Giorgia Meloni

No, il Parlamento Ue non ha detto sì all’«invasione» di migranti

«I grillini in pieno delirio mondialista e immigrazionista al Parlamento europeo dicono sì al Global Compact, il patto Onu che introduce il principio della migrazione libera e senza regole: praticamente il via libera all'invasione»

Pubblicato: 17 gen 2020
Data origine: 17 gen 2020
Macroarea questioni sociali

Il 17 gennaio 2020 la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha criticato il Movimento 5 stelle, accusato di aver votato a favore del Global Compact al Parlamento europeo, «in pieno delirio mondialista e immigrazionista». Questo patto delle Nazioni unite, secondo Meloni, «introduce il principio della migrazione libera e senza regole: praticamente il via libera all'invasione».

Ma le cose stanno davvero così? Abbiamo verificato se le parole di Meloni corrispondano al vero o meno e la leader di Fratelli d’Italia si merita una “Panzana pazzesca”.

Il voto al Parlamento europeo

Nel suo post su Facebook, Meloni fa riferimento a una votazione tenutasi il 15 gennaio 2020 al Parlamento europeo, dove è stata approvata una risoluzione sulla “Relazione annuale 2018 sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell’Unione europea in materia”. Tra i 496 voti favorevoli (contro i 113 contrari e i 103 astenuti), ci sono anche quelli di tutti i 14 europarlamentari del Movimento 5 stelle, mentre i 5 europarlamentari di Fratelli d’Italia si sono astenuti (quelli della Lega hanno votato contro).

Ma davvero questa votazione del Parlamento Ue approva in qualche modo il Global Compact, il cui contenuto approfondiremo meglio più avanti? La risposta è no, almeno per due motivi.

In primo luogo, il documento è una risoluzione, cioè un atto non vincolante. In parole semplici si tratta di una raccomandazione del Parlamento Ue a, tra gli altri, Consiglio dell’Ue e Commissione Ue.

In secondo luogo, la risoluzione non riguarda il Global Compact, che viene anzi solo citato di sfuggita. Oltre che nelle premesse iniziali infatti, il testo della risoluzione cita il Global Compact (o meglio, i due Global Compacts, quello sui migranti e quello sui rifugiati, entrambi approvati dall’Onu a dicembre 2018) solo in due paragrafi, sui 63 che compongono il documento, entrambi nella sezione dedicata ai “Migranti e rifugiati”.

Da un lato, nel paragrafo 57 il Parlamento Ue «sottolinea la necessità di compiere reali passi, in linea con il Patto globale (Global Compacts on Migration and Refugees, nella versione in inglese, nda) sulla migrazione e i rifugiati, per accrescere l'autonomia dei rifugiati, estendere l'accesso a soluzioni che prevedono il coinvolgimento di Paesi terzi, migliorare le condizioni dei diritti umani nella gestione della migrazione, in particolare nei Paesi di origine o di transito, e garantire un ritorno sicuro e dignitoso».

Dall’altro, la risoluzione «ribadisce che l'attuazione dei Patti globali (Global Compacts on Migration and Refugees, nella versione in inglese, nda), sulla migrazione e sui rifugiati deve pertanto andare di pari passo con l'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, come stabilito negli obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché con maggiori investimenti nei paesi in via di sviluppo».

L’Agenda 2030 è un programma dell’Onu, nato nel 2015, con cui le Nazioni unite hanno stabilito 17 macro-obiettivi sullo sviluppo sostenibile, che a loro volta comprendono 169 obiettivi, riguardanti, tra le altre cose, il tema delle migrazioni.

Ricapitolando: il Parlamento Ue – grazie anche al voto del M5s – non ha detto sì al Global Compact, ma ha approvato una risoluzione di carattere generale sui diritti umani, che in due punti cita il Global Compact (un documento su cui il Parlamento europeo aveva espresso il proprio apprezzamento già più di un anno fa) in relazione agli impegni che secondo l’Aula si dovrebbero intraprendere per migliorare le condizioni dei migranti.

Che cos’è il Global Compact

Passiamo adesso a spiegare che cos’è il Global Compact – che ripetiamo, non è stato l’oggetto principale della votazione del Parlamento Ue – e perché non è vero che questo testo «dà il via libera all’invasione» di immigrati in Europa, come invece dice Meloni.

Quando parla di “Global Compact” – come già successo in passato – Meloni fa riferimento a uno dei due “patti globali”, approvati a dicembre 2018 dalle Nazioni unite.

Tra il 10 e l’11 dicembre 2018, a Marrakech, in Marocco, è stato approvato il Global compact for safe, orderly and regular migration (nonostante il voto contrario di alcuni Paesi Ue, come l’Italia). Pochi giorni dopo, il 18 dicembre 2018, le Nazioni unite hanno invece approvato il Global compact for refugees.

Nessuno di questi due testi, in particolare quello di cui parla Meloni, giustifica i timori della leader di Fratelli d’Italia sulla possibilità che possano incentivare gli sbarchi nel nostro Paese in maniera incontrollata.

Come abbiamo chiarito in un fact-checking per Agi del novembre 2018, il Global Compact a cui fa riferimento Meloni è il primo ed è un accordo intergovernativo non vincolante che non viola la sovranità degli Stati.

Questo è infatti solo un accordo-cornice – così come quello dedicato ai rifugiati – in base al quale l’Italia, se vorrà, potrà siglare degli accordi bilaterali o multilaterali con altri Stati, in una cornice di principi e obbiettivi comuni, per meglio regolare il fenomeno migratorio.

Il suo contenuto rende ancora più palese l’infondatezza della “tesi dell’invasione”. I due “patti” mirano infatti a contrastare l’immigrazione in generale, limitando le cause che spingono le persone ad abbandonare i propri Paesi, e in particolare quella irregolare, rafforzando anche gli accordi di rimpatrio. È vero che chiede agli Stati un trattamento più umano di tutti i migranti, anche irregolari, ma questo non può essere considerato «un via libera all’invasione».

Per esempio, l’obiettivo numero 2 del Global compact for safe, orderly and regular migration è quello di «minimizzare le condizioni avverse e i fattori strutturali che spingono le persone ad abbandonare il proprio Paese di origine». L’obiettivo numero 4 mira invece ad assicurare che tutti i migranti siano in possesso di documenti legali di identità, mentre il numero 5 promuove i canali regolari di immigrazione e quello numero 6 contrasta lo sfruttamento dei lavoratori immigrati (che fanno così concorrenza sleale agli autoctoni). L’obiettivo numero 9 è invece «rafforzare la risposta transnazionale al traffico di migranti».

Il numero 11 prevede poi di mettere in sicurezza i confini degli Stati, contrastando l’immigrazione irregolare e favorendo quella legale. L’obiettivo numero 21 promuove infine gli accordi di rimpatrio dei migranti.

È a questi principi generali a cui fa riferimento la risoluzione del Parlamento Ue sui diritti umani quando parla di migranti e rifugiati.

Il verdetto

Secondo Giorgia Meloni, grazie al M5s il Parlamento europeo dice sì «al Global Compact, il patto Onu che introduce il principio della migrazione libera e senza regole: praticamente il via libera all'invasione». Abbiamo verificato e le cose non stanno così.

Il voto favorevole dei deputati del M5s è stato per una risoluzione del Parlamento Ue – non un atto vincolante – su un tema generale, quello dei «diritti umani» e «la democrazia nel mondo». Non sui Global Compact.

I Global Compact dell’Onu, relativi a migranti e rifugiati, vengono citati in due punti della risoluzione ma solamente per sostenere principi di carattere generale, non per rendere questi testi vincolanti o per estenderne l’ambito di applicazione.

Inoltre i due patti globali dell’Onu, e in particolare quello del Global compact for safe, orderly and regular migration (a cui si riferisce Meloni), hanno un contenuto tale da non giustificare in nessuna maniera allarmismi sul pericolo di un’immigrazione libera e senza regole.

In conclusione, la leader di Fratelli d’Italia si merita una “Panzana pazzesca”.

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