No, la Disney non vuole metà dei suoi personaggi «gay» o «Lgbtq+»

Il messaggio di una dirigente della società statunitense e una campagna per l’inclusività sono stati fortemente travisati da diversi membri della Lega
Pagella Politica
Negli ultimi giorni diversi politici della Lega hanno criticato sui social la Disney, colpevole di «inchinarsi al gender fluid», come ha denunciato su Facebook il 31 marzo l’ex ministro della Famiglia Lorenzo Fontana. Il 3 aprile il deputato Gianluca Cantalamessa ha poi scritto su Facebook che «uno dei capi dell’azienda ha promesso che almeno il 50 per cento dei suoi personaggi entro la fine dell’anno saranno espressione della comunità Lgbt».
Che cosa c’è di vero in queste accuse? Disney ha davvero dichiarato che entro la fine del 2022 metà dei suoi personaggi saranno «gay», come sostenuto tra gli altri dal senatore della Lega Maurizio Campari? In breve la risposta è no: un fondo di verità in questa storia c’è, ma – colpevoli anche i titoli sensazionalistici di alcuni giornali – non è vero che nelle storie della Disney metà dei personaggi saranno omosessuali.

Come è nata la notizia

Tutto è nato il 29 marzo, quando il giornalista statunitense Christopher Rufo ha pubblicato su Twitter uno spezzone video di un evento interno della Disney, organizzato nell’ambito della campagna Reimagine toworrow, lanciata a settembre 2021 dalla Walt Disney Company con l’obiettivo di «amplificare le voci sottorappresentate e le storie che non vengono raccontate», sulla base dell’impegno della società «verso la diversità, l’uguaglianza e l’inclusività».

Nel video, si vede Karey Burke, presidente del dipartimento General entertainment content di Disney, spiegare che i suoi due figli appartengono alla comunità Lgbtq+ (sigla che non rappresenta solo le persone omosessuali, ma, tra le altre, anche quelle bisessuali o transgender) e che ultimamente si è resa conto che nel mondo Disney i protagonisti principali che appartengono alla comunità Lgbtq+ sono troppo pochi. Secondo Rufo, Burke vuole che nelle storie Disney ci siano «almeno il 50 per cento di personaggi Lgbtq+ e membri delle minoranze etniche». Dunque non si parla solo di membri della comunità Lgbtq+, ma più in generale di varie minoranze (un obiettivo non nuovo, come vedremo meglio tra poco).

In Italia il video è stato utilizzato per diffondere una lettura fuorviante delle intenzioni di Disney. Il leghista Cantalamessa, per esempio, ha scritto su Facebook che la decisione di Disney rischierebbe di fare il «lavaggio del cervello ai bambini». Ma mentre nel nostro Paese il video della manager Karey Burke ha attirato l’attenzione di politici e quotidiani, negli Stati Uniti il messaggio sembra essere passato meno osservato. I principali quotidiani statunitensi, come il New York Times o il Washington Post, non se ne sono occupati nello specifico, mentre il tabloid New York Post e l’emittente conservatrice Fox News sì. 

Perché non è una novità

Come abbiamo anticipato, in realtà l’obiettivo della Disney non è nuovo. A settembre 2021 la società ha lanciato la campagna Reimagine tomorrow che sul suo sito ufficiale spiega chiaramente come l’obiettivo della Disney sia fare in modo che entro il 2022 il «50 per cento» dei personaggi delle sue storie facciano parte di «gruppi sottorappresentati». Tra questi non rientrano soltanto le persone appartenenti alla comunità Lgbtq+, ma anche quelle di altre minoranze, come le persone afroamericane e ispaniche, gli indigeni e le persone con disabilità.

È vero dunque che Disney ha intenzione di diversificare i propri personaggi per fare in modo che tutte le minoranze (non solo quelle della comunità Lgbtq+) siano correttamente rappresentate nelle sue storie, ma l’impegno non è nuovo ed è stato annunciato più di sei mesi fa. E già da anni i cartoni di Disney includono personaggi principali appartenenti alle minoranze. Ne sono un esempio tre film che negli ultimi anni hanno vinto il premio Oscar come miglior film animato: Coco nel 2018, il cui protagonista è un bambino messicano; Soul nel 2021, il cui protagonista è un uomo afroamericano; ed Encanto, vincitore dell’Oscar nel 2022 e ambientato in Colombia. 

Non è neppure la prima volta che i prodotti della Disney finiscono al centro di critiche con basi fattuali poco solide. A maggio 2021, in Italia era per esempio circolata molto la notizia secondo cui negli Stati Uniti fosse stato proposto di censurare il bacio del principe a Biancaneve perchè non consensuale. Come spiegato da Facta, anche in questo caso si trattava di una notizia sostanzialmente priva di fondamento.

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