Luigi Di Maio

Anche Di Maio casca su export e Pil

«Il 32 per cento del Pil deriva dall'export»

Pubblicato: 11 feb 2020
Data origine: 11 feb 2020
Macroarea economia

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha sostenuto, in un’intervista pubblicata da Il Sole 24 ore l’11 febbraio, che «il 32 per cento del Pil deriva dall'export».

È un’affermazione sbagliata e Di Maio non è il primo politico del Movimento 5 stelle a incappare in un errore del genere. Prima di lui, infatti, anche il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano aveva sbagliato, come avevamo verificato, dichiarando una cosa simile.

Andiamo allora a vedere qual è l’errore dell’ex capo politico del M5s.

L’errore di Di Maio

L’export italiano di beni e servizi nel 2018 è stato pari a 555,3 miliardi di euro. Il Pil, quello stesso anno, è stato pari a 1.765,4 miliardi di euro. Dunque sarebbe corretto dire che l’export italiano nel 2018, in termini di valore, corrisponde a circa il 32 per cento del Pil (31,5 per cento per la precisione).

È invece sbagliato dire che il 32 per cento del Pil “derivi” dall’export. Vediamo il perché.

Il Pil (annuale) è infatti il valore dei prodotti e servizi realizzati all’interno di uno Stato nel corso di un anno. Per calcolarlo si può guardare al lato di chi produce i beni e i servizi (lato dell’offerta) oppure al lato di chi acquista i beni e i servizi (lato della domanda): il risultato finale non cambia.

Le esportazioni vengono prese esplicitamente in considerazione se si guarda al lato della domanda. In questo caso alla “spesa per consumi finali nazionali” – delle famiglie, delle istituzioni e delle pubbliche amministrazioni – vengono sommati gli “investimenti” e la differenza tra esportazioni e importazioni, le cosiddette “esportazioni nette”.

Il Pil 2018 dell’Italia risulta quindi, dal lato della spesa, così costruito: 1.400,7 miliardi di spese per consumi finali nazionali, più 320,6 miliardi di investimenti, più la differenza tra 555,3 miliardi di export e 511,2 miliardi di import, pari a 44,1 miliardi di euro. La somma dà esattamente i 1.765,4 miliardi di Pil complessivo sopra citato.

Il saldo commerciale positivo che deriva dall’avere più export che import, e che è pari a 44,1 miliardi, pesa dunque per il 2,5 per cento sul Pil. Non il 32 per cento.

Il verdetto

Luigi Di Maio ha sostenuto che il 32 per cento del Pil «derivi» dall’export. È un’affermazione sbagliata: se è vero che l’export, in valore assoluto, corrisponde a circa un terzo del Pil annuale dell’Italia, è falso che questo Pil “derivi” dall’export.

Nella costruzione del Pil annuale, infatti, le esportazioni vengono prese in considerazioni nel bilanciamento con le importazioni. La componente che va a contribuire alla costruzione del Pil è insomma il “saldo” tra import ed export, non l’export.

Questo saldo commerciale nel 2018 è stato pari a 44,1 miliardi di euro, e dunque ha contribuito per il 2,5 per cento al Pil. Una cifra molto lontana dal 32 per cento citato da Di Maio. Per il ministro degli Esteri un “Pinocchio andante”.

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