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Sì, grazie a gas e petrolio la Russia ha incassato 90 miliardi dall’inizio della guerra

| 15 giugno 2022
La dichiarazione
«In 100 giorni di guerra Putin ha incassato oltre 90 miliardi dai combustibili fossili. L’Ue ne ha acquistati circa 57, quasi quanto la spesa militare annua di tutta la Federazione russa»
Fonte: Facebook | 14 giugno 2022
ANSA
ANSA
Verdetto sintetico
Le cifre indicate dal segretario di Sinistra italiana sono fondate.
In breve
  • La fonte è probabilmente il ​​Centre for research on energy and clean air (Crea), che dall’inizio della guerra stima quanto sta incassando la Russia dalla vendita di combustibili fossili. TWEET
  • Secondo i dati più aggiornati, dal 24 febbraio la Russia ha esportato gas, petrolio e carbone per un valore pari a 88,5 miliardi di euro, di cui 61 miliardi acquistati dai Paesi dell’Ue. TWEET
  • In difesa la Russia spende circa 59 miliardi di euro l’anno. TWEET
Il 14 giugno il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni ha criticato su Facebook l’«ipocrisia» dei Paesi occidentali sulla guerra in Ucraina, visto che dall’inizio del conflitto la Russia «ha incassato oltre 90 miliardi dai combustibili fossili». Secondo Fratoianni, circa 57 miliardi sarebbero stati acquistati dai Paesi dell’Unione europea, una cifra pari a quasi alla «spesa militare annua» di tutta la Russia.

Abbiamo verificato e le cifre indicate dal segretario di Si sono fondate.

Le esportazioni della Russia di combustibili fossili

La fonte dei dati a cui ha fatto riferimento Fratoianni è molto probabilmente il Centre for research on energy and clean air (Crea), un centro di ricerca indipendente che studia le dinamiche e gli effetti dell’inquinamento dell’aria, le cui stime in passato abbiamo utilizzato anche noi di Pagella Politica per altri fact-checking sul tema. 

Negli scorsi mesi, il Crea ha lanciato un contatore online, che stima quanti soldi ha incassato la Russia dall’inizio della guerra in Ucraina grazie alla vendita di petrolio, gas naturale e carbone. Queste stime vanno prese con la dovuta cautela: come ha spiegato a Pagella Politica Hubert Thieriot, responsabile del contatore di Crea, i numeri del centro di ricerca sono «stime grezze» e in «continuo miglioramento». E come mostra la stessa metodologia seguita da Crea, sapere con precisione quanto spendono ogni giorno i Paesi del mondo in gas, carbone e petrolio russo non è semplice e ogni stima deve basarsi necessariamente su una serie di assunzioni. Per esempio, gran parte del gas o del petrolio importati poggia su contratti non pubblici, dalla durata pluriennale, i cui costi possono essere stimati sulla base dei valori delle importazioni passate o dell’andamento del prezzo delle materie prime.

Al di là di queste osservazioni, tra il 24 febbraio e il 14 giugno, la Russia ha esportato circa 88,5 miliardi di euro di combustibili fossili, considerando il petrolio, il gas e il carbone, una cifra molto vicina ai «90 miliardi» di cui ha parlato Fratoianni. 

Di queste esportazioni, circa 14 miliardi di euro sono andati in Cina, Paese che non ha adottato sanzioni contro la Russia per l’invasione in Ucraina. Quasi 61 miliardi di euro – dunque un dato leggermente più alto dei 57 miliardi citati da Fratoianni – sono stati acquistati dai Paesi dell’Unione europea. Per la precisione, quasi 34 miliardi sono stati spesi per il petrolio, circa 25,3 miliardi per il gas e quasi 1,6 miliardi per il carbone.

L’ordine di grandezza indicato dal segretario di Sinistra italiana è corretto anche per quanto il confronto con la spesa militare della Russia, che nel 2020 ha investito nella difesa quasi 59 miliardi di euro, una cifra pari al 4,3 per cento del suo Pil.

Il verdetto

Secondo Nicola Fratoianni, dall’inizio della guerra in Ucraina la Russia «ha incassato oltre 90 miliardi dai combustibili fossili», di cui l’Ue «ne ha acquistati circa 57, quasi quanto la spesa militare annua di tutta la Federazione russa». 

Abbiamo verificato e queste cifre sono fondate.
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