Le battaglie di Emma Bonino per le donne

La sua carriera politica non è stata priva di critiche, ma il suo lavoro ha aiutato le donne a capire che cosa significa libertà
ANSA
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Quando Emma Bonino è nata, nel 1948 in provincia di Cuneo, abortire era illegale. Illegale era anche chiedere il divorzio, perché il matrimonio in Italia era considerato un vincolo indissolubile. E la violenza sessuale non era ancora riconosciuta come una violazione della persona, ma rientrava tra i reati contro la morale, d’accordo con una visione in cui l’onore della famiglia contava più della libertà e dell’autodeterminazione della donna.

Emma Bonino è morta l’11 settembre 2026 a Roma, dopo essere stata ricoverata pochi giorni prima all’ospedale Santo Spirito per una crisi respiratoria, e oggi si terranno a Roma i funerali di Stato in forma laica. In 78 anni ha visto l’Italia cambiare. Ad alcuni di quei cambiamenti ha contribuito in prima persona, portando al centro del dibattito questioni che prima erano considerate private, a volte persino indicibili.

Il personale è politico

Per parlare della sua esperienza politica bisogna tornare indietro nel tempo, quando all’età di 27 anni decise di interrompere una gravidanza. Era il 1974 e l’aborto era ancora un reato. Questo, però, non significava che le donne non abortissero. Lo facevano, spesso in condizioni rischiose, senza garanzie sanitarie e pagando somme elevate. 

«Non usavo contraccettivi perché mi avevano detto che ero sterile. È chiaro che non era così. Non mi sentivo pronta allora, come non mi sono mai sentita in tutta la mia vita, di stipulare con un essere umano un contratto che fosse definitivo, per sempre», aveva raccontato Bonino in un’intervista. Per questo, decise di abortire. «È stata l’esperienza più sconvolgente della mia vita. Soprattutto per l’umiliazione che provavo nel dover chiedere aiuto alle amiche, scoprendo, tra l’altro, che l’avevano già fatto tutte. Allucinante bussare alla porta di un medico di Firenze che era un perfetto sconosciuto mettendo la mia vita nelle sue mani. Ma mentre ero sul treno che mi riportava a Milano, continuavo a chiedermi perché dovevo comportarmi come una ladra. Così ho cominciato ad aiutare tutte le donne in difficoltà. Prima le mandavo a Firenze. Poi ho saputo che a Milano c’era una tale, Adele Faccio, che aveva aperto nella sede del Partito Radicale un centro per l’aborto ed ho cominciato a indirizzarle da lei».

Quella «tale» è stata una staffetta partigiana, presidente del Movimento di Liberazione della Donna, tra le fondatrici del Centro Informazioni Sterilizzazioni e Aborto (CISA), di cui anche Emma Bonino diventerà uno dei volti principali, e parlamentare con i Radicali. Presso il CISA si praticavano aborti con il metodo dell’aspirazione. L’obiettivo era duplice: permettere alle donne di ricorrere all’interruzione volontaria di gravidanza in condizioni di sicurezza e provocare le istituzioni affinché affrontassero il problema degli aborti clandestini.

Bonino trasformò così una vicenda personale in una battaglia politica per la depenalizzazione dell’aborto. «Siamo contro l’aborto, dicevano. Però contro l’aborto clandestino nessuno faceva assolutamente niente», ha raccontato nel 1979 intervistata da Maurizio Costanzo durante la trasmissione “Acquario”. «Le donne continuavano ad abortire clandestinamente, non c’era problema. Io ho creduto, perché l’ho vissuto personalmente, che fosse una vergogna. In questa Italia del 1970 ho creduto fosse una vergogna, quindi mi sono comportata di conseguenza, mi sono autodenunciata, ho aiutato le donne ad abortire, sono andata in carcere», aveva aggiunto.

Il 15 giugno 1975 Emma Bonino si fece arrestare a Bra per procurato aborto. Quella fu la prima volta – ma non l’ultima – in cui Bonino finì in carcere. La detenzione in quel caso durò pochi giorni, poi venne messa in libertà provvisoria. Qualche mese dopo ottenne l’immunità perché fu eletta al Parlamento con il Partito Radicale. Aveva meno di trent’anni.
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L’impegno in Parlamento

È stata eletta per la prima volta alla Camera nel 1976, a 28 anni, nelle liste del Partito Radicale, di cui sarebbe diventata una delle figure più riconoscibili insieme a Marco Pannella. 

Erano gli anni in cui il partito, insieme ad altre forze laiche, si batteva per difendere il divorzio, introdotto in Italia nel 1970 e confermato nel 1974 da un referendum abrogativo voluto dalla Democrazia Cristiana, che si concluse con la vittoria del “no” con quasi il 60 per cento dei voti. Nel 1978 arrivò anche la legge 194, che depenalizzò l’aborto in Italia.

E in Unione europea

Il suo impegno non si è limitato all’Italia: è stata eletta al Parlamento europeo nel 1979 e riconfermata nelle legislature successive. Tra il 1995 e il 1999 è stata commissaria europea, con deleghe alla pesca, alla tutela dei consumatori e agli aiuti umanitari e, nel 1997, alla sicurezza alimentare. In quegli anni ha gestito alcune delle principali crisi umanitarie del decennio, legate ai conflitti nei Balcani e nella regione dei Grandi Laghi, in Africa centrale.

Ha fondato insieme a Pannella l’organizzazione internazionale “No Peace Without Justice”, che si batte per la promozione dei diritti umani e della democrazia, ha contribuito all’istituzione della Corte penale internazionale (CPI) e ha lanciato la campagna “Stop FGM” per mettere fine alle mutilazioni genitali femminili.

Tornata in Italia, ha rivestito ruoli di primo piano: è stata ministra del Commercio internazionale e delle Politiche europee nel secondo governo Prodi, tra il 2006 e il 2008, vicepresidente del Senato dal 2008 al 2013, e ministra degli Esteri nel governo Letta, tra il 2013 e il 2014.

Negli ultimi anni di attività politica si è dedicata anche ad altri temi, promuovendo la campagna “Ero straniero” per superare la legge Bossi-Fini sull’immigrazione e sostenendo la libertà di scelta sul fine vita, anche dopo la diagnosi del tumore ai polmoni comunicata nel 2015.

L’uomo giusto

Quando Oscar Luigi Scalfaro terminò il suo mandato da presidente della Repubblica, nel 1999, alcuni promossero Bonino come successora. Lei accettò e così iniziarono a circolare slogan come «Emma for president» e l’ironico «finalmente l’uomo giusto».

Nonostante la campagna mediatica – furono mandati in onda spot televisivi, anche se il presidente della Repubblica non viene eletto direttamente dai cittadini – Bonino non fu eletta presidente della Repubblica, né quella volta né mai.

La sua carriera politica non è stata priva di critiche e molte delle sue posizioni hanno diviso l’opinione pubblica. Ma, al di là dell’appartenenza politica di ciascuno, Emma Bonino ha aiutato le donne a capire che cosa significa libertà e ha fatto di tutto perché potessero conquistarla. Non solo: le ha anche sempre messe in guardia dalla fragilità dei diritti ottenuti. «I diritti non sono scritti per tabulasha detto in un’intervista su Rai 2 nel 2024 –. Un giorno ce li hai e se non li curi, se non stai attenta, puoi alzarti un giorno e non ce li hai più».

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