Il 29 aprile la presidenza del Consiglio dei ministri ha fatto sapere che la Repubblica italiana si costituirà parte civile nel processo relativo all’incendio scoppiato al bar “Le Constellation”, nella località svizzera di Crans-Montana. Nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio scorso, le fiamme hanno provocato 41 morti e 115 feriti, molti dei quali con gravi ustioni. La decisione, si legge in una nota del governo, «è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti».
Al momento le indagini sull’incendio sono in corso, e riguardano le condizioni di sicurezza del locale, i controlli antincendio e le eventuali responsabilità di gestori e autorità competenti.
A distanza di mesi, alla vicenda penale si è aggiunto un nuovo fronte: quello delle spese sanitarie sostenute in Svizzera per curare alcuni cittadini italiani rimasti feriti. La Svizzera intende recuperare oltre 100 mila franchi svizzeri per le cure prestate a quattro italiani in un suo ospedale. L’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha precisato che i costi sarebbero addebitati non alle famiglie dei feriti, ma all’istituzione estera competente. Per l’Italia l’interlocutore amministrativo sarebbe il Ministero della Salute, mentre il costo graverebbe sul Servizio sanitario nazionale, attraverso i meccanismi di rimborso tra istituzioni.
La notizia ha provocato una forte reazione del governo italiano: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito sui social la richiesta «ignobile» e ha annunciato che l’Italia la respingerà; il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che il nostro Paese non pagherà; l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, ha ricordato che l’Italia ha curato pazienti svizzeri al Niguarda di Milano e ha partecipato ai soccorsi con un elicottero della protezione civile valdostana.
Al netto della posizione politica del nostro governo, chi deve pagare le cure dei feriti italiani nell’incendio di Crans-Montana? Abbiamo provato a rispondere a questa domanda, leggi alla mano.
Al momento le indagini sull’incendio sono in corso, e riguardano le condizioni di sicurezza del locale, i controlli antincendio e le eventuali responsabilità di gestori e autorità competenti.
A distanza di mesi, alla vicenda penale si è aggiunto un nuovo fronte: quello delle spese sanitarie sostenute in Svizzera per curare alcuni cittadini italiani rimasti feriti. La Svizzera intende recuperare oltre 100 mila franchi svizzeri per le cure prestate a quattro italiani in un suo ospedale. L’Ufficio federale delle assicurazioni sociali ha precisato che i costi sarebbero addebitati non alle famiglie dei feriti, ma all’istituzione estera competente. Per l’Italia l’interlocutore amministrativo sarebbe il Ministero della Salute, mentre il costo graverebbe sul Servizio sanitario nazionale, attraverso i meccanismi di rimborso tra istituzioni.
La notizia ha provocato una forte reazione del governo italiano: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito sui social la richiesta «ignobile» e ha annunciato che l’Italia la respingerà; il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che il nostro Paese non pagherà; l’ambasciatore italiano a Berna, Gian Lorenzo Cornado, ha ricordato che l’Italia ha curato pazienti svizzeri al Niguarda di Milano e ha partecipato ai soccorsi con un elicottero della protezione civile valdostana.
Al netto della posizione politica del nostro governo, chi deve pagare le cure dei feriti italiani nell’incendio di Crans-Montana? Abbiamo provato a rispondere a questa domanda, leggi alla mano.