I numeri dell’epidemia di Natale: il contagio peggiora in tutta Italia, soprattutto al Nord-Ovest

Nelle ultime settimane l’Italia sta registrando una rapida e sostenuta crescita dei contagi da coronavirus, che ha portato a registrare quasi 55 mila casi il giorno di Natale, il record da inizio pandemia.

Per arginare la crescita dei casi, il governo ha introdotto una serie di nuove restrizioni, come l’obbligo di mascherina all’aperto e della mascherina Ffp2 sui mezzi di trasporto pubblico, l’estensione del super green pass e la riduzione dell’intervallo di tempo tra seconda e terza dose.

Ma ad oggi qual è complessivamente lo stato dell’epidemia nel nostro Paese? Vediamo che cosa dicono i numeri.

I contagi salgono soprattutto nel Nord-Ovest

Tra il 20 e il 26 dicembre l’Italia ha registrato 258 mila casi contro i 164 mila della settimana precedente e i 101 mila di quella ancora prima. Tra le ultime due settimane c’è stato dunque un aumento del 58 per cento circa, il maggiore da due mesi a questa parte.

Negli ultimi venti giorni la velocità con cui cresce l’epidemia ha accelerato, con ogni probabilità a causa della diffusione della variante omicron (più contagiosa delle precedenti), che potrebbe rappresentare quasi tutti i nuovi contagi. Allo stesso tempo bisogna considerare che il fattore settimanale di crescita dei casi – ossia il rapporto dei casi di un giorno con quello dei sette giorni prima – è superiore a 1 da metà ottobre, segno che il peggioramento dell’epidemia è iniziato oltre due mesi fa, aggravandosi decisamente negli ultimi due giorni.
Ad oggi la zona più colpita del Paese è il Nord-Ovest, che registra un’incidenza giornaliera media di 110 contagi ogni 100 mila abitanti. A seguire c’è il Nord-Est, con 77 casi ogni 100 mila abitanti, poi il Centro con 72 e infine il Sud e le Isole con 43.

Oltre a essere la macroarea più colpita, il Nord-Ovest è quella che ha avuto una maggiore crescita nelle ultime settimane. Da inizio dicembre ha infatti un fattore settimanale di crescita maggiore alle altre macroaree, in aumento costante fino a raggiungere un valore di 2 negli ultimi giorni. Tradotto in parole semplici, qui i casi raddoppiano ogni settimana.
A livello regionale la Lombardia è la regione con la maggiore incidenza dei contagi (127 casi ogni 100 mila abitanti), seguita da Umbria (104), Valle d’Aosta (96), Veneto (90) e Toscana (86).

Il tasso di positività continua a peggiorare

Quando si guardano i dati sui contagi, bisogna sempre considerare anche il tasso di positività, ossia il numero di nuovi casi rapportato al numero di tamponi fatti. Nel nostro Paese conosciamo il tasso di positività dei tamponi molecolari, quello dei test antigenici e quello complessivo, che mette insieme i due precedenti.

Il tasso di positività complessivo, in media settimanale, è al momento pari al 7 per cento ed è in costante crescita dalla seconda metà di ottobre, quando era sotto l’1 per cento. Questo indicatore nasconde però grandi differenze tra il tasso di positività antigenico e quello molecolare.

Il tasso di positività dei tamponi molecolari è arrivato al 15 per cento, mentre quello dei soli test antigenici è al 2 per cento. Perché esiste questa differenza? Tra le altre cose, i tamponi molecolari sono molto probabilmente usati in modo più mirato, andando a individuare con maggiore precisione i contagiati.

A livello di macroaree, il tasso di positività complessivo è all’8 per cento nel Nord-Ovest, al 7 per cento nel Centro, al 6 per cento nel Nord-Est e al 5,6 per cento nel Sud. Il tasso di positività antigenico è invece al 5 per cento nel Nord-Ovest, all’1,5 per cento nel Nord-Est e sotto l’1 per cento nel Centro e nel Sud. Infine, il tasso di positività molecolare è pari al 18 per cento al Centro, al 15 per cento al Sud, al 13 per cento al Nord-Ovest e al Nord-Est.

Il progressivo aumento dei tassi di positività indica che l’aumento dei casi non è dovuto al maggior numero di tamponi, ma all’aumento della diffusione del virus. I test, anzi, non riescono ormai a tenere il passo con l’aumento dei casi.

Aumentano i ricoveri

In media nell’ultima settimana in Italia ci sono stati 92 ingressi in terapia intensiva al giorno. La maggiore incidenza è nel Nord-Est, con 0,27 ingressi ogni 100 mila abitanti, seguito dal Nord-Ovest con 0,15, dal Centro con 0,14 e dal Sud con 0,1.

A livello regionale, le province autonome di Bolzano e Trento, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia stanno avendo in media la maggiore incidenza di ingressi in terapia intensiva.

Se si guarda invece al totale degli ospedalizzati in relazione alla popolazione, si vede che nel Nord-Est ci sono 26 persone in ospedale ogni 100 mila abitanti, nel Nord-Ovest 19, nel Centro 15 e nel Sud 10. Le regioni con la maggiore incidenza di ospedalizzati sono la Liguria (30 ogni 100 mila abitanti), l’Emilia-Romagna (28), Friuli-Venezia Giulia e Veneto (25).

In ogni caso, l’alto tasso di vaccinazione sta facendo sì che sebbene il numero di casi cresca da mesi, il numero di casi gravi che necessitano il ricovero non sia come quello delle scorse ondate. Allo stesso tempo, ricordiamo, quando l’epidemia cresce anche i ricoveri aumentano e una costante crescita dei casi può portare a un significativo aumento della pressione ospedaliera. Per vedere l’effetto complessivo sugli ospedali di questa nuova ondata servirà ancora tempo.

Anche i decessi salgono

Nell’ultima settimana in Italia ogni giorno si sono registrati in media circa 130 decessi, dopo che a fine ottobre si era toccato un minimo tra i 30 e i 40 decessi. Anche in questo caso, per vedere l’effetto complessivo della nuova ondata sulle morti servirà tempo, visto che gli attuali decessi si riferiscono a casi diagnosticati nelle settimane scorse.

A livello di macroaree, il Nord-Est sta registrando la maggiore incidenza con 0,4 decessi per 100 mila abitanti, mentre il Nord-Ovest è a 0,25 e Centro e Sud sono a 0,15. Tra le altre cose, al momento il Nord-Est ha un numero maggiore di decessi perché fino a metà dicembre è stata l’area con il maggior numero di contagi.

A livello regionale l’incidenza più alta dei decessi è in Friuli-Venezia Giulia (seppur in calo), nelle province autonome di Trento e Bolzano, in Emilia-Romagna, in Veneto e in Lombardia.

In conclusione

L’epidemia in Italia sta peggiorando e il numero di casi sta aumentando molto rapidamente a causa della diffusione della variante omicron.

Il Nord-Ovest è la macroarea più colpita e la Lombardia è la regione che sta avendo il maggior aumento di casi. Gli effetti di questa nuova ondata non si stanno ancora vedendo appieno sui ricoveri ospedalieri e i decessi, ambiti in cui il Nord-Ovest è l’area che sta comunque facendo peggio.

I vaccini riescono a prevenire i peggiori effetti della diffusione del virus, ma quando i casi aumentano, anche gli altri indicatori peggiorano.
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