Claudio Borghi

L’Algeria ci ruba il mare di fronte alla Sardegna?

«L'Algeria unilateralmente dice che il mare davanti alla Sardegna è suo»

Pubblicato: 04 feb 2020
Data origine: 04 feb 2020
Macroarea esteri

Aggiornamento, ore 20.30 del 4 febbraio 2020: Il pezzo è stato aggiornato dopo la pubblicazione per includere i commenti fatti dal sottosegretario per gli Affari esteri Manlio Di Stefano (M5s) sul proprio profilo Facebook a proposito della vicenda.

Aggiornamento, ore 14 del 12 febbraio 2020: Abbiamo ricevuto, e pubblichiamo in calce all'articolo, la replica dell'onorevole Borghi.

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Il 4 febbraio il deputato della Lega Claudio Borghi ha comunicato su Twitter la sua intenzione di chiedere al question time previsto alla Camera per il giorno successivo «che diamine stiamo facendo a fronte di un’Algeria che unilateralmente dice che il mare davanti alla Sardegna è suo».

Le parole di Borghi si inseriscono nella scia di alcune notizie, date da alcuni quotidiani come il Giornale, che parlano di una decisione con cui l’Algeria ruberebbe pezzi di mare all’Italia.

In attesa di sapere che cosa risponderà il Ministero degli Esteri alle richieste di chiarimento che dovrebbe avanzare il deputato leghista, vediamo più da vicino la situazione attuale.

Che cos’è successo?

L’Algeria, con decreto presidenziale del 20 marzo 2018, ha dichiarato la propria “zona economica esclusiva” nel Mar Mediterraneo. I confini di questa arrivano fino ai confini delle acque territoriali italiane (12 miglia marine dalla costa, poco più di 22 km).

Mappa 1 – La “zona economica esclusiva” dichiarata dall’Algeria a inizio 2018. Fonte: Secrétariat général de la mer francese

Che cos’è una “zona economica esclusiva”? Questa è prevista dalla convenzione di Montego Bay del 1982 (art. 55 e ss.) ed è un tratto di mare, che può estendersi al massimo per 200 miglia marine dalle acque territoriali dello Stato che la dichiara (art. 57), in cui lo Stato gode (art. 56) di particolari diritti nello sfruttamento delle risorse.

Più nello specifico, «diritti sovrani sia ai fini dell’esplorazione, dello sfruttamento, della conservazione e della gestione delle risorse naturali, biologiche o non biologiche, che si trovano nelle acque soprastanti il fondo del mare, sul fondo del mare e nel relativo sottosuolo, sia ai fini di altre attività connesse con l’esplorazione e lo sfruttamento economico della zona, quali la produzione di energia derivata dall’acqua, dalle correnti e dai venti».

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L’Italia ad oggi non ha ancora mai dichiarato la propria zona economica esclusiva. Secondo l’opinione del capitano di fregata Emiliano Magnalardo, dello Stato Maggiore della Marina Militare, espressa a luglio 2019, l’Italia dovrebbe valutare questa possibilità, soppesando vantaggi e svantaggi (tra cui soprattutto quello di scontentare i Paesi limitrofi e aprire possibili contenziosi, come accaduto nel caso dell’Algeria).

Finora l’Italia ha solo dichiarato una “zona di protezione ecologica” nel 2011, con il d.P.R. 209/2011. In questa zona, in particolare, si applicano (art. 3) «le norme dell’ordinamento italiano, del diritto dell’Unione europea e delle Convenzioni internazionali in vigore, di cui l’Italia è parte contraente» in materia di lotta all’inquinamento, protezione della biodiversità e protezione del patrimonio culturale rinvenuto nei suoi fondali.

Questa zona di protezione ecologica italiana – come si vede nella Mappa 1 – si sovrappone alla zona economica esclusiva algerina e, se un domani l’Italia volesse dichiarare una propria zona economica esclusiva, anche questa sarebbe destinata a sovrapporsi (la costa algerina si trova a meno di 200 miglia nautiche dalle coste sarde).

Quindi si può dire che la preoccupazione per questa decisione dell’Algeria sia fondata: a livello teorico il Paese nordafricano ha fatto una mossa che potrebbe portarlo a reclamare diritti su risorse su cui anche l’Italia potrebbe vantare pretese.

Secondo il parere dell’ammiraglio in congedo Fabio Caffio, del gennaio 2019, in ogni caso «l’obiettivo algerino non sembra tanto la contestazione delle aree di giurisdizione italiana, quanto di quelle spagnole, la cui legittimità è anche contrastata a nord dalla Francia».

Al di là di questo non è però vero, come lasciano intendere le parole di Borghi e le notizie date da alcune testate italiane, che l’Italia non stia facendo niente in proposito.

Che cosa sta facendo l’Italia?

A novembre 2018 l’Italia, in sede di Nazioni Unite, ha protestato ufficialmente contro la decisione presa unilateralmente dall’Algeria, facendo notare che la delimitazione delle zone economiche esclusive di due (o più) Stati che possono vantare pretese sulle stesse aree di mare deve avvenire nella cornice di un negoziato che trovi una soluzione equa, in base all’articolo 74 della convenzione di Montego Bay.

In attesa di raggiungere una simile soluzione, gli Stati – sempre in base al diritto internazionale del mare – dovrebbero trovare accordi provvisori che non mettano a rischio il raggiungimento dell’accordo finale.

L’Italia ha dunque espresso la propria disponibilità al governo algerino ad avviare il negoziato in base alle norme internazionali.

La risposta ufficiale dell’Algeria è arrivata il 20 giugno 2019 e recita: «Il governo algerino (...) desidera assicurare al governo italiano la sua piena disponibilità a lavorare insieme, attraverso il dialogo, al fine di raggiungere una soluzione equa e reciprocamente accettabile sui limiti esterni della zona economica esclusiva dell’Algeria e dell’area marittima italiana, ai sensi dell’articolo 74 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare».

Da allora non ci sono più state comunicazioni ufficiali di cui le Nazioni Unite diano conto. Abbiamo provato a contattare il Ministero degli Esteri per sapere se i negoziati sono stati avviati, a che punto sono e, in generale, quali sono gli ultimi sviluppi. Siamo in attesa di una risposta.

Il sottosegretario al Ministero degli Esteri, Manlio Di Stefano, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook una serie di informazioni ulteriori sulle attività intraprese dall’Italia circa questa vicenda. In particolare, sostiene Di Stefano, nell’ottobre 2019 è stato convocato «un tavolo interministeriale, a cui ha partecipato anche la Marina Militare» e durante i Med Dialogues 2019 (conferenza che si è svolta a dicembre e che si occupa delle tematiche geopolitiche ed economiche relative al Mediterraneo) lui e il ministro Di Maio avrebbero parlato della questione in un incontro bilaterale col ministro degli Esteri algerino Boukadoum, ricevendo rassicurazioni.

Inoltre, scrive Di Stefano, «l’Ambasciata italiana ad Algeri ha poi compiuto un passo formale con il governo algerino, con il quale abbiamo concordato la formazione di una commissione tecnica mista per la delimitazione del confine marittimo, che a brevissimo inaugurerà i propri lavori ad Algeri».

Infine, a livello parlamentare, Di Stefano segnala che è stata depositata una proposta di legge per portare all’istituzione di una zona economica esclusiva italiana. In effetti risulta che il 20 dicembre la deputata Iolanda Di Stasio (M5s) ha depositato una proposta di legge sul tema, ma il testo non è ancora disponibile.

Il verdetto

L’Algeria ha dichiarato a marzo 2018 la propria zona esclusiva economica nel Mar Mediterraneo. Questa zona, dove lo Stato che la dichiara può vantare dei rilevanti diritti in ambito economico e geopolitico, arriva a ridosso del mare territoriale italiano, in particolare quello che circonda la Sardegna. Inoltre si sovrappone in parte con la zona di protezione ecologica dichiarata dall’Italia nel 2011 e si sovrapporrebbe un domani con un’eventuale zona economica esclusiva che Roma volesse dichiarare.

Ci sono insomma i presupposti per considerare la questione un problema aperto sul tavolo del governo italiano e, testualmente, Borghi ha ragione.

Non è però vero che l’Italia non stia facendo nulla in proposito. A novembre 2018 ha protestato ufficialmente in sede di Nazioni Unite, dando la propria disponibilità a trovare una soluzione negoziale in base all’art. 74 della convenzione sul diritto del mare (Montego Bay, 1982). Questa disponibilità è stata ufficialmente raccolta dall’Algeria il 20 giugno 2019. Da allora non risultano sviluppi ufficiali e siamo in attesa di sapere se i negoziati siano stati avviati, siano tuttora in corso e a che punto sia arrivata la vicenda.

La questione è insomma meno scandalosa di come la dipinga il deputato leghista. Per lui, nel complesso, un “C’eri quasi”.

Replica dell'onorevole Borghi: L’On. Borghi non ha mai negato vi fosse un’interlocuzione avviata tra Algeria e Italia sulla ZEE dalla prima istituita, anzi, l'ha sempre ricordato in tweet, interviste e nel testo dell'interrogazione da lui presentata alla Camera. Il motivo dei tweet e dell'attenzione da lui riservata alla vicenda negli ultimi giorni è dovuto al fatto che, come noto, il Premier Conte si è recentemente recato in visita ad Algeri per incontrare il Primo ministro e il Presidente della Repubblica Algerina. In tale occasione, avrebbe potuto senz'altro discutere della questione in oggetto. È proprio per conoscere lo stato dell'arte a seguito del vertice che l'Onorevole ha portato il tema all'attenzione del Governo durante il Question Time di mercoledì 5 febbraio. Alla luce di ciò, non si riesce a comprendere in che modo abbia detto inesattezze.

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