​La giravolta del Movimento 5 stelle sulla Russia

Le proteste europeiste del 2014 a Kiev, in Ucraina, non sono state altro che «un colpo di Stato finanziato da Europa e Stati Uniti d’America», che ha dato vita a un governo guidato da «convinti neonazisti». Così a giugno 2015 interveniva (min. 02:30) in Parlamento Manlio Di Stefano, all’epoca deputato del Movimento 5 stelle, poi nominato sottosegretario agli Esteri negli ultimi tre governi.

Come accaduto per altri politici italiani, dopo l’invasione russa dell’Ucraina iniziata il 24 febbraio, le parole Di Stefano sono cambiate: «L’attacco russo in Ucraina è una intollerabile violazione che non può essere giustificata con nessun se o ma», ha scritto sui social il sottosegretario. «L’Italia la condanna fermamente e lavora insieme ai partner europei e atlantici in difesa del popolo ucraino».

Dopo anni di elogi, oggi il rapporto tra il M5s e la Russia, almeno a parole, sembra essere cambiato con l’attacco all’Ucraina deciso dal presidente russo Vladimir Putin.

L’entrata in Parlamento e l’amicizia con la Russia

Il M5s si è imposto sullo scenario politico italiano con le elezioni del 2013, con l’ingresso in Parlamento. All’epoca il partito fondato da Beppe Grillo promuoveva un avvicinamento tra Roma e Mosca, soprattutto a sostegno degli interessi delle imprese italiane.

Il 28 giugno 2016, partecipando al congresso di “Russia unita”, il partito di Putin, Di Stefano aveva dichiarato che l’Ucraina era un «Paese fallito salvato dai soldi dei contribuenti europei», condannando «l’ingerenza esterna dell’Unione europea e degli Stati Uniti» nelle tensioni del 2014 tra Ucraina e Russia per il controllo della Crimea. «Le sanzioni vanno abolite immediatamente, perché inappropriate e ingiuste come strumento di pressione politica», aveva detto all’epoca Di Stefano.

Il giorno precedente il deputato aveva preso posizioni ancora più nette durante un’intervista con Radio Radicale: «Dal momento in cui la Nato e l’Unione europea decidono di voler portare nell’alleanza Paesi come l’Ucraina […] si sta provocando un Paese che oggettivamente non ha nulla da perderci», aveva dichiarato Di Stefano. «La Russia in questo momento sta facendo gli interessi suoi nazionali. […] Dopo la Seconda guerra mondiale siamo riusciti a mantenere ottant’anni di pace, sarebbe il caso che la Nato non ci facesse piombare in una nuova guerra».

Sempre a giugno 2016, a Mezz’ora in più su Rai3, anche l’allora deputatoLuigi Di Maio aveva criticato (min. -9:00) le sanzioni contro la Russia, colpevoli a suo dire di danneggiare le imprese italiane. Le sanzioni «non funzionano» e «non hanno risolto il problema» del conflitto in Crimea, aveva detto Di Maio, chiedendone l’eliminazione.

Anche nel 2017 Di Stefano era tornato a parlare di Russia in relazione alle grandi proteste contro la corruzione organizzate nel Paese, che avevano portato a centinaia di arresti. «Arrestarli tutti così non è propriamente democratico, ma perché non parliamo anche di Guantanamo?», aveva detto il deputato, aggiungendo: «Questa è ipocrisia: o condanniamo tutti i Paesi che ledono i diritti o non possiamo fare una selezione».

Nello stesso anno un portavoce di “Russia unita” aveva affermato che il partito era pronto a firmare un gemellaggio ufficiale con il M5s, sulla falsariga di quanto avvenuto poco prima con la Lega. Non ci risulta però che l’affiliazione si sia mai concretizzata.

2018: il Contratto di governo con la Lega

Alle elezioni del 4 marzo 2018 il M5s si è poi affermato come il partito più votato in Italia. Come rivelato da un’inchiesta del Foglio, in quel periodo il programma elettorale originale votato dagli iscritti sulla piattaforma Rousseau conteneva opinioni molto decise in tema di politica estera, sostenendo per esempio che «la miopia della politica estera italiana, dell’Ue e dell’amministrazione Obama non ha permesso di cogliere i timori della Russia e interpretare le azioni di Mosca come volte al mantenimento della sua sfera d’influenza nello spazio ex sovietico a fronte del progressivo allargamento della Nato».

Pochi giorni dopo le elezioni il testo è stato cambiato in modo sostanziale e ha assunto toni più sfumati: «Il M5s lavorerà – si legge nel nuovo testo – per il ritiro immediato delle sanzioni imposte alla Russia», considerata un «partner commerciale ed economico imprescindibile» per l’Italia e un «interlocutore fondamentale per la risoluzione delle gravi crisi internazionali di Iraq, Siria, Libia e Yemen». Questa seconda formulazione è stata riportata in modo molto simile nel “Contratto per il governo del cambiamento”, firmato a maggio da M5s e Lega alla nascita del primo governo Conte.

La volontà di eliminare le sanzioni economiche imposte nei confronti del Cremlino è coerente con quanto dichiarato negli anni precedenti sia dal Movimento 5 stelle, come abbiamo visto, che dalla Lega, come spesso auspicato dal leader Matteo Salvini. L’impegno a eliminare le sanzioni, però, non è stato mantenuto: finora infatti le misure sono sempre state confermate in sede europea con il voto unanime di tutti i Paesi membri.

La Farnesina e le (mancate) condanne

A settembre 2019, con la nascita del secondo governo Conte, Di Maio è stato nominato ministro degli Esteri. In generale, dalla Farnesina l’ex leader del Movimento ha finora supportato una visione atlantista per l’Italia, mantenendo però un atteggiamento di apertura verso la Russia. Come da prassi, dal 2019 a oggi Di Maio ha incontrato varie volte i rappresentanti del Cremlino per ragioni istituzionali.

La posizione del M5s nei confronti della Russia ha però continuato a far discutere. Nel 2020, per esempio, il partito si è astenuto durante una votazione del Parlamento europeo per condannare l’avvelenamento di Aleksej Navalny, tra i principali oppositori di Putin. La risoluzione è stata comunque approvata con 532 voti a favore, 84 contrari (tra cui la Lega) e 72 astenuti.

Con l’invasione russa, iniziata il 24 febbraio 2022, il M5s sembra aver deciso di cambiare rotta, unendosi al coro della comunità internazionale nel condannare le scelte di Putin. Il 25 febbraio, per esempio, il leader del movimento Giuseppe Conte ha dichiarato che «il M5s è compatto ed esprime un unico indirizzo politico di ferma condanna dell’aggressione russa». Per ora, meno netto è stato l’attuale sottosegretario agli Esteri Di Stefano – come abbiamo visto tra i più forti sostenitori di Putin negli anni precedenti – che pur condannando le azioni russe ha affermato che «con un po’ più di lungimiranza ci saremmo risparmiati tutto questo», per esempio se l’Ucraina si fosse «dichiarata neutrale» oppure la Nato avesse fermato il processo di espansione nell’est Europa.

Il 26 febbraio, in un’intervista a Repubblica, la deputata M5s ed ex ministra della Salute Giulia Grillo ha commentato il cambio di rotta del partito nei confronti del Cremlino, prima accomodante e ora di ferma condanna, dichiarando: «È pieno di partiti che hanno dovuto cambiare idea una volta al governo. Figuriamoci noi, che eravamo partiti come forza anti-sistema e poi abbiamo governato con la destra, con la sinistra e col centro».
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