Fratelli d’Italia esagera le valutazioni della Corte dei Conti sul PNRR

I giudici contabili hanno promosso in parte l’operato del governo, ma il partito di Meloni dimentica di citare le diverse criticità evidenziate
ANSA/ETTORE FERRARI
ANSA/ETTORE FERRARI
Il 14 maggio la Corte dei Conti ha pubblicato il rapporto sull’avanzamento del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per il 2025. Il documento racconta lo stato di attuazione del piano e mostra in quali settori ci stiamo muovendo in anticipo e in quali sono state riscontrate delle criticità. Fratelli d’Italia ha accolto con entusiasmo il giudizio della Corte, pubblicando il 15 maggio un post su Instagram: «La Corte dei Conti promuove il PNRR». Il titolo riprende quello di un articolo del quotidiano il Messaggero, citandolo anche nel sottotitolo: «in linea con gli obiettivi, corre il digitale».

Secondo il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dunque, il giudizio della Corte sul PNRR sarebbe positivo, con una piena approvazione dell’operato del governo. La situazione, però, è più complessa di così. Vediamo cosa racconta esattamente il documento.

Il giudizio della Corte

La Corte dei Conti basa il suo rapporto sugli investimenti previsti per il 2025, ma non li include tutti nella ricerca. L’analisi si concentra solo su alcuni progetti specifici, che rappresentano il 42 per cento delle risorse che si sarebbero dovute spendere durante tutto lo scorso anno. Questi dati ci permettono comunque di avere un’ampia panoramica dell’attuazione, visto che sono stati selezionati progetti da ciascuna delle sette missioni previste dal piano.

Nel documento, la Corte parla di alcuni meriti delle scelte degli ultimi anni. Per esempio, si ricorda come «le modifiche del PNRR approvate a partire dal 2023 ne hanno progressivamente ricondotto l’impianto originario verso una prospettiva di attuazione più realistica». Viene però lasciato spazio pure alle critiche: «Nonostante il continuo ricorso ad aggiustamenti, […] continuano a permanere difficoltà e criticità nell’attuazione di alcuni interventi, seppure circoscritte a specifici ambiti settoriali». I ritardi sono stati riscontrati soprattutto per le infrastrutture e gli investimenti in transizione ecologica, ma sono diverse le missioni ad aver affrontato delle criticità nell’attuazione. In un articolo avevamo per esempio raccontato di come le risorse vengano spese soprattutto al Nord, nonostante siano state allocate più che proporzionalmente verso le regioni del Centro Sud.

Il governo ha provato a correggere alcune di queste criticità modificando il PNRR, ma la Corte ha ricordato i rischi legati a cambiamenti eccessivi: «Sebbene sia apprezzabile la capacità di adattamento dell’amministrazione rispetto alla complessità del piano, è d’obbligo sottolineare che non può escludersi il rischio che, a seguito delle continue modificazioni, gli obiettivi originari di alcune misure possano risultare snaturati al termine del percorso attuativo». I giudici hanno quindi auspicato «un’accelerazione nell’esecuzione degli attuali progetti da parte dei soggetti attuatori», senza apportare ulteriori modifiche al PNRR.

La presunta “promozione” della Corte di cui parla Fratelli d’Italia non riguarda quindi il PNRR in generale. I giudici contabili si sono limitati a sottolineare i buoni risultati in un solo ambito specifico: la digitalizzazione, per cui alcuni progetti sono stati terminati in anticipo. Il documento contiene in realtà molti campanelli di allarme rispetto al completamento del PNRR, ma queste critiche non si soffermano tanto sulla mancata attuazione del piano, quanto sulla mancanza di dati. Spesso infatti non sono disponibili statistiche aggiornate o strumenti adeguati per valutare lo stato di completamento dei vari progetti.

La rendicontazione delle spese e la sostenibilità 

La Corte ha dedicato una sezione del documento alle principali criticità riscontrate per l’attività del 2025 e molte di esse riguardano il modo di gestire la spesa piuttosto che la spesa in sé.

I giudici contabili aprono con una questione che «riguarda la rendicontazione delle spese, per la quale continuano a riscontrarsi risultati parziali e disomogenei». È difficile seguire passo dopo passo l’attuazione del PNRR, perché, come ricorda la Corte, il processo include moltissimi soggetti che lavorano alla sua realizzazione. Per esempio, un singolo progetto può richiedere una regione che vince i fondi, poi li distribuisce tra i vari comuni, che a loro volta dovranno rivolgersi a singoli fornitori privati. Nel report si sottolinea però come questa difficoltà dipenda anche dall’indolenza dei soggetti attuatori, che spesso non mostrano «sufficiente attenzione […] rispetto all’aggiornamento delle banche dati dedicate».

La Corte prosegue con un altro tema molto importante: la sostenibilità dei progetti nel lungo periodo. Sono già noti casi di politiche introdotte con il PNRR e poi messe da parte quando sono terminati i fondi. Un esempio è il mancato rinnovo di molte borse di studio o assegni per i ricercatori universitari. Secondo la CGIL, almeno 2.600 ricercatori sono stati assunti con fondi del piano, ma non è chiaro come possano essere stabilizzati una volta terminati i fondi. Non sono solo le singole posizioni a essere a rischio, ma la sostenibilità di interi progetti. Secondo la Corte, «ciò che desta particolare preoccupazione, soprattutto con riferimento agli enti locali, è il rischio che le risorse umane e finanziarie si rivelino insufficienti rispetto ad una adeguata fruibilità – presente e futura – delle opere compiute». In pratica, è inutile costruire con i fondi del PNRR un’infrastruttura, per esempio un palazzetto dello sport, se poi il comune che lo ospita non ha le risorse necessarie a tenerlo aperto, pagando le bollette, il personale, e tutte le altre spese connesse.

Il verdetto della Corte dei Conti sul PNRR non è di certo una promozione senza se e senza ma, come ha provato a raccontare Fratelli d’Italia rilanciando il rapporto sui social. Allo stesso tempo, è difficile fare una valutazione sui ritardi e sulle criticità, perché uno dei principali problemi è proprio la mancanza di dati aggiornati per monitorare lo stato di attuazione del piano. Inoltre, nell’ultimo anno in cui verranno sviluppati progetti con risorse PNRR, la Corte si chiede se tutto ciò che è stato finanziato con il piano possa essere mantenuto nel tempo. Quest’ultimo punto è particolarmente importante, perché risponde a quel principio di resilienza che, insieme alla ripartenza, era alla base del progetto Next generation EU, da cui è nato il PNRR italiano. Dalle poche evidenze a disposizione, non sembrano esserci garanzie sulla sostenibilità futura di questi progetti.

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