Urso esagera le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti

Secondo il ministro delle Imprese, nonostante i dazi nel 2025 le vendite sono cresciute di più di tutti i Paesi Ue. Ma la realtà è più complessa
ANSA
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Il 27 aprile, in un’intervista con Il Messaggero, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso (Fratelli d’Italia) ha commentato la situazione economica attuale, facendo un punto sullo stato delle esportazioni italiane alla luce delle diverse crisi a livello globale. 

In particolare, Urso ha smentito che ci possano essere ricadute nel commercio italiano con l’estero, specie quello verso gli Stati Uniti, in seguito agli attacchi del presidente Donald Trump alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. A dimostrazione di ciò, Urso ha citato alcuni numeri riguardo le esportazioni di prodotti italiani verso gli Stati Uniti, confrontandoli con gli altri Paesi dell’Unione europea. «Lo scorso anno, malgrado i dazi, le esportazioni italiane negli Stati Uniti sono cresciute del 7,2 per cento: la migliore performance tra i Paesi Ue», ha detto il ministro delle Imprese. 

Ma le cose stanno davvero così? In breve: Urso ha tratteggiato un quadro molto più roseo di quanto lo sia davvero.

Le esportazioni italiane ed europee verso gli Stati Uniti

Partiamo innanzitutto dal valore delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti. Secondo i dati più aggiornati pubblicati dall’ISTAT, nel 2025 l’Italia ha esportato [1] negli Stati Uniti beni e servizi per 69,6 miliardi di euro, in crescita rispetto al 64,9 miliardi di euro del 2024. Lo scorso anno dunque le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono salite di circa 4,7 miliardi, pari a un +7,2 per cento, come ha riportato correttamente Urso.

Il ministro delle Imprese ha esagerato invece il risultato italiano rispetto agli altri Paesi europei. Secondo le verifiche di Pagella Politica, esiste infatti almeno uno Stato europeo che nel 2025 ha aumentato le sue esportazioni verso gli Stati Uniti più dell’Italia. Si tratta dall’Irlanda. Lo scorso 17 febbraio il Central Statistics Office dell’Irlanda – l’istituto di statistica irlandese – ha pubblicato un report con i risultati del commercio irlandese nel 2025. Secondo questo report, nel 2025 le esportazioni irlandesi verso gli Stati Uniti sono state pari a 111,7 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 73,5 miliardi del 2024 (+52 per cento), dunque una crescita nettamente maggiore rispetto a quella italiana.

L’affermazione di Urso sarebbe stata più corretta se il ministro delle Imprese avesse ristretto il confronto alle economie dei principali Paesi europei. Secondo il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi 2026, pubblicato dall’ISTAT lo scorso 23 marzo, l’Italia è l’unico grande Paese europeo che nel 2025 ha aumentato le proprie esportazioni verso gli Stati Uniti rispetto all’anno precedente. La Francia ha registrato una lieve diminuzione (-0,9 per cento), mentre Germania e Spagna hanno registrato un calo più netto, pari rispettivamente a un -9,4 per cento e a un -9,7 per cento.

Il ruolo dei dazi

Al netto del buon risultato dell’Italia rispetto ai grandi Paesi Ue, Urso sembra far intendere che i dazi imposti da Trump lo scorso anno non abbiano avuto ricadute negative sulle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti. In realtà non è così.

In primo luogo, come ha sottolineato sempre l’ISTAT, nel 2025 il livello delle esportazioni verso gli Stati Uniti non è stato omogeneo nelle varie fasi dell’anno. L’ISTAT ha distinto la sua analisi in due sottoperiodi, da gennaio a luglio e da agosto a dicembre 2025. Il 27 luglio 2025, infatti, la Commissione europea ha raggiunto un accordo con gli Stati Uniti dopo i vari annunci sui dazi fatti da Trump per fissare un tetto massimo alle tariffe pari al 15 per cento per la maggior parte delle esportazioni dall’Ue. 

Confrontando l’andamento delle esportazioni tra i due sottoperiodi, l’ISTAT ha scritto che «l’incertezza causata dagli annunci nei primi mesi del 2025 ha favorito una accelerazione degli scambi con gli Stati Uniti finalizzata all’accumulo di scorte, per anticipare i rincari di prezzo previsti a seguito dell’applicazione delle misure protezionistiche». In altre parole, l’aumento delle esportazioni in Italia si è concentrato soprattutto nei mesi tra gennaio e luglio, quelli in cui Trump ha annunciato in varie occasioni l’imposizione delle nuove tariffe, dando a volte dettagli contrastanti. Nel linguaggio economico questo fenomeno è chiamato front-loading, ossia la pratica di anticipare acquisti, importazioni o investimenti per evitare futuri aumenti di prezzo, dazi o restrizioni.

Come si vede dal grafico sottostante, questa situazione di incertezza ha spinto gli operatori statunitensi a comprare dall’Italia più merci nel periodo tra gennaio e luglio, per assicurarsi prezzi più vantaggiosi prima degli eventuali dazi. Le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti sono poi aumentate anche nel periodo successivo, tra agosto e dicembre, ma in maniera più contenuta rispetto al periodo precedente. Tra l’altro, nel periodo tra agosto e dicembre 2025 la crescita delle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti è stata leggermente inferiore a quella registrata dalla Francia, che nel periodo precedente aveva registrato invece un calo.
Andamento delle esportazioni verso gli Stati Uniti dei principali Paesi europei nel 2025 – Fonte: ISTAT
Andamento delle esportazioni verso gli Stati Uniti dei principali Paesi europei nel 2025 – Fonte: ISTAT
L’ISTAT ha concluso che, sebbene la performance delle vendite italiane all’estero nello scorso anno sia stata complessivamente positiva, «la guerra commerciale avviata dall’amministrazione statunitense ha comunque determinato un indebolimento della dinamica delle esportazioni». «L’entità degli aumenti tariffari ha portato in numerosi casi le aliquote di prodotto a livelli multipli rispetto a quelle prevalenti nel 2024; secondo i risultati qui proposti, a un raddoppio delle aliquote è corrisposta una mancata crescita dell’export nazionale pari al 3,2 per cento», si legge sempre nel rapporto. In altre parole, secondo l’ISTAT, se non ci fossero stati i dazi, le esportazioni italiane sarebbero aumentate ancora di più. 

[1] Selezionare “CPA America” e come Paese partner Stati Uniti d’America

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La dichiarazione

Lo scorso anno, malgrado i dazi, le esportazioni italiane negli Stati Uniti sono cresciute del 7,2 per cento: la migliore performance tra i Paesi Ue

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Adolfo Urso

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