Guida alla lettura dei sondaggi politici

Nelle prossime settimane ne vedremo decine: le informazioni utili per saperli leggere
Sondaggio Dire-Tecnè del 21 luglio 2022
Sondaggio Dire-Tecnè del 21 luglio 2022
Nelle prossime settimane arriveranno decine di sondaggi che testano le intenzioni di voto dei partiti, in vista delle elezioni del 25 settembre convocate dopo le dimissioni di Mario Draghi da presidente del Consiglio.

Ma come si fa un sondaggio, e come va letto?

Come si fanno i sondaggi

Per capire quali sono le intenzioni di voto degli elettori, gli istituti sondaggistici intervistano un campione di persone scelte casualmente (qui i metodi più comuni per farlo) che ritengono sia rappresentativo della popolazione nel suo complesso. In un Paese come l’Italia i campioni sono normalmente di mille persone, ma possono anche essere di ottocento o di poco superiori alle milleduecento. A volte, con l’avvicinarsi alle elezioni, gli istituti aumentano il numero di intervistati fino a duemila.

Si potrebbe pensare che mille interviste siano troppe poche per capire come voteranno decine di milioni di persone, ma in realtà non è necessariamente così. La grandezza del campione non influisce troppo sull’affidabilità del sondaggio: a essere determinante è quanto questo è rappresentativo della popolazione. Per fare un buon sondaggio è infatti necessario che il campione sia aggiustato (“ponderato”) per il genere, l’età, la zona geografica, il titolo di studio e i precedenti voti alle elezioni. Alcuni istituti di ricerca hanno iniziato a pesare i campioni anche in base alla dimensione del comune, per via delle differenze di voto piuttosto evidenti che si hanno tra città e zone rurali.

Il classico esempio su come un piccolo campione possa essere meglio di uno grande è quanto accadde negli Stati Uniti nel 1936, quando la scienza dei sondaggi era agli albori. La rivista Literary Digest condusse un sondaggio su 2,3 milioni di persone prese dal registro automobilistico e dall’elenco telefonico. Concluse che la vittoria del repubblicano Alf Landon era sicura. Lo statistico George Gallup invece ne fece uno su 50 mila persone estratte casualmente e disse che avrebbe vinto Franklin D. Roosevelt. Alle elezioni, Roosevelt ottenne il 61 per cento e Landon il 36,5 per cento. Il problema alla base del sondaggio del Literary Digest è che usando i registri automobilistici intervistò troppi repubblicani, che essendo mediamente più ricchi si potevano permettere un’automobile.

Le persone possono essere intervistate via telefono fisso (sondaggi CATI), via cellulare (CAMI) o via web (CAWI). I sondaggisti possono estrarre in modo casuale le persone o affidarsi a panel e intervistare periodicamente i partecipanti, evitando che le interviste siano troppo vicine una all’altra. I sondaggi via web sono tradizionalmente più economici di quelli via telefono, e per questo hanno assunto una sempre maggiore importanza. Negli ultimi anni, in particolar modo in Italia, i sondaggisti hanno iniziato a usare tutte e tre le tecniche per raggiungere tutti i segmenti della popolazione: chiamando sul telefono fisso, ad esempio, è più facile parlare con le persone anziane, mentre dal web è più semplice raggiungere i giovani. 

I sondaggi non vengono fatti solo a scopo politico, ma anche per saperne di più su una varietà di argomenti politici o sociali, e persino su come va l’economia di un Paese. Le rilevazioni mensili dell’occupazione fatte da Istat, ad esempio, sono sondaggi su 22 mila famiglie. Anche per il censimento della popolazione non si mandano più i moduli a tutti gli italiani, ma si fa un enorme sondaggio: per il 2022 Istat intervista 1,3 milioni di famiglie.

Come si leggono i sondaggi

Quando si legge un sondaggio è sempre necessario considerare che esiste un margine di errore. Ogni rilevazione su un campione statistico ha dell’incertezza. Nei sondaggi, tendenzialmente si parla di un margine di errore del +/-3 per cento, con un intervallo di confidenza del 95 per cento. In altre parole, vuol dire che il vero dato cade in questo intervallo nel 95 per cento dei casi.

In realtà, il margine di errore non è sempre del 3 per cento: esso dipende anche da altri fattori, come l’ampiezza del campione e da quanto vale il partito. Ad esempio, con un campione di 1.000 persone, un partito dato al 30 per cento avrà in realtà un consenso reale che ricade nell’intervallo tra il 27,2 e il 32,8 per cento (margine di errore del 2,8 per cento), mentre uno con il 20 per cento sarà tra il 17,5 e il 22,5 per cento (margine di errore del 2,5 per cento). Ma un partito che raggiunge solo il 5 per cento dei consensi avrà un margine di errore dell’1,3 per cento, oscillando tra il 3,6 per cento e il 6,4 per cento.

Le variazioni di pochi decimali che si vedono, quindi, tra un sondaggio e un altro dello stesso istituto spesso non sono variazioni significative a livello statistico: sono ampiamente all’interno del margine di errore. 

Considerando l’incertezza e i problemi che possono avere i singoli sondaggi, è sempre meglio guardare a medie che aggregano diversi sondaggi, come quella elaborata settimanalmente da YouTrend, e concentrarsi sulle tendenze di lungo periodo. 

Inoltre, quando leggiamo sondaggi non sulle intenzioni di voto, ma sulle opinioni relative a un determinato tema, è anche importante leggere bene la domanda che viene posta. Domande diverse possono portare a risposte diverse. 
Figura 1: I consensi dei primi cinque partiti italiani, dal 2018 al 2021
Figura 1: I consensi dei primi cinque partiti italiani, dal 2018 al 2021

Perché i sondaggi sbagliano

Il problema principale di cui soffrono i sondaggi è il cosiddetto nonresponse bias, cioè il fatto che ai sondaggi rispondano in modo sistematico persone che sono diverse dalla popolazione nel suo insieme. Questa distorsione peggiora nel momento in cui i tassi di risposta ai sondaggi diminuiscono. Negli Stati Uniti, ad esempio, negli anni ‘70 si ricevevano circa 70 risposte su cento chiamate per un sondaggio, a volte anche 80, mentre adesso circa una. 

Per ovviare al problema, i sondaggisti hanno inventato soluzioni statistiche che consistono nel dare più o meno peso a determinate parti del campione. Se, ad esempio, i sondaggisti raggiungono pochi elettori a basso reddito allora adattano il loro “peso” nel sondaggio in modo che ogni intervista valga per più di una “persona”.

Rimanendo negli Stati Uniti, il grosso errore dei sondaggi elettorali del 2016 – che a lungo diedero per sicura o quasi la vittoria di Hillary Clinton alle elezioni presidenziali – fu dovuto al fatto che gli elettori con un diploma universitario, che votano maggiormente per i Democratici, rispondevano di più al telefono di quelli senza laurea, che invece vanno più verso i Repubblicani. Nel 2020 gli elettori Democratici erano ancora più propensi a rispondere, dato che con le restrizioni pandemiche facevano lavori che era più semplice fare da casa rispetto a chi votava per i Repubblicani.

A volte il problema è che i sondaggisti aggiustano i dati per essere in linea con gli altri sondaggi, per paura di essere gli unici a sbagliare. Questo fenomeno è noto come herding, e fuori dall’Italia sono stati documentati diversi casi (ad esempio, qui, qui e qui).

In Italia, in generale, i sondaggi politici si sono dimostrati più volte non troppo affidabili, ma c’è un minore dibattito su quali siano i problemi (per approfondire, qui un bel pezzo in merito di Davide Maria De Luca per Il Post). In parte questo è dovuto al fatto che nei quindici giorni precedenti alle elezioni non possono essere diffusi sondaggi, e quindi non è chiaro quanto di eventuali errori di previsione sia dovuto a veri e propri problemi e quanto al semplice fatto che gli elettori decidono chi votare in quelle ultime due settimane.

Nonostante i problemi di cui soffrono, i sondaggi rimangono l’unico strumento che si può utilizzare per conoscere le intenzioni di voto degli elettori e le opinioni su determinati argomenti della popolazione tra un’elezione e l’altra. Una valida alternativa ai sondaggi non è ancora stata trovata.

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