Il deputato del Movimento 5 Stelle Alessandro Di Battista ha commentato in un post su Facebook le dichiarazioni di Matteo Renzi a proposito del ponte sullo Stretto di Messina.



Il 27 settembre, intervenendo nella cerimonia per i 110 anni dell’impresa di costruzioni Salini-Impregilo a Milano, Renzi aveva detto che «noi siamo pronti» e si era rivolto a Pietro Salini, a.d. del gruppo, aggiungendo che la costruzione del ponte è «una sfida a voi» e che «se voi siete nelle condizioni di portare le carte e di sistemare ciò che è fermo da dieci anni, noi lo sblocchiamo».



Di Battista ha scritto che il giorno successivo alle dichiarazioni di Renzi il titolo del gruppo è salito in Borsa. Ha chiesto se «qualcuno ci ha guadagnato» e se ci siano stati «scambi di azioni anomali» il giorno prima. Ha annunciato un esposto in Procura e ha suggerito che dietro le parole del Presidente del Consiglio ci sia uno «scambio di favori»: l’appoggio del gruppo nella prossima battaglia referendaria in cambio della rivitalizzazione del progetto del ponte. Non ci occupiamo di questa seconda parte, che è opinione o per lo meno sospetto di Di Battista, ma possiamo verificare se le azioni di Salini-Impregilo sono effettivamente cresciute il giorno successivo.



Il ruolo di Salini-Impregilo



Renzi ha chiamato in causa la Salini-Impregilo perché il gruppo Impregilo, il 12 ottobre 2005, si aggiudicò la gara d’appalto per la realizzazione del ponte. Più precisamente, l’offerta vincitrice di 3,88 miliardi di euro venne presentata da un consorzio di imprese, Eurolink, una joint venture il cui socio principale è Impregilo con il 45%. Salini e Impregilo si sono fuse nel 2014, dando vita al gruppo con il nome attuale.



L’offerta con cui Impregilo vinse l’appalto nel 2005 si riferiva alla sola realizzazione del ponte, ma intorno ad esso sono necessarie molte altre opere infrastrutturali dai costi altrettanto, se non più, rilevanti: nell’ultima rilevazione ufficiale dei costi complessivi per il progetto, nel settembre 2012, essi erano arrivati a 8,55 miliardi di euro. Nonostante i primi lavori preliminari fossero partiti nel dicembre 2009, nello stesso 2012 il governo Monti decise di togliere il ponte dall’elenco dei progetti “indifferibili”. Eurolink ha avviato dunque diverse cause, tuttora in corso, per chiedere risarcimenti stimati in 790 milioni di euro più interessi (per una storia del progetto più recente di costruzione del ponte, rimandiamo a questa ricostruzione critica di Luca Silenzi e a un intervento recente, anch’esso critico, su LaVoce.info da parte del professor Beria del Politecnico di Milano).



Le azioni del gruppo



L’andamento del titolo di Salini-Impregilo è visibile sul sito della Borsa Italiana. Riportiamo nel grafico successivo le quotazioni degli ultimi tre mesi.






Il 28 settembre, giorno successivo alle dichiarazioni di Renzi, il titolo ha chiuso a 2,626 euro, in aumento dai 2,46% del giorno precedente. L’aumento è stato del 6,75%, come indicato da Di Battista. Si può anche vedere che nei giorni successivi il titolo è calato nuovamente e che la sua quotazione rimane inferiore ai massimi visti negli ultimi tre mesi. Nel recente passato, inoltre, c’erano stati giorni in cui gli aumenti del valore azionario erano stati simili a quello del 28 settembre: ad esempio l’11 agosto (+5,49 per cento) e il 1° luglio (+8,27 per cento).



Il verdetto



Alessandro Di Battista ha detto che il valore delle azioni di Salini-Impregilo è aumentato del 6,75 per cento il giorno successivo le dichiarazioni del presidente del Consiglio su un’eventuale ripresa del progetto per il ponte sullo Stretto di Messina. L’aumento si è effettivamente verificato nella percentuale indicata dall’esponente del Movimento 5 Stelle, a cui assegnamo quindi un “Vero”. Bisogna comunque precisare che questa affermazione corretta non avvalora in alcun modo le conclusioni avanzate dubitativamente da Di Battista che sia avvenuto uno “scambio di favori” tra Renzi e l’impresa.