Claudio Borghi

Lo spread cala: merito della crisi di governo?

«Non è la crisi di governo che ha fatto scendere lo spread. Lo spread e i tassi, soprattutto, scendono da 7 mesi».

Pubblicato: 04 set 2019
Data origine: 02 set 2019
Macroarea economia

Nei giorni successivi alla crisi di governo ha fatto notizia il calo dei rendimenti dei titoli di Stato italiani con scadenza a 10 anni sotto i minimi storici. Un evento che ha portato alcuni politici a rilasciare dichiarazioni – non sempre precise – sulle cause e sulle conseguenza di questo trend al ribasso.

Tra i dichiaranti troviamo anche Claudio Borghi – presidente della commissione Bilancio della Camera in quota Lega – che nel corso di un’intervista a Sky Tg24 ha dichiarato (min. 18:26 ) che «non è la crisi di governo che ha fatto scendere lo spread». Al contrario, a detta di Borghi, «lo spread e i tassi soprattutto scendono da 7 mesi».

L’affermazione di Borghi è però imprecisa.

Spread uguale rendimenti?

Prima di cominciare, facciamo chiarezza su un punto.

Nella sua dichiarazione Borghi fa una distinzione tra l’andamento dello spread – la differenza tra il rendimento di un titolo di stato italiano (Btp) e uno tedesco (Bund) a 10 anni – e quello dei titoli di Stato italiani.

Come ci è capitato di spiegare in passato, la ragione di questa differenza è dovuta al fatto che, pur essendo collegati, il rendimento dei titoli di Stato non si muove sempre di pari passo con quello dello spread.

Infatti, lo spread rappresenta il divario (espresso in termini di punti base) tra il rendimento dei Btp italiani a 10 anni e quello dei Bund tedeschi con stessa scadenza.

Di conseguenza, lo spread può crescere sia a causa di un calo del rendimento dei Bund sia per la crescita del rendimento dei Btp. L’indice segue insomma un andamento che è legato solo in parte ai movimenti dei titoli di Stato italiani.

La crisi di governo alla prova dei mercati

Analizziamo ora se quanto affermato dal presidente della commissione Bilancio sullo spread è esatto.

Da una parte, Borghi ha ragione quando afferma che il calo dello spread – generalmente inteso come la differenza tra il rendimento di un titolo di stato italiano (Btp) e uno tedesco (Bund) a 10 anni – è precedente alla crisi di governo. Infatti, il valore di questo indice ha iniziato ad attestarsi al di sotto della media dei mesi precedenti già dalla fine di giugno del 2019.

Dall’altra, l’esponente leghista commette due imprecisioni.

Primo, non è da sette mesi che lo spread mostra una tendenza al ribasso ma da due. Come abbiamo detto in precedenza, è solamente a partire da fine giugno 2019 che lo spread ha iniziato a discendere consistentemente (grafico sotto), passando da 242 (28 giugno 2019) a 150 punti base (4 settembre 2019).

Al contrario, nella prima metà del 2019 lo spread ha seguito un andamento piuttosto lineare, variando tra gennaio e fine giugno in una forbice larga circa 60 punti base (nello specifico, tra i 293 e i 234 punti base).

Grafico 1: Andamento dello spread negli ultimi 5 anni – Fonte: Il Sole 24 Ore

Secondo, e ben più importante, la crisi di governo ha indubbiamente giocato un ruolo nel rapido calo dello spread delle ultime settimane. Il suo valore è infatti passato dai 240 punti base del 9 agosto – il giorno successivo alla dichiarazione di Matteo Salvini che ha dato il via alla crisi di governo – ai 148 punti di oggi (4 settembre).

Un calo che, come si può vedere dall’andamento dei Btp e dei Bund, è dovuto in gran parte dal minor rendimento generato dai titoli italiani, diminuito in meno di un mese (8 agosto–4 settembre) di 93 punti base contro i 13 punti dei Bund nello stesso arco di tempo.

Il calo del rendimento dei titoli di Stato parte da lontano

Abbiamo visto che lo spread è iniziato a calare a fine giugno del 2019 e non, come sostenuto da Borghi, sette mesi fa.

Allo stesso modo, il presidente della commissione Bilancio della Camera riporta in maniera imprecisa quando il rendimento dei tassi di interesse sui titoli di Stato italiani è iniziato a calare.

Se prendiamo infatti come riferimento i Btp italiani a 10 anni, scopriamo che il loro rendimento ha iniziato a diminuire già nell’ottobre 2018 (11 mesi fa): dal 3,49 per cento del 16 ottobre 2018 allo 0,89 per cento di oggi (3 settembre 2019).

Come abbiamo riportato in una recente analisi, i dati di Eurostat mostrano che questa tendenza ribassista ha riguardato tanto l’Italia quanto le altre economie europee (grafico sotto).

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Grafico 1: Tassi di interessi dei titoli di Stato a lunga scadenza di alcuni Paesi nell'area Euro (ottobre 2018–luglio 2019) Fonte: Eurostat

Pur avendo subito un’accelerazione nelle settimane della crisi, l’andamento dei titoli italiani si inserisce in un trend mondiale di caduta dei rendimenti. Una caduta che alcuni esperti considerano strutturale e comune anche ad altri mercati (come, ad esempio, quello dei prestiti alle imprese).

Del calo dello spread se n’è accorto soprattutto… Borghi

Chiudiamo con una curiosità: come ha riportato il sito americano di informazione Bloomberg, Borghi ha beneficiato in prima persona del rialzo dei prezzi (e, quindi, del calo dei rendimenti) dei titoli di Stato italiani. Questo perché, come da lui stesso dichiarato su Twitter, Borghi ha rivenduto a fine agosto 2019 dei titoli di Stato acquistati a fine settembre 2018.

Dato che a fine agosto di quest’anno il rendimento, per esempio, dei Btp a 10 anni era dello 0,98 per cento (29 agosto 2019) contro il 3,15 per cento di fine settembre 2018, l’esponente della Lega ha realizzato un profitto di circa il 25 per cento sull’investimento iniziale (come ha confermato Borghi a Bloomberg).

Il verdetto

Il presidente della commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi ha affermato che «non è la crisi di governo che ha fatto scendere lo spread» e che «lo spread e, soprattutto, i tassi scendono da 7 mesi».

Da una parte, Borghi ha ragione: il calo dello spread e dei rendimenti dei titoli di Stato precedono la crisi di governo dell’agosto 2019.

Dall’altra, il deputato della Lega sottovaluta il ruolo giocato dalla crisi ed è impreciso sul periodo in cui questa discesa è iniziata.

Claudio Borghi merita un “Nì”.

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