciata per un solo voto, con l’astensione decisiva di una consigliera del PD. La proposta attuale, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, che si batte per la libertà della ricerca scientifica, è stata sostenuta da 9 mila firme ed è arrivata all’approvazione anche dopo gli emendamenti proposti dalla maggioranza, tra cui dieci a firma del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani (Lega).
L’obiettivo perseguito dalla legge è «tutelare la dignità della persona e garantire a tutti i veneti il pieno accesso alle cure palliative, assicurando che ogni scelta sia preceduta da valutazioni serie, competenti e consapevoli», si legge sui canali social del presidente di regione. Gli emendamenti hanno riscritto il testo, spiega Stefani, «nel senso del favor vitae (termine latino che indica il principio etico-giuridico a tutela della vita umana come bene fondamentale, ndr) e nel rispetto del quadro delineato dalla Corte Costituzionale», a tutela della dignità della persona.
In aula si è formata una maggioranza trasversale agli schieramenti politici, con il centrodestra che ha avuto un ruolo decisivo: sulla linea aperta da Marina Berlusconi – che da tempo sostiene la legge sul fine vita – Forza Italia ha lasciato libertà di coscienza ai suoi consiglieri, così come la Lega, mentre i nove consiglieri di Fratelli d’Italia si sono schierati compatti per il “no”. Voto contrario anche dai due consiglieri di “Resistere Veneto”, lista civica guidata dal medico no-vax Riccardo Szumski (radiato dall’albo durante la pandemia) e da Stefano Valdegamberi, ex esponente della Lega ora in Futuro Nazionale.
Il Veneto è la quarta regione italiana ad approvare una legge sulle procedure per il suicidio medicalmente assistito dopo Toscana, Sardegna ed Emilia-Romagna. Un primo tentativo risale al gennaio 2024 quando la legge, nonostante il supporto dell’allora presidente di regione Luca Zaia, fu bocciata per un solo voto, con l’astensione decisiva di una consigliera del PD. La proposta attuale, promossa dall’Associazione Luca Coscioni, che si batte per la libertà della ricerca scientifica, è stata sostenuta da 9 mila firme ed è arrivata all’approvazione anche dopo gli emendamenti proposti dalla maggioranza, tra cui dieci a firma del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani (Lega).
L’obiettivo perseguito dalla legge è «tutelare la dignità della persona e garantire a tutti i veneti il pieno accesso alle cure palliative, assicurando che ogni scelta sia preceduta da valutazioni serie, competenti e consapevoli», si legge sui canali social del presidente di regione. Gli emendamenti hanno riscritto il testo, spiega Stefani, «nel senso del favor vitae (termine latino che indica il principio etico-giuridico a tutela della vita umana come bene fondamentale, ndr) e nel rispetto del quadro delineato dalla Corte Costituzionale», a tutela della dignità della persona.