Matteo Renzi

In Italia ci sono quasi due milioni di dosi di vaccino non utilizzate

«Giudico uno scandalo, ad esempio, che ci siano più di un milione di dosi di vaccini non utilizzate»

Pubblicato: 02 mar 2021
Data origine: 02 mar 2021
Macroarea questioni sociali

In un’intervista a il Giornale del 2 marzo Matteo Renzi, ha criticato l’ormai ex commissario all’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, esprimendo la sua soddisfazione per l’avvicendamento col generale Francesco Paolo Fiigliuolo. Per motivare la propria critica ad Arcuri il leader di Italia Viva tra le altre cose ha sostenuto che in Italia ci siano «più di un milione di dosi di vaccini non utilizzate». Il dato è impreciso per difetto: secondo i dati del 1° marzo le dosi consegnate al nostro Paese ma ancora non utilizzate sono quasi due milioni. La responsabilità, tuttavia, sembra da cercare più a livello regionale che nazionale.

Andiamo a vedere i dettagli.

Quante sono le dosi non somministrate

Sul sito del governo dedicato ai vaccini, aggiornato al 1° marzo, si legge che le dosi di vaccino somministrate sono in totale 4.354.008, a fronte di 6.293.860 dosi consegnate. Le dosi di vaccino non ancora utilizzate sono dunque 1.939.852 (il 30,8 per cento del totale), una cifra più vicina ai due milioni che al milione citato da Renzi.

I circa 6,3 milioni di vaccini consegnati sono, in particolare, più di 4,5 milioni della Pfizer-BioNTech, più di 1,5 milioni di AstraZeneca e meno di 250 mila di Moderna. Ricordiamo che, se le trattative con le industrie farmaceutiche sono state condotte dalla Commissione europea a nome di tutti gli Stati membri, la scelta di quali vaccini acquistare è invece stata presa a livello nazionale. Ad esempio la Germania ha puntato sul vaccino Moderna decisamente più dell’Italia, acquistandone – in proporzione sul totale dei vaccini prenotati – una percentuale maggiore.

Sono tante o sono poche?

Ma il 30 per cento circa di dosi consegnate ma non utilizzate dall’Italia sono tante o poche? Per rispondere a questa domanda vediamo qual è la situazione negli altri principali Paesi dell’Ue, Germania, Francia e Spagna.

Germania

In Germania sono state consegnate, al 1° marzo, 8.796.495 dosi di vaccino. Di queste ne sono state somministrate 6.394.364. La percentuale di dosi non utilizzate è dunque del 27,3 per cento. Una percentuale leggermente inferiore a quella dell’Italia.

Francia

In Francia sono state consegnate, sempre al 1° marzo, 5,62 milioni di dosi di vaccino circa e ne sono state somministrate 4,56 milioni. La percentuale di dosi non utilizzate è quindi del 18,9 per cento circa. Una percentuale nettamente inferiore a quella italiana e anche tedesca.

Spagna

In Spagna infine le dosi consegnate ammontano, secondo il report del 1° marzo del governo, a poco più di 4,5 milioni e quelle somministrate a 3,83 milioni. La percentuale di dosi non utilizzate è quindi circa del 15 per cento. La più bassa tra quelle viste finora, mentre la più alta è quella italiana.

Le differenze regionali in Italia

La somministrazione dei vaccini ha in Italia un andamento differente da regione a regione. Dalla tabella che si vede sul sito del governo risulta ad esempio che ai primi tre posti, per percentuale di somministrazione rispetto alle dosi consegnate, ci sono la Valle d’Aosta (87,9 per cento), la Provincia autonoma di Bolzano (84,2 per cento) e la Campania (76,7 per cento). Agli ultimi tre ci sono invece la Calabria (54,6 per cento), la Sardegna (55,8 per cento) e l’Umbria (57,8 per cento).

Il mancato utilizzo di quasi due milioni di dosi dipende quindi in misura determinante dalla strategia vaccinale delle singole regioni (che tengono più o meno scorte per la seconda inoculazione) o dalle loro inefficienze.

Se tutte le Regioni avessero ad esempio la percentuale di somministrazione del totale della Valle d’Aosta, le dosi consegnate e non utilizzate sarebbero poco più di 760 mila e faremmo meglio della Spagna. O, specularmente, se tutte le regioni avessero la percentuale di somministrazione della Calabria, le dosi non utilizzate sarebbero quasi tre milioni e si aggraverebbe l’ultima posizione, tra i grandi Paesi Ue, dell’Italia.

Come ha spiegato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe (che ha lo scopo di promuovere e realizzare attività di formazione e ricerca in ambito sanitario), in un’intervista alla Stampa del 1° marzo, «il piano vaccinale nazionale è debole, fornisce solo indicazioni di massima, le modalità organizzative sono lasciate alle Regioni e questo, in molti casi, è un problema».

Le consegne previste nei prossimi mesi

La convivenza di diverse strategie a livello regionale rischia infatti, sempre secondo Cartabellotta, di creare dei colli di bottiglia che potrebbero essere particolarmente problematici con l’arrivo di un numero molto superiore di dosi.

Se infatti nei primi due mesi del 2021 sono state consegnate circa 6,3 milioni di dosi, in base alle aspettative del governo (aggiornate al 12 febbraio 2021) a marzo ne potrebbero arrivare – al netto delle incertezze sull’effettiva consegna da parte delle industrie farmaceutiche – poco meno di 10 milioni. E nel trimestre aprile-giugno dovrebbero arrivare quasi 40 milioni di dosi (considerando solo i vaccini approvati finora, più quello di Johnson&Johnson che dovrebbe essere approvato dall’Ema entro metà marzo).

Se permanesse insomma una percentuale di mancato utilizzo delle dosi consegnati pari al 30 per cento circa, si rischierebbe di avere a ridosso dell’estate più di dieci milioni di vaccini non somministrati.

Il verdetto

Matteo Renzi, criticando la gestione dell’ex commissario all’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri, ha dichiarato il 2 marzo che in Italia ci sono più di un milione di dosi di vaccino che non sono state utilizzate. La sua affermazione è imprecisa per difetto: al 1° marzo le dosi consegnate e ancora non sommministrate erano quasi due milioni, il 30 per cento del totale.

Questa percentuale è la più elevata tra i grandi Paesi dell’Ue: facciamo un po’ peggio della Germania e nettamente peggio di Francia e Spagna.

Il problema però sembra più a livello regionale che nazionale. Le differenze locali infatti molto grandi e se tutte le regioni avessero le percentuali di distribuzioni delle dosi consegnate di quelle più virtuose (Val d’Aosta o Provincia autonoma di Bolzano), l’Italia sarebbe la migliore tra i grandi Paesi Ue.

Il problema delle basse percentuali di distribuzione è poi particolarmente preoccupante nella prospettiva dei massicci arrivi di vaccini previsti nei prossimi mesi: la proiezione della percentuale del 30 per cento sulle consegne stimate, entro giugno incluso, delinea uno scenario in cui le dosi di vaccino che non vengono somministrate rapidamente sono più di dieci milioni.

In ogni caso per Renzi un “C’eri quasi”.

Logo
Logo