Il 18 giugno i ministri della Difesa dei Paesi NATO si riuniranno a Bruxelles per fare il punto sull’aumento delle spese militari. L’incontro arriva a quasi un anno dal vertice che si è tenuto all’Aia, nei Paesi Bassi, nel giugno 2025, dove l’Alleanza Atlantica ha approvato nuovi obiettivi di spesa per gli Stati membri.
In quell’occasione, i Paesi NATO si sono impegnati a destinare entro il 2035 almeno il 3,5 per cento del Prodotto interno lordo (PIL) alla difesa in senso stretto, secondo la definizione usata dall’Alleanza. A questa quota si aggiunge un ulteriore 1,5 per cento del PIL per spese collegate alla sicurezza in senso più ampio, come infrastrutture, cybersicurezza, protezione del territorio e altri ambiti collegati. In tutto, l’obiettivo complessivo per ogni Paese è arrivare al 5 per cento del PIL entro dieci anni.
La riunione del 18 giugno servirà dunque a valutare quali Paesi stanno aumentando concretamente le risorse e quali, invece, sono ancora lontani dai nuovi target. Il tema riguarda anche l’Italia, che ha rivendicato un aumento della propria spesa per difesa e sicurezza, ma resta da chiarire quanta parte dipenda da nuovi stanziamenti e quanta da un diverso modo di classificare spese già presenti nei bilanci pubblici.
In quell’occasione, i Paesi NATO si sono impegnati a destinare entro il 2035 almeno il 3,5 per cento del Prodotto interno lordo (PIL) alla difesa in senso stretto, secondo la definizione usata dall’Alleanza. A questa quota si aggiunge un ulteriore 1,5 per cento del PIL per spese collegate alla sicurezza in senso più ampio, come infrastrutture, cybersicurezza, protezione del territorio e altri ambiti collegati. In tutto, l’obiettivo complessivo per ogni Paese è arrivare al 5 per cento del PIL entro dieci anni.
La riunione del 18 giugno servirà dunque a valutare quali Paesi stanno aumentando concretamente le risorse e quali, invece, sono ancora lontani dai nuovi target. Il tema riguarda anche l’Italia, che ha rivendicato un aumento della propria spesa per difesa e sicurezza, ma resta da chiarire quanta parte dipenda da nuovi stanziamenti e quanta da un diverso modo di classificare spese già presenti nei bilanci pubblici.