Mercoledì 18 febbraio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha presieduto di persona l’assemblea plenaria del Consiglio superiore della magistratura (CSM), e prima dell’avvio dei lavori ha pronunciato un breve intervento con un richiamo al «rispetto vicendevole» tra le istituzioni. 

Quella di Mattarella è una presenza insolita per la prassi del Quirinale: lo stesso presidente della Repubblica ha ricordato che una sua partecipazione ai lavori ordinari del CSM «non si è mai verificata in undici anni», ossia da quando è capo dello Stato. 

Il punto politicamente e istituzionalmente rilevante è stato il segnale che ha voluto mandare il presidente della Repubblica, in una fase in cui il dibattito politico sul referendum costituzionale sulla giustizia del 22 e 23 marzo sta entrando nel vivo. Mattarella, infatti, ha scelto di spendere direttamente la sua funzione di garanzia per ribadire la centralità costituzionale del CSM e per invitare a mantenere il confronto tra poteri dello Stato su un terreno di rispetto reciproco, in una fase in cui il rapporto tra politica e magistratura è tornato al centro del dibattito pubblico.

Il CSM è l’organismo di autogoverno della magistratura, presieduto dal presidente della Repubblica, a cui la Costituzione assegna competenze che incidono direttamente sulla vita professionale dei magistrati.

Nel suo discorso, Mattarella ha comunque evitato di trasformare il richiamo in una difesa acritica del CSM. Il capo dello Stato ha riconosciuto che l’istituzione non è «esente» da problemi e che nei suoi confronti le critiche non sono «precluse». Mattarella ha aggiunto però un passaggio che mira a riequilibrare il tono del confronto istituzionale: «difetti, lacune ed errori» possono riguardare anche le «altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario».

Mattarella ha poi sottolineato che la sede del CSM «rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica». Proprio per questo, ha concluso Mattarella, il presidente della Repubblica ha avvertito la necessità di rinnovare l’esortazione al rispetto tra istituzioni «in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza» e «nell’interesse della Repubblica».

L’intervento del presidente della Repubblica si inserisce in un contesto in cui, in vista del referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia del 22 e 23 marzo, negli ultimi giorni si è alzato il livello dello scontro attorno al ruolo del CSM e, più in generale, ai rapporti tra politica e magistratura.

A riaccendere le polemiche sono state soprattutto alcune dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in un’intervista ha attaccato il sistema delle correnti e le dinamiche che accompagnano l’elezione dei componenti del CSM, arrivando a parlare di un meccanismo «paramafioso». Queste parole hanno provocato le reazioni critiche dell’Associazione nazionale magistrati (ANM) e di alcuni partiti all’opposizione, che le hanno lette come un attacco fatto per delegittimare la magistratura.