Le proposte di legge più strane del 2020

Ansa
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Che cos’hanno in comune la bava di lumaca, la canzone popolare Romagna mia e l’insegnamento delle arti marziali a scuola contro il bullismo? Negli ultimi mesi, questi mondi molto distanti tra loro sono stati accomunati dall’essere comparsi nelle nuove proposte di legge presentate nel Parlamento italiano.

Il 2020 sarà ricordato come un anno straordinario per Montecitorio e Palazzo Madama: da un lato, con il referendum di settembre è stato definitivamente approvato il taglio dei parlamentari; dall’altro lato, l’emergenza coronavirus ha portato diverse novità nell’organizzazione delle camere, nonché un’ulteriore riduzione dei loro margini di intervento rispetto alle decisioni del governo.

Nonostante questo, deputati e senatori hanno continuato a presentare le loro proposte di legge, che in molti casi aspettano di essere assegnate a qualche commissione o di essere esaminate.

Tra le centinaia di testi proposti in Parlamento in questo 2020, abbiamo selezionato quelli più strani e più curiosi, in un viaggio che va dalla ormai decennale richiesta di maggiore autonomia regionale alla necessità, secondo alcuni, di reintrodurre feste ormai dimenticate.

Born in the Usa

Tra le proposte più originali troviamo il disegno di legge costituzionale, a prima firma del leghista Manuel Vescovi, presentato in Senato lo scorso 4 luglio. L’idea è molto semplice: trasformare l’Italia in un vero e proprio Stato federale, chiamato «Stati Uniti d’Italia».

Come prima conseguenza, il primo articolo della Costituzione italiana dovrebbe diventare il seguente: «L’Italia è una Repubblica federale democratica, denominata Stati Uniti d’Italia, fondata sul lavoro e sull’imprenditorialità». A cascata, viene proposta la modifica di diversi articoli della Costituzione, con l’introduzione di un governo federale, a capo dei 20 Stati (le attuali 20 regioni), che godranno di ampia autonomia e i cui stemmi dovranno essere inseriti nella bandiera italiana.

Sempre nel gruppo di proposte relative alla conformazione dello Stato e alle regioni, segnaliamo il disegno di legge di Antonio De Poli dell’Unione di centro che chiede di inserire il Veneto tra le regioni a statuto speciale.

Secondo un’altra proposta di legge della deputata di Forza Italia Giusi Bartolozzi, invece, nello statuto della Regione Sicilia – che norma l’autonomia della regione – andrebbe inserito il seguente articolo 38-bis: «Lo Stato riconosce gli svantaggi derivanti dalla condizione di insularità della Regione e garantisce le misure e gli interventi conseguenti per assicurare la piena fruizione dei diritti di cittadinanza dei cittadini residenti nella Regione». Una frase abbastanza vaga, che contiene però la richiesta di maggiore attenzione da parte del governo centrale nei confronti dell’isola.

«Romagna mia… Romagna in fiore…»

Un’altra grande passione dei parlamentari italiani, in particolare di quelli della Lega, riguarda la musica e le canzoni patriottiche e popolari.

Una proposta di legge, presentata a inizio novembre alla Camera dal deputato leghista Jacopo Morrone (eletto in Emilia-Romagna), chiede che la Repubblica italiana riconosca la canzone Romagna mia «quale espressione popolare dei valori fondanti della nascita e dello sviluppo della Repubblica». Inoltre, il testo propone di insegnare questa canzone nelle «scuole di ogni ordine e grado».

Curiosità: la proposta di legge sostiene che Romagna mia sia stata scritta il 1° aprile 1906, ma diverse fonti spiegano che quel giorno, in realtà, indica la data di nascita del compositore romagnolo Secondo Casadei, autore nel 1954 di Romagna mia.

Una proposta di legge di fine settembre 2020 chiede invece che come «patrimonio storico e artistico della nazione» sia riconosciuta la Canzone del Piave, una delle canzoni patriottiche più famose del nostro Paese, dedicata alla prima guerra mondiale. Nel testo sono state proposte inoltre alcune modifiche normative per rendere obbligatorio a scuola l’insegnamento della Canzone del Piave e la sua esecuzione dopo l’Inno di Mameli, in occasione delle cerimonie ufficiali, come il 25 aprile o il 2 giugno.

Infine segnaliamo anche la proposta di legge di due senatori della Lega per il riconoscimento della canzone anticomunista Avanti Ragazzi di Buda «quale espressione dei valori fondanti della nascita e dello sviluppo della Repubblica in quanto inno della rivolta contro gli invasori per la riconquista della libertà». A inizio ottobre, questa proposta aveva attirato le attenzioni della stampa nazionale, per la contrapposizione che i firmatari della proposta di legge avevano fatto con Bella ciao, un testo considerato «ben connotato politicamente».

Nell’eterna polemica tra sinistra e destra si inserisce anche una proposta di legge del deputato di Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli, secondo cui andrebbe introdotto il divieto di «costituzione, sotto qualsiasi forma, di partiti» che «si propongano l’instaurazione di regimi totalitari di ideologia comunista».

W i figli e il 4 novembre

Un altro filone sulle proposte di legge più curiose di questo 2020 riguarda la richiesta, da un lato, di ripristinare festività nazionali oggi non più in vigore, e dall’altro, di istituire giornate nazionali sui temi più disparati.

Ad oggi ci sono infatti almeno cinque proposte di legge in Parlamento, provenienti nel 2020 da diversi partiti politici, che chiedono di reintrodurre la festività nazionale del 4 novembre, data nel 1918 dell’armistizio di Villa Giusti, con la fine della prima guerra mondiale.

Il 4 novembre è stato considerato un giorno festivo – al pari, per esempio, del 25 dicembre, del 25 aprile e 1° maggio – fino al 1977. Oggi, diversi parlamentari ne chiedono il ritorno, con l’obiettivo – si legge in uno dei testi presentati in Parlamento – «di dare vita ad un percorso storico, culturale e didattico finalizzato a far ricordare, soprattutto alle nuove generazioni, avvenimenti e momenti drammaticamente significativi per la storia del nostro Paese».

C’è poi chi va oltre il 4 novembre, come il senatore di Forza Italia Massimo Mallegni, secondo cui vanno considerate come festività le «ricorrenze religiose» di San Giuseppe (19 marzo), dell’Ascensione (13 maggio), del Corpus Domini (6 giugno), dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (29 giugno) e il giorno di lunedì dopo la Pentecoste (23 maggio). «Le festività potrebbero certamente dare una ulteriore spinta al turismo», si legge nella proposta di legge di Mallegni. «Basti pensare ai lunghi week-end, alle brevi gite o al turismo religioso».

Per quanto riguarda le ricorrenze nazionali, ben quattro proposte di legge chiedono l’introduzione della “Giornata nazionale delle vittime degli errori giudiziari”. In uno dei testi, a prima firma dell’ex ministra Maria Elena Boschi (Italia viva), si chiede di celebrare questa giornata il 17 giugno, in memoria dell’ingiusto arresto del conduttore televisivo Enzo Tortora, avvenuto nel 1983.

Secondo una proposta a prima firma del senatore leghista Simone Pillon, non è poi chiaro perché in Italia si festeggia la festa della mamma, quella del papà e quella dei nonni, ma non quella dei figli. Questa mancanza sarebbe dunque una valida motivazione per istituire, il 15 giugno, la “Festa nazionale dei figli”, e non solo. Pillon e colleghi hanno infatti proposto anche l’istituzione del “Premio nazionale dei figli d’Italia” «in favore dei figli fino all’età di anni 25 che, nel corso dell’anno, si siano distinti per aver compiuto azioni particolarmente meritorie all’interno della loro famiglia o verso i loro familiari».

Infine, alcuni senatori della Lega hanno chiesto di celebrare il 7 ottobre la “Giornata di commemorazione della battaglia di Lepanto quale evento simbolo della difesa della cultura e dell’identità cristiana in Europa”. Il 7 ottobre 1571 le forze “cristiane” della Lega santa (tra cui c’erano Roma e altri Stati italiani) sconfissero quelle turche: «Tale ricorrenza – sostengono i senatori leghisti – vede il nostro Paese come baluardo della cristianità così da comprenderlo meglio e poterlo valutare nella sua portata e nel suo significato».

Arti marziali, bullismo e dialetto galloitalico in Sicilia

Come abbiamo visto, spesso e volentieri deputati e senatori rinforzano le loro proposte di legge indicando la necessità di insegnare nelle scuole le novità che vogliono introdurre.

Alcuni dei testi più curiosi presentati quest’anno in Parlamento, e in attesa di essere esaminati, si occupano proprio delle materie che dovrebbe essere insegnate nelle classi italiane.

Lo scorso 11 marzo, la deputata di Forza Italia Elvira Savino ha presentato una proposta di legge con un obiettivo molto concreto: «contrastare il fenomeno del bullismo» in tutte le scuole del Paese. Come? Attraverso l’insegnamento agli alunni delle arti marziali e delle tecniche di difesa personale.

«Le arti marziali non sono utili solo per le vittime di bullismo, ma anche per i bulli», si legge nel testo depositato alla Camera. «La vittima impara a difendersi e scopre una capacità e una forza interiore e fisica prima sconosciute. Il bullo impara valori e sentimenti prima sconosciuti».

Il 4 novembre, invece, il deputato della Lega Luca Toccalini e alcuni colleghi hanno presentato un testo – non ancora pubblico sul sito della Camera – in cui propugnano l’introduzione «dell’insegnamento dei testi di Oriana Fallaci nell’attività didattica delle scuole di ogni ordine e grado».

Al di fuori delle mura scolastiche, ma comunque con intenti formativi, ricordiamo altre due curiose proposte di legge. La prima è intitolata “Tutela della valorizzazione della lingua italiana” ed è firmata dal senatore del Gruppo Misto Claudio Barbaro. Tra le altre cose, il testo afferma la necessità di «difendere» la lingua italiana dall’uso di termini stranieri, per i quali esiste comunque un corrispettivo italiano. A Barbaro, per esempio, non va giù l’utilizzo di parole come «Jobs act»per indicare una riforma del mercato del lavoro o «Recovery funds» per indicare fondi europei.

Per porre rimedio, si propone che la lingua italiana sia obbligatoria «per la promozione e la fruizione di beni e servizi pubblici nel territorio nazionale», e che vengano evitate il quanto più possibile le parole straniere.

Curiosità: nella proposta di legge, Barbaro ha scritto che «la lingua italiana si colloca fra il quarto ed il quinto posto tra le lingue straniere più studiate al mondo», una bufala – come abbiamo spiegato a marzo 2019 – dura a morire.

Tra le idee più curiose, non poteva mancare un testo dedicato alle minoranze linguistiche. Diversi senatori del Movimento 5 stelle hanno infatti presentato a inizio novembre una proposta di legge per introdurre il dialetto galloitalico parlato in Sicilia come «lingua e cultura» tutelata dallo Stato, al pari di quello che già avviene per altre minoranze, come quelle albanesi e slovene.

Se vi state chiedendo dove si parla il galloitalico in Sicilia, potete consultare alcune mappe allegate alla proposta di legge (Figura 1).
Figura 1. Centri con bilinguismo dialettale: gallitalico tradizionale e siciliano del posto
Figura 1. Centri con bilinguismo dialettale: gallitalico tradizionale e siciliano del posto

Più leggi per le lumache

Un vuoto normativo che non ti aspetti sembra preoccupare particolarmente il legislatore italiano: quello riguardante la elicicoltura, ossia l’allevamento delle chiocciole (le lumache con il guscio) per fini alimentari, e non solo.

«Il presente disegno di legge nasce dalla necessità di disciplinare un campo fino ad ora lasciato alla libera iniziativa, quanto mai lodevole, di chi ha saputo coniugare passione per un’area poco conosciuta della zootecnia ed eccellenza nell’allevamento delle lumache, dando al mercato un prodotto di buona qualità in un ambito legislativo assolutamente carente per molti aspetti», si legge in una proposta di legge presentata a giugno scorso da diversi senatori del Partito democratico.

Tra le altre cose, uno degli obiettivi del testo è quello di regolamentare meglio la commercializzazione della «bava di lumaca» – usata, per esempio, a fini cosmetici – che può essere estratta dagli animali senza però arrecargli sofferenza.

«Lavorare meno, lavorare tutti!»

Diversi big del Partito democratico – da Andrea Orlando a Deborah Serracchiani, passando per Maurizio Martina e Piero Fassina – hanno presentato a inizio gennaio 2020 una proposta di legge dal titolo “Disposizioni per redistribuire il lavoro”.

In breve, con una serie di incentivi, per esempio, per le assunzioni part time, lo scopo di questo intervento è quello di mantenere inalterato il monte ore di lavoro complessivo in Italia, aumentando però il numero di lavoratori. Come abbiamo spiegato in passato, però, tra gli economisti c’è incertezza sull’efficacia di interventi di questo tipo.

Discorso simile vale per la proposta di legge dei tre deputati di Italia viva Gianfranco Librandi, Maria Chiara Gadda e Camillo D’Alessandro, secondo i quali è tempo di introdurre «un incentivo in favore delle imprese che volontariamente riorganizzano le attività dei loro dipendenti su quattro giorni lavorativi settimanali, a parità di orario giornaliero e di retribuzione mensile».

Un intervento non da poco, per i quali si dovrebbe stanziare un miliardo di euro sia per il 2020 che per il 2021. Dove prendere questi soldi? Secondo Librandi e colleghi, riducendo i fondi a favore di “quota 100”.

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