In Italia è iniziata la quinta ondata

Numeri alla mano, i contagi crescono un po’ ovunque e i casi più gravi hanno smesso di scendere
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Nella settimana tra il 14 e il 20 marzo in Italia si sono registrati 477 mila nuovi casi di coronavirus, 137 mila in più rispetto a quelli registrati nella settimana precedente.

Numeri alla mano, come si sta sviluppando nel nostro Paese questa quinta ondata della pandemia?

I casi crescono ovunque

L’aumento dei contagi, iniziato nei primi giorni di marzo, sta coinvolgendo tutte e quattro le macroaree italiane, in particolar modo il Centro e il Sud. In entrambe i casi crescono più velocemente rispetto al resto del Paese e l’incidenza è più alta. Il Nord-Ovest è invece la zona con la minore incidenza, mentre il Nord-Est è quella dove i casi crescono con la velocità minore. 

A livello regionale, i contagi aumentano soprattutto in Puglia, Campania, Lazio e Abruzzo, dove i casi stanno crescendo del 50 per cento rispetto alla settimana prima. L’Umbria è la regione con la maggiore incidenza, mentre la Valle d’Aosta quella con la minore. La Sicilia e la provincia autonoma di Bolzano sono invece le due regioni con il minore aumento dei casi.

Sono colpite tutte le fasce d’età

Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss), in questo momento la quinta ondata sta riguardando tutte le classi di età. I contagi crescono in tutte con velocità simili (con l’eccezione della fascia tra zero e 9 anni). Gli aumenti sono iniziati in periodi diversi, cosa che fa sì che nella fascia tra i 10 e i 19 anni si sta registrando la maggiore incidenza giornaliera (circa 200 casi ogni 100 mila persone), mentre tra gli over 80 quella minore (circa 75 casi per 100 mila persone). 

L’indagine di prevalenza sulle varianti condotta dalle regioni e dall’Iss ha evidenziato come nella prima settimana di marzo il 44 per cento dei casi fosse riconducibile alla variante BA.2, una sottovariante di omicron. La maggiore prevalenza è nel Nord-Ovest (62 per cento) e la minore nel Sud (31 per cento).

Non troviamo tutti i positivi

Quando si analizza l’andamento dei contagi è sempre importante guardare anche il tasso di positività, cioè il numero di positivi trovati in rapporto al numero di test fatti.

Il tasso di positività in Italia ha iniziato ad aumentare quando sono iniziati a salire i casi. Al momento il 15,5 per cento dei tamponi che vengono fatti risulta positivo e, a differenza del passato, il tasso di positività dei tamponi rapidi è maggiore di quello dei tamponi molecolari: il primo si attesta intorno al 13,3 per cento, il secondo al 16,2 per cento. Questa è anche la prima ondata che l’Italia affronta utilizzando i tamponi rapidi come strumento predefinito per individuare i positivi, facendo meno affidamento sui tamponi molecolari (che però sono più affidabili dei rapidi).

L’evoluzione del tasso di positività totale, che tiene conto sia dei rapidi che dei molecolari, mostra che siamo tornati a livelli non troppo distanti da quelli raggiunti con il picco della quarta ondata di inizio gennaio, quando si era arrivati al 18 per cento. 

Il progressivo aumento del tasso di positività nelle ultime tre settimane indica che molto probabilmente stiamo sottostimando il numero di contagi: i test non stanno infatti tenendo il passo con la diffusione dell’epidemia.

Inizia a vedersi un effetto sui casi gravi

L’aumento dei casi si sta già riflettendo sul numero di casi gravi: i ricoveri ordinari e in terapia intensiva hanno smesso di calare, dopo due mesi in cui lo hanno fatto in modo continuo. 

Il 15 marzo ci sono infatti stati 541 ricoveri (media settimanale) contro un minimo di 522 raggiunto quattro giorni prima. Questi dati, pubblicati dall’Iss, sono per la data effettiva di ricovero e ci mettono diversi giorni prima di consolidarsi: ci sono infatti ricoveri già avvenuti che non sono ancora stati comunicati dalle regioni all’Iss. Questi dati sono quindi destinati ad aumentare con i prossimi aggiornamenti e probabilmente si vedrà come pochi giorni fa i ricoveri non solo non stavano più calando, ma avevano già cominciato la risalita. 

Il 20 marzo i ricoveri in terapia intensiva sono stati 44 (media settimanale) contro un minimo di 40 raggiunto nei giorni precedenti. Il 19 marzo si sono registrati in media più ricoveri in rianimazione di quelli che si avevano avuti sette giorni prima, dopo due mesi in cui se ne aveva avuti di meno. 

Va comunque tenuto conto che i ricoverati in reparto e in terapia intensiva sono complessivamente ancora in calo. Inoltre, bisogna considerare che l’Italia ha un alto tasso di vaccinazione nella popolazione e che la variante che si sta diffondendo sembra non comportare un rischio di ospedalizzazione maggiore della variante omicron, che causa forme più lievi della Covid-19 rispetto alle precedenti varianti.

I casi crescono anche nel resto d’Europa

Questa nuova ondata di casi non sta riguardando solo l’Italia, ma diversi Paesi europei. 

Secondo i dati raccolti da Our World in Data, un progetto dell’Università di Oxford, nell’ultima settimana i contagi sono cresciuti rispetto alla precedente anche in Portogallo, Francia, Grecia, Regno Unito, Germania, Austria, Svizzera, Cipro e Croazia. Sono ancora in calo nell’Europa settentrionale e orientale, oltre che in Spagna. 

Tra i Paesi in crescita, Francia, Portogallo e Regno Unito hanno un’incidenza di casi per 100 mila persone simile a quella italiana, mentre è più alta in Germania, Austria e Svizzera.

In conclusione

L’Italia sta affrontando un nuovo aumento dei contagi che riguarda tutte le aree del Paese e tutte le fasce anagrafiche, seppur con intensità diversa. I casi stanno aumentando anche in diversi altri Paesi europei.

L’aumento dei casi sta già avendo un effetto su quelli gravi: i ricoveri ordinari e in terapia intensiva hanno infatti smesso di scendere dopo due mesi di calo continuo e ora stanno iniziando a crescere. 

Grazie all’alto tasso di vaccinazione e una variante con effetti più lievi si dovrebbe continuare a vedere il disaccoppiamento, già registrato con la quarta ondata, tra la curva dei positivi e quella dei casi gravi.
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