Il “campo largo” si unisce sull’abolizione delle carrozze a cavalli

I partiti di opposizione, divisi su molte questioni, hanno presentato una proposta per vietare l’uso di animali nei veicoli destinati al trasporto di persone
ANSA
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Il “campo largo” fatica ancora a trovare una posizione condivisa su diverse questioni importanti, dalla politica estera all’energia nucleare. C’è però almeno un tema su cui Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra hanno trovato un accordo: l’abolizione delle carrozze trainate da cavalli. Il 29 luglio infatti le tre forze politiche hanno presentato alla Camera una proposta di legge per vietare l’uso degli animali nei veicoli destinati al trasporto di persone. Il testo, depositato il 20 luglio, è firmato dai deputati Patrizia Prestipino (Partito Democratico), Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi-Sinistra) e Sergio Costa (Movimento 5 Stelle). «All’inizio ci eravamo mossi tutti e tre in modo autonomo sul tema, poi abbiamo deciso di unire le nostre iniziative in un’unica proposta di legge», ha spiegato Borrelli a Pagella Politica.

Secondo Prestipino, che è anche Garante per gli animali di Roma Capitale, l’iniziativa rappresenta «un grande segnale politico» condiviso dalle tre principali forze del cosiddetto “campo largo”, ossia l’alleanza di centrosinistra che riunisce le tre forze firmatarie della proposta. Quest’ultima è stata presentata soprattutto come un intervento per abolire le “botticelle”, il nome con cui a Roma sono conosciute le carrozze trainate dai cavalli. In realtà, il divieto avrebbe portata nazionale e riguarderebbe anche servizi simili presenti in altre città italiane.

Sul tema sembra esserci una certa convergenza anche al di fuori del “campo largo”, anche se questo non significa che il centrodestra sostenga la nuova proposta. Nell’ottobre 2022 Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati con una lunga attività a tutela degli animali, aveva già presentato alla Camera una proposta di legge per abolire il servizio di piazza con veicoli a trazione animale. Il testo è stato poi assorbito nella riforma del codice della strada, senza però tradursi in un divieto. Anche singoli esponenti di Forza Italia si sono espressi a favore. Rachele Mussolini, capogruppo del partito nel consiglio comunale di Roma, ha sostenuto la conversione delle licenze delle “botticelle” in licenze taxi e l’aumento dei controlli sui conducenti. «Ci sono state aperture da parte di singoli esponenti: Rachele Mussolini è d’accordo con noi e anche Rita Dalla Chiesa (deputata di Forza Italia, ndr) è favorevole», ha detto Borrelli.

La proposta del “campo largo” è stata presentata come un’iniziativa a tutela degli animali e per accelerare, nei singoli comuni, il superamento delle carrozze trainate da cavalli. Vediamo che cosa prevede e quali sono gli eventuali punti critici.

La normativa sulle carrozze

Oggi il trasporto pubblico con carrozze trainate da cavalli rientra nel cosiddetto “servizio di piazza”. Si tratta di un servizio disponibile su richiesta, senza percorsi o orari prestabiliti, svolto da veicoli che aspettano i passeggeri in postazioni pubbliche autorizzate, in modo simile ai taxi. Le regole specifiche per le carrozze a trazione animale sono contenute nell’articolo 70 del codice della strada, che la proposta di legge del “campo largo” vuole abrogare.

La norma consente ai comuni di rilasciare licenze per questo tipo di servizio, stabilendo i tratti e le zone in cui può essere svolto per ragioni turistiche e culturali. Sempre i comuni possono poi riservare aree specifiche allo stazionamento delle carrozze, ma chi svolge il servizio senza licenza rischia una multa fino a circa 350 euro e la confisca del veicolo.

I veicoli a trazione animale sono citati anche nella legge del 1992 che disciplina i servizi pubblici non di linea, che si distinguono dai servizi con percorsi e orari prestabiliti come nel caso di autobus e treni. In questa categoria rientrano anche le carrozze trainate da cavalli, che possono essere utilizzate sia per il servizio taxi sia per il noleggio con conducente

I comuni possono poi introdurre regole più restrittive, come ha fatto Roma. A fine 2020 l’Assemblea Capitolina, il consiglio comunale di Roma, ha approvato un regolamento che limita il servizio ad alcune aree verdi, stabilisce orari di lavoro per i cavalli e vieta la circolazione nelle ore più calde di luglio e agosto o quando la temperatura raggiunge i 30 gradi. I titolari possono inoltre convertire volontariamente la licenza in una licenza taxi.

Divieti e conversioni delle licenze

Il punto centrale della proposta di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra riguarda l’introduzione di un divieto valido a livello nazionale.

In pratica, l’articolo 1 vieta di usare animali per trasportare persone, sia nei servizi pubblici sia nelle attività turistiche, ricreative o di rappresentanza. Inoltre, lo stesso articolo abroga interamente l’articolo 70 del codice della strada. Chi non rispetta il divieto rischia una sanzione amministrativa che va dai mille ai cinquemila euro e la confisca sia della carrozza sia dell’animale. 

La proposta interviene anche sulle licenze. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge, i comuni dovrebbero trasformare quelle delle carrozze trainate da animali in licenze taxi, autorizzazioni per il noleggio con conducente oppure licenze per veicoli elettrici. Tra questi potrebbero rientrare anche vecchie carrozze trasformate e dotate di un motore elettrico.

Un nuovo fondo

Per aiutare i titolari a sostituire le proprie carrozze, la proposta di legge istituisce presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un fondo da cinque milioni di euro per il 2026. Le risorse sarebbero assegnate sotto forma di contributi a fondo perduto per l’acquisto di veicoli elettrici. Non si tratterebbe però dello stanziamento di nuove risorse: i cinque milioni verrebbero finanziati riducendo un fondo già previsto nel bilancio del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La proposta affronta anche il futuro degli animali. L’articolo 4 vieta infatti di mandare al macello i cavalli e gli altri animali impiegati nel servizio. I proprietari dovrebbero continuare a mantenerli nel rispetto delle norme sul benessere animale oppure cederli gratuitamente ad associazioni o enti del terzo settore che garantiscano di prendersene cura per il resto della loro vita.

Per la tutela degli animali

«A dire il vero, molti comuni stanno già riducendo autonomamente il numero delle licenze per le carrozze trainate da animali, ma lo stanno facendo con estrema lentezza», ha detto Borrelli a Pagella Politica. Un caso recente riguarda Palermo, dove il 26 luglio il consiglio comunale ha approvato una delibera per sostituire progressivamente le carrozze trainate da cavalli con veicoli elettrici. «Questa norma servirebbe ad accelerare il processo e a spingere i comuni più restii ad adeguarsi in tempi più rapidi», ha continuato Borrelli. 

Secondo la relazione introduttiva alla proposta, i regolamenti comunali si sono rivelati «frammentari e insufficienti» e serve quindi una disciplina uguale in tutta Italia. Per i promotori, la conversione delle licenze permetterebbe di tutelare gli animali senza penalizzare i lavoratori, che potrebbero continuare a svolgere la propria attività e a mantenere il proprio reddito.

Alla base della proposta c’è soprattutto la tutela del benessere animale, un principio che, secondo Borrelli, la normativa attuale non garantisce a sufficienza perché «totalmente obsoleta». Nella relazione introduttiva i promotori richiamano in particolare il cambiamento climatico e le temperature sempre più elevate raggiunte nelle città durante l’estate. L’asfalto accumula calore e, secondo il testo, espone gli animali costretti a lavorare sulle strade a condizioni di forte sofferenza. A questi rischi si aggiungono il traffico, l’inquinamento atmosferico e acustico e i problemi legati alla sicurezza stradale.

I nodi critici

La proposta lascia però alcuni aspetti poco chiari, a partire dal fondo da cinque milioni di euro. Il testo indica l’importo complessivo e lo scopo, ma non spiega quanto potrebbe ricevere ogni beneficiario, come verrebbero distribuite le risorse, quale amministrazione dovrebbe gestire le domande e se alcune richieste avrebbero la precedenza. Non è previsto neppure un successivo decreto ministeriale per definire questi dettagli.

C’è poi un problema di tempi. Le risorse sono previste solo per il 2026, ma la proposta è stata depositata il 20 luglio. Per diventare legge, il testo deve essere approvato senza modifiche sia dalla Camera sia dal Senato. Se l’iter non si concludesse entro la fine dell’anno, sarebbe quindi necessario aggiornare la copertura finanziaria. «Noi puntiamo ad approvare il testo il prima possibile, ma se si arrivasse al 2027 se ne riparlerà», ha detto Borrelli.

Un ultimo nodo riguarda il futuro degli animali. Il testo vieta di mandarli al macello, ma non prevede risorse specifiche per il loro mantenimento. I cinque milioni del fondo sono infatti destinati esclusivamente all’acquisto di veicoli elettrici. Le spese per la cura degli animali per il resto della loro vita rimarrebbero quindi a carico dei proprietari o degli enti del terzo settore disposti ad accoglierli gratuitamente.

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