I tanti volti di Elio Vito, ex deputato

Prima radicale, poi berlusconiano per oltre 25 anni, ora attivista per la cannabis libera: un ritratto dell’ormai ex parlamentare di Forza Italia
ANSA
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«Pensavate di esservi liberati di me eh? E invece sono ancora qui a rompere…». È il 13 luglio, sono passate da poco le sei del pomeriggio e l’ormai ex deputato di Forza Italia Elio Vito passeggia all’ombra del Pantheon, a Roma, mentre partecipa a un corteo per sostenere la proposta di legge sulla depenalizzazione della coltivazione di cannabis, che in queste settimane è in discussione alla Camera. 

Qualche ora prima, in tarda mattinata, l’assemblea di Montecitorio aveva accettato ufficialmente le sue dimissioni da deputato. Vito, già ministro per i rapporti con il Parlamento tra il 2008 e il 2011 nel quarto governo Berlusconi, aveva presentato ufficialmente la richiesta di dimissioni al presidente della Camera Roberto Fico il 19 giugno, poco dopo la sua uscita dal gruppo di Fi alla Camera. Un’uscita avvenuta dopo mesi di dissenso rispetto alla linea adottata dal suo partito: dalla contrarietà di Forza Italia al cosiddetto “ddl Zan”, il disegno di legge contro l’omotransfobia, fino a quella sulla depenalizzazione della cannabis. «Ora sono libero, ma non rinnego nulla della mia carriera in Forza Italia», racconta a Pagella Politica l’ex deputato Vito, in maglietta e occhiali da sole, dopo aver svestito la giacca da parlamentare, che ha indossato per trent’anni.

Dimissioni istantanee

Come anticipato, il 13 luglio la Camera ha approvato con voto segreto le dimissioni del deputato Vito: su 383 votanti i favorevoli sono stati 225, i contrari 158 e gli astenuti 3. «Che la Camera abbia accettato già alla prima votazione le dimissioni di Vito è un fatto abbastanza eccezionale nella storia del Parlamento, perché di solito, come gesto di cortesia, sia alla Camera che al Senato le dimissioni di un parlamentare al primo scrutinio vengono respinte», ha spiegato a Pagella Politica l’ufficio stampa della Camera. Nella legislatura in corso, per esempio, l’ex deputato di Fratelli d’Italia Guido Crosetto ha dovuto presentare le dimissioni per tre volte e solo alla terza votazione, il 13 marzo 2019, la Camera ha dato parere favorevole. Ma nella storia della Repubblica, complice l’opposizione della camera di appartenenza, alcuni parlamentari non sono nemmeno riusciti a dimettersi. È questo il caso, per esempio, dell’ex senatore del Movimento 5 stelle e del Gruppo Misto Giuseppe Vacciano, che nella precedente legislatura aveva presentato per cinque volte la richiesta di dimissioni al Senato, senza mai ottenere il via libera di Palazzo Madama. 

Quella di Elio Vito, invece, è una storia ben diversa. «Non sono per nulla stupito che le mie dimissioni siano state accettate subito, anzi, ringrazio il presidente della Camera Roberto Fico per averle calendarizzate in tempi rapidi», ha raccontato l’ex deputato di Fi. Le dimissioni di Vito sono state accolte nonostante durante la seduta del 13 luglio l’ex collega e deputato Vittorio Sgarbi abbia chiesto ai deputati, in particolare a quelli di Forza Italia, di negare le richiesta di dimissioni alla prima votazione. 

«Si sono dimostrati quello che denunciavo da mesi: una destra illiberale e intollerante, che non accetta il dibattito interno e che non ha più niente a che fare con la Forza Italia a cui avevo aderito nel 1994», ha spiegato Vito. Decano del Parlamento, con otto legislature da deputato, rieletto ininterrottamente dal 1992 a oggi, l’ex deputato Vito ritorna ora alla sua vita da attivista per i diritti civili, ripartendo da dove aveva iniziato, alla fine degli anni Settanta.

La militanza nel Partito radicale

La carriera politica di Elio Vito, originario di Napoli, è iniziata a metà degli anni Settanta con il Partito radicale di Marco Pannella. «Era il 1975, se non ricordo male, avevo 16 anni e frequentavo da tempo i radicali, quando andai al loro congresso di Napoli al posto di mio fratello, che si era ammalato», ha raccontato Vito. 

Da quel momento è iniziato il suo percorso di militanza e la sua ascesa nel partito, impegnato in diverse battaglie civili, come la campagna a favore della cosiddetta “legge 194”, la legge che tutela il diritto all’aborto in Italia, in occasione del referendum abrogativo del 1981. Pochi anni dopo, nel 1987, Vito viene eletto come consigliere comunale a Napoli per il Partito radicale e nel 1992 è stato eletto per la prima volta alla Camera con la Lista Pannella, nel collegio di Napoli e Caserta, entrando nel gruppo parlamentare “Federalista europeo” insieme, tra gli altri, a Pannella, Emma Bonino e Marco Taradash, un altro dirigente del Partito radicale, già deputato di Forza Italia, oggi nella segreteria di Più Europa.

Il passaggio a Forza Italia

Dopo due anni, alle elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994, Vito venne rieletto alla Camera, nel collegio di Bollate, in provincia di Milano, e nelle liste di Forza Italia, il nuovo partito di centrodestra fondato dall’imprenditore Silvio Berlusconi pochi mesi prima. «All’epoca, come Partito radicale avevamo raggiunto un accordo politico con Berlusconi e diversi nostri esponenti, me compreso, siamo stati candidati in alcuni collegi del Nord Italia», ha spiegato Vito. Poco tempo dopo, nel 1995, Vito ha fondato insieme a Taradash la “Convenzione per la riforma liberale”, un gruppo di esponenti del mondo radicale e liberale che in seguito confluì in Forza Italia. «Dopo la caduta del primo governo Berlusconi, al contrario di quanto pensava Pannella, io, Vito ed altri esponenti del mondo radicale, come Giuseppe Calderisi, eravamo convinti che Forza Italia potesse essere ancora il motore di una “rivoluzione liberale” e portammo nel partito i cosiddetti “professori”, esperti e giuristi del calibro di Marcello Pera», ha spiegato a Pagella Politica Taradash, che con Vito ha condiviso gli anni della militanza con i radicali e, fino al 1999, l’appartenenza a Forza Italia. 

«Non mi ha stupito per nulla la sua decisione. Mi hanno stupito semmai i toni, scanzonati e irriverenti, con cui Elio ha annunciato in queste settimane la sua uscita: non lo ricordavo così», ha aggiunto Taradash. «Nei primi anni della nostra attività in Forza Italia, Elio era un uomo molto composto, anche se non era uno che si tirava indietro, tanto che ricordo ancora quando, tra il 1996 e il 1997, riuscì a far scrivere sul tabellone del voto alla Camera la scritta “No tax” in segno di protesta contro il primo governo Prodi», ha proseguito Taradash.
Immagine 1. L’alleanza tra Berlusconi e Pannella raccontata dal quotidiano L’Unità il 19 marzo 1994. Fonte: Archivio storico L’Unità
Immagine 1. L’alleanza tra Berlusconi e Pannella raccontata dal quotidiano L’Unità il 19 marzo 1994. Fonte: Archivio storico L’Unità
Da 1994 in poi, Vito trascorrerà le successive sette legislature da deputato sempre in Forza Italia, divenendone capogruppo per due volte, prima nel 2001 e poi nel 2006, e dal 2008 al 2011 ricoprirà il ruolo di ministro per i rapporti con il Parlamento del quarto governo Berlusconi. Dal canto suo, Taradash abbandonerà Forza Italia nel 1999, convinto che la stagione liberale del partito fosse del tutto conclusa. «Decisi di andarmene poco dopo che Berlusconi, nel 1996, scelse come coordinatore organizzativo di Forza Italia Claudio Scajola, che da ex democristiano decise di mettere all’angolo l’ala più liberale del partito», ha spiegato Taradash. «Elio, al contrario, decise liberamente di rimanere, era diventato una pedina importante per Forza Italia, dato che conosceva alla perfezione i regolamenti parlamentari e si sapeva muovere molto bene all’interno delle istituzioni», ha concluso l’ex deputato di Forza Italia.

Il caso di Eluana Englaro

Il 13 luglio, durante il dibattito in aula prima delle sue dimissioni, il deputato di Forza Italia Andrea Orsini ha accusato di ipocrisia Vito, per la scelta di dimissioni da deputato dopo così tanti anni di militanza nel partito di Berlusconi. Tra le altre cose, Vito è stato accusato di non essersi opposto, nel 2009, alla scelta del governo Berlusconi di cercare di impedire, attraverso un decreto-legge, lo stop all’alimentazione forzata di Eluana Englaro, una donna di 39 anni, in stato vegetativo a causa di un incidente stradale. 

Vito replica che lui in quell’occasione aveva espresso la sua posizione di condanna all’accanimento terapeutico sia in una risposta a un’interrogazione parlamentare del 19 novembre 2008, sia durante la riunione del Consiglio dei ministri del 6 febbraio 2009 che portò all’approvazione del decreto che puntava a bloccare la richiesta della famiglia di Englaro di bloccare l’alimentazione forzata per la figlia.

La “rivoluzione liberale” tradita?

Nonostante sia stato in diverse occasioni in dissenso con le posizioni del suo partito, come per l’appunto nel “caso Englaro”, fino all’attuale legislatura Vito non aveva mai pensato di lasciare Forza Italia. «Fino ad almeno cinque anni fa nel nostro partito c’era un dibattito, si poteva discutere e riuscivano a convivere posizioni diverse», ha spiegato. «In questa ultima legislatura i vertici del partito hanno cominciato a farsi dettare la linea dai nostri alleati, la Lega di Matteo Salvini e Fratelli d’Italia, virando verso posizioni sovraniste», ha aggiunto. «A poco a poco, i miei comunicati stampa, le mie prese di posizione sono state silenziate dal partito, le mie rare interviste con i giornali non venivano nemmeno prese in considerazione nella rassegna stampa quotidiana di Forza Italia». Anche per questo motivo, negli ultimi mesi Vito ha iniziato a utilizzare maggiormente i social, in particolare il suo profilo Twitter, che in poco tempo ha superato i 30 mila follower.
Immagine 2. Il profilo Twitter di Elio Vito
Immagine 2. Il profilo Twitter di Elio Vito
«Non voglio assolutamente giudicare la scelta di Vito, che è mio amico da tanti anni, ma credo che Forza Italia non sia cambiata per nulla, è sempre rimasta fedele ai suoi valori, ossia l’atlantismo, l’europeismo e il cristianesimo liberale», ha detto a Pagella Politica l’attuale presidente dei deputati di Forza Italia Paolo Barelli. «Vito, che è persona intelligente, ha sempre saputo che cosa potersi aspettare dal partito e dal presidente Berlusconi, noi non siamo cambiati», ha spiegato Barelli. E per quanto riguarda la democrazia interna a Forza Italia ha aggiunto: «Il nostro partito non è una caserma, c’è e ci sarà sempre spazio per il confronto delle idee, ma poi come in ogni partito c’è una linea da rispettare».

Secondo Vito, le alleanze sono state una delle cause del cambio della linea politica di Forza Italia. «Nel 1994, quando entrai nel partito, eravamo alleati di un’altra Lega, la Lega Nord di Umberto Bossi, che nonostante gli eccessi era federalista e si ispirava all’America di Thomas Jefferson, mentre Alleanza nazionale di Gianfranco Fini rappresentava una nuova destra, lontana dal neofascismo del Movimento sociale italiano», ha raccontato l’ex deputato. «Oggi, invece, Forza Italia è alleata della Lega di Salvini, sovranista e amico di Putin, e di recente ha accettato di stringere alleanze anche con alcuni ex neofascisti di Casapound».

Qui il riferimento di Vito è all’accordo elettorale che il 18 giugno il centrodestra ha raggiunto con Fabio Barsanti, ex consigliere del movimento di estrema destra CasaPound e candidato sindaco per alcune liste civiche di destra, in vista del ballottaggio alle elezioni amministrative a Lucca del 26 giugno. Il 19 giugno, in seguito a l’ufficialità dell’accordo raggiunto a Lucca dal centrodestra, Vito ha deciso di fare un passo indietro, abbandonando ufficialmente Forza Italia, con le sue dimissioni da deputato. «Mi sento libero, mi sono tolto un peso», dice l’ex deputato, mentre saluta il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni Marco Cappato e il deputato di Più Europa Riccardo Magi, anche loro al Pantheon per il corteo a favore della depenalizzazione della cannabis. «Il futuro? Ora penso a fare l’attivista, ma chissà, mai dire mai, non escludo che un giorno io possa ricandidarmi».
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