Matteo Salvini

No, la regolarizzazione dei migranti non sarebbe «senza precedenti»

«Il governo sta lavorando [...] a una maxi sanatoria [...] mai vista in precedenza. Il ministro dell’agricoltura Bellanova parlava addirittura di 600 mila immigrati, da sanare, dalla sera alla mattina per decreto»

Pubblicato: 12 mag 2020
Data origine: 05 mag 2020
Macroarea questioni sociali

Il 5 maggio l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini è intervenuto su Facebook sulla proposta di regolarizzazione dei migranti presentata dalla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova.

Salvini ha detto (min. 02.39) che «il governo sta lavorando a una maxi sanatoria mai vista in precedenza» per «600 mila immigrati da sanare, dalla sera alla mattina per decreto».

Su quali misure sta discutendo l’esecutivo guidato da Giuseppe Conte? Davvero una sanatoria con questi numeri non avrebbe precedenti in Italia? Abbiamo verificato e Salvini esagera.

Perché si parla di una sanatoria

L’ipotesi di una regolarizzazione degli stranieri presenti irregolarmente in Italia è tornata d’attualità da alcune settimane, quando è risultato evidente che il blocco delle frontiere per l’emergenza Covid-19 avrebbe pesato su alcuni settori che si basano normalmente sulla manodopera stagionale.

Fra questi l’agricoltura si trova in particolare difficoltà: sia Coldiretti che Confagricoltura, ad esempio, hanno stimato che manchino circa 200 mila bracciantiper la raccolta di frutta e verdura nei campi.

Un problema che la ministra Bellanova ha proposto di risolvere regolarizzando gli immigrati che lavorano senza contratto.

«Puntiamo a dare un permesso di soggiorno temporaneo, rinnovabile dopo sei mesi – ha spiegato Bellanova a Radio Anch’io il 6 maggio – per aziende e famiglie che hanno lavoratori in nero e che non possono regolarizzarli perché privi della cittadinanza».

Italia Viva – il partito a cui appartiene Bellanova – vuole inserire la misura nel cosiddetto decreto “Rilancio”, che dovrebbe essere approvato nel mese di maggio, ma al 12 maggio nell’esecutivo non si è ancora trovato un accordo, in particolare per alcune resistenze interne al Movimento 5 stelle.

Dunque al momento non ci sono ancora certezze sul fatto che il governo varerà un provvedimento in questa materia, quali contorni avrà e quante persone potrebbe coinvolgere.

Su quest’ultimo aspetto Bellanova aveva citato il 16 aprile lo stesso numero di “600 mila”, usato anche da Salvini, in un’informativa alla Camera, quando aveva dichiarato: «Altri lavoratori, invisibili ai più, cosiddetti irregolari – 600 mila secondo le stime – vivono in insediamenti informali, sottopagati e sfruttati spesso in modo inumano», facendo notare poi il rischio che, se non interviene lo Stato, in queste situazioni intervenga la criminalità.

Ma che questa platea venga coinvolta nella sua interezza è stato escluso ad esempio dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese che, il 21 aprile, in Commissione Affari costituzionali alla Camera, ha dichiarato (min. 01:38:00), a proposito della regolarizzazione di cui discute il governo, che «non si tratterebbe di una sanatoria per 600 mila persone, ma di un provvedimento per mettere in regola non tutti i presenti ma solo chi serve, quelli cioè che lavorano in determinati settori, a cominciare dall’agricoltura».

Il numero citato da Salvini è dunque una stima, citata da Bellanova a metà aprile, ma che non è sicuro (né probabile, vista la posizione del M5s e di Lamorgese) sia quella dei beneficiari dell’eventuale provvedimento del governo. Ma, al di là di questo, andiamo ora a vedere se il numero di “600 mila” sia in effetti senza precedenti.

È davvero una misura «senza precedenti»?

Salvini su Facebook ha parlato di una «maxi sanatoria senza precedenti». In Italia però negli ultimi decenni c’è stato un ampio ricorso a questo strumento per far emergere i migranti irregolari, almeno in un’occasione con numeri superiori a quelli di cui si parla oggi e, oltretutto, con il sostegno del partito di Salvini.

I primi provvedimenti risalgono agli anni Ottanta e l’ultima sanatoria è del 2012. In questo arco di tempo la regolarizzazione numericamente più «pesante» è stata quella del 2002, voluta dal secondo governo Berlusconi.

In quell’anno la legge n. 189 “Bossi - Fini” – che prende il nome dai due firmatari, gli allora leader della Lega Umberto Bossi e di Alleanza nazionale Gianfranco Fini – ha ristretto le possibilità di ingresso in Italia: il permesso può essere rilasciato solo a chi ha già un lavoro.

Nello stesso tempo la “Bossi-Fini” dava la possibilità di regolarizzare gli stranieri senza contratto che già lavoravano nell’assistenza e in ambito domestico. Un’opportunità di cui, secondo il servizio studi della Camera, hanno beneficiato oltre 641 mila persone illegalmente presenti in Italia: un numero rivendicato anche dal sito celebrativo dei governi Berlusconi.

La seconda sanatoria per numero di immigrati è quella del governo Dini, che nel 1995 riguardò 246 mila stranieri, seguita da quella prevista nel “Pacchetto sicurezza” del 2009. Questa sanatoria (legge n. 102, approvata dal quarto governo Berlusconi) ha dato la possibilità di mettere in regola quasi 230 mila colf e badanti. In tutti i casi citati le sanatorie sono state la base per il rilascio di permessi di soggiorno “normali”, collegati alla durata del contratto di lavoro, e non di permessi temporanei come quelli che pare siano attualmente all’esame del governo.

Il verdetto

Per il segretario della Lega Matteo Salvini quella di cui discute il governo è una «una maxi sanatoria [...] mai vista in precedenza».

Come abbiamo visto, i numeri di migranti coinvolti da un’ipotetica regolarizzazione sono ancora in definizione. Ma anche qualora si confermasse lo scenario descritto da Salvini – con la regolarizzazione di 600 mila immigrati, il che al momento sembra molto improbabile – ci sarebbe almeno un precedente, quello della legge “Bossi - Fini” del 2002, che ha portato alla regolarizzazione di quasi 650 mila stranieri.

Inoltre la proposta che il governo discute in questi giorni sembra preveda di introdurre un permesso di soggiorno temporaneo della durata di alcuni mesi, che renderebbe il provvedimento non del tutto paragonabile alle varie sanatorie del passato. Salvini, nel complesso, si merita un “Nì”.

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