Fratelli d’Italia ha cambiato idea sul blocco navale?

Il responsabile del programma del partito dice che l’espressione è una «scorciatoia semantica» e che bisogna ripartire dall’operazione Sophia, in passato criticata più volte da Meloni
ANSA/ CONCETTA RIZZO
ANSA/ CONCETTA RIZZO
Il 1° settembre, in un’intervista con Il Foglio, il senatore e responsabile del programma di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari ha commentato le posizioni del suo partito sull’immigrazione.

Da un lato, Fazzolari ha detto che l’espressione “blocco navale”, proposto per ridurre gli sbarchi di migranti, è in realtà una «scorciatoia semantica», lasciando intendere che non vada dunque presa alla lettera. Dall’altro lato, il responsabile del programma di Fratelli d’Italia ha aggiunto che  «Fratelli d’Italia vuole ripartire dalla missione Sophia», un’operazione dell’Unione europea condotta nel Mar Mediterraneo tra il 2015 e 2020. Questa missione, però, è stata più volte criticata da diversi esponenti di Fratelli d’Italia, tra cui la presidente del partito Giorgia Meloni.

Blocco navale e «scorciatoia semantica»

Da tempo Fratelli d’Italia propone l’introduzione di un blocco navale per fermare gli arrivi di migranti. Messa in questi termini, la misura ha ricevuto diverse critiche, a causa del significato specifico dell’espressione utilizzata. Tecnicamente, un blocco navale consiste in una misura contemplata dal diritto bellico marittimo, introdotta per impedire l’entrata o l’uscita di qualsiasi nave dai porti di un Paese in guerra. Si tratta quindi di un atto ostile con cui uno Stato aggredito impedisce l’entrata e l’uscita delle navi dai porti di un altro Paese.
Per smentire le obiezioni, Fratelli d’Italia ha spiegato che il partito adotta un’altra interpretazione di blocco navale, slegata dal suo significato originale. È la «scorciatoia semantica» a cui ha fatto riferimento Fazzolari, che si ritrova già in un documento pubblicato da Fdi a marzo 2021. 

Nel testo si legge che il blocco navale proposto da Fratelli d’Italia consisterebbe in una «missione militare europea, realizzata in accordo con le autorità libiche, per impedire ai barconi di immigrati di partire in direzione dell’Italia». Questa versione è stata riproposta da Meloni anche nelle ultime settimane, sui social e in alcune interviste, e una proposta simile compare anche nel programma presentato dal partito per le elezioni del 25 settembre. 

Al di là delle sfumature semantiche, secondo Fazzolari per gestire i flussi migratori l’Italia dovrebbe «ripartire dalla missione Sophia». Di che cosa si tratta?

La missione Sophia

La European union naval force in the South Central Mediterranean (Eunavfor Med), in seguito divenuta nota come “operazione Sophia”, è stata un’operazione militare di sicurezza marittima europea condotta nel Mar Mediterraneo centrale, ossia nelle acque tra l’Italia e il Nord Africa. Il suo obiettivo principale era quello di «contrastare il traffico illecito di essere umani» e di «assicurare il ritorno della stabilità e della sicurezza in Libia». L’operazione, guidata dall’Italia, è stata avviata nel giugno 2015 ed è terminata a marzo 2020, con il lancio simultaneo dell’operazione Irini. 

Inizialmente, le attività previste per Sophia erano divise in quattro fasi fondamentali: la prima puntava a organizzare le forze e raccogliere informazioni sui trafficanti; la seconda prevedeva i veri e propri «sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per la tratta di esseri umani», intervenendo anche in acque libiche dopo aver ricevuto il via libero sia da parte delle autorità libiche che dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite; la terza fase voleva «neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche» sfruttate dai trafficanti, sia in mare che in terra; e la quarta prevedeva il ritiro delle forze e la conclusione delle attività. Nel corso degli anni, a questi obiettivi fondamentali ne sono stati affiancati altri, come l’addestramento della guardia costiera libica. 

Delle quattro fasi inizialmente previste, però, soltanto la prima è stata completata, mentre la seconda è stata avviata ma non portata a termine. Anche se l’operazione è proseguita fino al 2020, infatti, il suo ambito d’azione è stato fortemente depotenziato nel 2019, quando l’Ue ha di fatto sospeso l’uso delle forze navali dell’operazione. Al tempo, il ministro dell’Interno Matteo Salvini, leader della Lega, aveva sostenuto la decisione di interrompere le operazioni navali, affermando che la missione Sophia, andava «contro l’interesse nazionale italiano». 

In generale, l’operazione Sophia mirava a contrastare il traffico di esseri umani. Nel corso delle sue attività, tra le altre cose, le navi europee parte dell’operazione hanno soccorso in mare migliaia di migranti, la grande maggior parte dei quali sono stati portati in Italia, come previsto dal diritto internazionale. Proprio a causa di questo elemento, in passato l’operazione Sophia è stata fortemente criticata da alcuni esponenti di Fratelli d’Italia, tra cui anche Meloni. 

Le critiche di Fratelli d’Italia all’operazione Sophia

Il 30 agosto 2018, quando il primo governo Conte stava tentando di negoziare in sedi europee una revisione dei meccanismi di Sophia per quanto riguardava gli sbarchi e la redistribuzione dei migranti, con un post su Facebook Meloni si era detta contraria in ogni caso all’operazione Sophia, affermando che anche se le richieste italiane fossero state accolte questa avrebbe comunque contribuito alla «invasione e l’islamizzazione dell’Europa». Già quattro anni fa, Fratelli d’Italia proponeva piuttosto l’imposizione di una «missione europea per un blocco navale al largo delle coste libiche», usando l’espressione blocco navale

Pochi mesi dopo, a gennaio 2019, Meloni aveva ribadito che «con la missione Sophia le navi di mezza Europa sono state usate per portare tutti i migranti in Italia», proponendo nuovamente il «blocco navale». Anche a luglio dello stesso anno, dopo la decisione di sospendere l’uso delle forze navali, Meloni aveva esposto un punto di vista simile, scrivendo su Facebook: «Con la missione Sophia, le navi militari di tutta Europa non contrastavano l’immigrazione illegale o le attività delle Ong, ma trasportavano direttamente loro i clandestini in Italia»

A settembre 2019, l’europarlamentare europeo di Fratelli d’Italia Carlo Fidanza aveva scritto sul sito Formiche.net che il blocco navale proposto dal partito era una misura «molto diversa dall’operazione Sophia dell’Ue, che purtroppo, nelle modalità operative messe in atto, ha finito con l’accompagnare sulle nostre coste decine di migliaia di migranti anziché fermare i flussi».

Dunque oggi, leggendo le parole del responsabile del programma di Fratelli d’Italia, sembra che il partito di Meloni abbia cambiato idea.

I numeri dell’operazione

Far sbarcare i migranti in Italia non era lo scopo principale dell’operazione Sophia, ma nel corso delle attività è comunque diventato un elemento inevitabile che affiancava gli altri compiti. Come abbiamo spiegato in un’analisi per Agi, in base al diritto internazionale del mare quando una nave soccorre dei naufraghi ha l’obbligo di portarli nel porto sicuro più vicino. Le navi coinvolte nell’operazione Sophia si muovevano in un’area operativa che si sovrapponeva all’area Sar (Search and rescue, cioè l’area di competenza per i salvataggi in mare) della Libia, dell’Italia e in parte di Malta. I profughi salvati dalle navi di Sophia sarebbero quindi potuti sbarcare solo in Italia o a Malta, un’isola con una superficie più di mille volte più piccola rispetto a quella italiana. Nel 2017, l’allora ministra degli Esteri Emma Bonino (Più Europa) aveva dichiarato (min. 1:22:00) che effettivamente tutti i migranti salvati nell’ambito dell’operazione Sophia sbarcavano in Italia (e non a Malta). 

I migranti arrivati in Italia tramite l’operazione Sophia sono però stati una frazione del totale. Nel gennaio 2019, l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini aveva detto che tra luglio 2015 e dicembre 2018 erano arrivati in Italia, a bordo di navi legate a Sophia, circa 43 mila migranti: il 10 per cento degli arrivi totali in Italia nello stesso periodo. Inoltre, a partire da metà del 2017 il numero complessivo di arrivi è iniziato a calare notevolmente, anche a causa dell’accordo trovato dall’allora ministro dell’Interno Marco Minniti (Pd) con le fazioni libiche. 

Replicando alla nostra analisi, La voce del patriota, una testata online diretta da un esponente di Fratelli d’Italia, aveva spiegato che solo la terza fase dell’operazione Sophia, quella che puntava a neutralizzare le infrastrutture dei trafficanti, «sarebbe stata davvero efficace». Secondo La voce del patriota, quella fase sarebbe stata «di fatto un blocco navale, come chiedono Meloni e Fratelli d’Italia da tempo». «Ma purtroppo non è stata attivata, poiché non sono intervenuti né una risoluzione Onu che la autorizzi né un atto di consenso da parte dello Stato libico», aggiungeva il sito, sottolineando la fattibilità della proposta di Fratelli d’Italia.

È possibile che Fazzolari faccia dunque riferimento alla terza fase della missione, mai attivata, quando afferma che «Fratelli d’Italia vuole ripartitre dalla missione Sophia» per gestire i flussi migratori, visto la passata opposizione di Fratelli d’Italia alla missione.
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