A pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico, con le temperature tornate a salire, si è riaperto il dibattito sul caldo nelle scuole. È un tema che torna quasi ogni anno, quando si discute di modificare il calendario scolastico o di utilizzare le strutture delle scuole per attività anche durante i mesi più caldi. Il problema resta però sempre lo stesso: gran parte degli edifici scolastici italiani non è attrezzata per affrontare temperature elevate.
Quest’anno al dibattito si è aggiunta una novità. All’inizio di settembre il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro per il raffrescamento delle scuole. Le risorse sono destinate «all’acquisto, all’installazione e alla messa in esercizio di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento e il miglioramento del comfort microclimatico degli ambienti e delle aule didattiche».
Lo stanziamento è stato criticato dalla FLC CGIL, il sindacato della CGIL che rappresenta i lavoratori della scuola, secondo cui 20 milioni di euro, rapportati alle circa 350 mila classi delle scuole statali, equivalgono a circa 57 euro per aula. Il 5 settembre, in un’intervista a la Repubblica, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha respinto le critiche, sostenendo che dal calcolo vadano escluse le scuole già dotate di sistemi di raffrescamento, quelle che li hanno acquistati di recente e quelle situate nelle zone meno esposte al caldo. Il ministro ha definito i 20 milioni «una prima risposta all’emergenza» e ha annunciato nuovi investimenti nella prossima legge di bilancio.
La misura, in ogni caso, arriva dopo anni in cui il caldo è rimasto ai margini delle politiche nazionali sull’edilizia scolastica. I governi hanno investito miliardi soprattutto in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico, mentre il raffrescamento delle aule è rimasto un tema secondario, privo di interventi strutturali.
Quest’anno al dibattito si è aggiunta una novità. All’inizio di settembre il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro per il raffrescamento delle scuole. Le risorse sono destinate «all’acquisto, all’installazione e alla messa in esercizio di apparecchi e dispositivi per il raffrescamento e il miglioramento del comfort microclimatico degli ambienti e delle aule didattiche».
Lo stanziamento è stato criticato dalla FLC CGIL, il sindacato della CGIL che rappresenta i lavoratori della scuola, secondo cui 20 milioni di euro, rapportati alle circa 350 mila classi delle scuole statali, equivalgono a circa 57 euro per aula. Il 5 settembre, in un’intervista a la Repubblica, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha respinto le critiche, sostenendo che dal calcolo vadano escluse le scuole già dotate di sistemi di raffrescamento, quelle che li hanno acquistati di recente e quelle situate nelle zone meno esposte al caldo. Il ministro ha definito i 20 milioni «una prima risposta all’emergenza» e ha annunciato nuovi investimenti nella prossima legge di bilancio.
La misura, in ogni caso, arriva dopo anni in cui il caldo è rimasto ai margini delle politiche nazionali sull’edilizia scolastica. I governi hanno investito miliardi soprattutto in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico, mentre il raffrescamento delle aule è rimasto un tema secondario, privo di interventi strutturali.