Che cosa sappiamo sulla quarta dose di vaccino contro la Covid-19

A breve il governo deciderà se estenderla dagli immunodepressi ad altre fasce della popolazione. Ecco che cosa dicono gli studi scientifici sulla sua efficacia
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
Il 1° aprile il ministro della Salute Roberto Speranza ha annunciato che a breve il governo prenderà una decisione sulla somministrazione di una quarta dose di vaccino contro la Covid-19 alla popolazione più anziana.

Ma che cosa hanno deciso a proposito gli altri Paesi europei e del mondo? E che cosa dicono gli studi scientifici sulla necessità di fare una dose in più rispetto alla terza, che ancora non è stata fatta da oltre il 30 per cento della popolazione italiana? Abbiamo fatto un po’ di chiarezza

Che cosa si è deciso finora, in Italia e in Europa

Il 17 marzo l’Agenzia europea per i medicinali (Ema), l’ente che si occupa di approvare i vaccini per i Paesi dell’Unione europea, ha dichiarato che al momento non ci sono ancora dati sufficienti per raccomandare la quarta dose a tutta la popolazione, anche se alcuni Stati hanno già iniziato a somministrarla alle persone più anziane. L’Ema ha sottolineato che maggiori prove a sostegno di una quarta dose potrebbero arrivare nel corso della primavera. Nel mentre, i principali Paesi europei – considerando anche il Regno Unito – sono andati in ordine sparso.

In Italia la quarta dose è stata autorizzata nella seconda metà di febbraio per le persone immunodepresse, ossia quelle con bassissime difese immunitarie. Per questa categoria di persone, il governo aveva iniziato la somministrazione della terza dose a settembre 2021, come completamento del ciclo vaccinale primario e non come richiamo. In pratica, per gli immunodepressi, la quarta dose di vaccino vale come primo richiamo. 

Nel Regno Unito, invece, le somministrazioni della seconda dose di richiamo sono iniziate il 21 marzo per le persone sopra i 75 anni, chi vive nelle case di riposo e gli immunocompromessi, per un totale di circa 5 milioni di persone. La decisione è stata presa dopo che a febbraio il Comitato congiunto per la vaccinazione e l’immunizzazione (Jcvi) ha raccomandato la quarta dose, che va fatta tra i tre e i sei mesi dopo la terza. 

La Germania ha deciso di offrire la possibilità di fare un secondo richiamo alle persone con più di 70 anni, a chi è a rischio di malattie gravi e agli operatori sanitari. Lo Stiko, il comitato scientifico che consiglia il governo tedesco in merito alle vaccinazioni, ha giustificato la decisione spiegando che i dati che arrivano da Israele sono particolarmente promettenti e che si osserva un calo della protezione contro il rischio di infezione pochi mesi dopo la somministrazione della terza dose. 

Anche in Francia, la campagna per la somministrazione delle quarte dosi è già iniziata a marzo per la popolazione over 80, per le persone immunodepresse e per chi vive nelle case di riposo, per un totale di circa 4,1 milioni di francesi. Come nel Regno Unito, le autorità sanitarie francesi hanno raccomandato di far passare tra i tre e i sei mesi dalla somministrazione della terza dose. In più, l’Alta autorità per la salute (Has) ha raccomandato al governo di estendere la quarta dose alle persone tra i 65 e gli 80 anni e ai soggetti cosiddetti fragili, ossia coloro che soffrono di più patologie. La Has ha inoltre suggerito di aspettare almeno sei mesi dalla terza dose per non ridurre il tasso di adesione alla vaccinazione con iniezioni troppo frequenti. 

Fuori dall’Europa, negli Stati Uniti la seconda dose di richiamo, da somministrare almeno quattro mesi dopo la terza dose, è stata autorizzata a fine marzo per tutti coloro che hanno più di 50 anni e per chi è immunodepresso. Tra chi ha già ricevuto la quarta dose c’è anche il presidente statunitense Joe Biden.

Che cosa dicono gli studi sull’efficacia

Israele è stato il primo Paese ad approvare la quarta dose di vaccino per chi ha più di 60 anni e ha ricevuto la prima dose di richiamo almeno quattro mesi prima. Attualmente ci sono tre studi che hanno analizzato l’efficacia della quarta dose in Israele, condotti tutti durante l’ondata di contagi causata dalla variante omicron nel Paese da dicembre in poi. 

Il primo studio si è concentrato sulla formazione di anticorpi e l’efficacia rispetto al rischio di infezione degli operatori sanitari, evidenziando come quest’ultima fosse bassa (31 per cento con Moderna e 44 per cento con Pfizer). Il secondo studio ha invece rilevato tra le persone over 60 un aumento della protezione contro le forme gravi di Covid-19 pari a quattro volte rispetto a chi aveva tre dosi. Il terzo studio, il più importante sinora, ha evidenziato come la mortalità tra chi ha ricevuto due dosi di richiamo rispetto a chi ne ha ricevuta una è del 78 per cento.

I numeri italiani sulle quarte dosi

Come abbiamo spiegato sopra, in Italia da circa un mese gli immunodepressi possono ricevere la quarta dose di vaccino. Ad oggi solo il 7,9 per cento di chi potrebbe averla l’ha effettivamente ricevuta e ci sono grandi differenze regionali. 

In Piemonte il 36 per cento degli immunocompromessi è stato coperto con il secondo richiamo, un dato che scende al 19 per cento in Valle d’Aosta e al 18 per cento nella provincia autonoma di Bolzano. L’Emilia-Romagna, l’Umbria, la Toscana e il Lazio si attestano invece tra il 16 e il 10 per cento, mentre sono sotto il 10 per cento tutte le altre regioni. La Calabria e il Molise sono addirittura sotto l’1 per cento. 

Va comunque considerato che ci sono anche delle incertezze relative alla platea degli immunodepressi. Alcune regioni hanno infatti segnato come platea un numero “forfettario”: in Toscana sarebbero esattamente 35 mila, nel Lazio 75 mila, nelle Marche 18 mila e via così in altre cinque regioni.

In conclusione

Diversi Paesi hanno iniziato ad approvare la somministrazione di una quarta dose per la popolazione più anziana. In Italia finora è stata autorizzata per gli immunodepressi ed è considerata come la prima dose di richiamo. Ad oggi, la quarta dose è stata ricevuta da meno dell’8 per cento di chi ne ha diritto e ci sono grandi differenze tra regioni.

Secondo gli studi più recenti, la protezione data da tre dosi è alta in particolar modo contro le forme gravi di Covid-19, ma quella contro l’infezione scende rapidamente. La quarta dose sembra riuscire ad alzare ulteriormente queste protezioni: secondo il principale studio condotto finora, la quarta dose in Israele avrebbe ridotto il rischio di morte del 78 per cento rispetto a chi ha avuto tre dosi.

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