Giorgia Meloni

I debiti del governo Renzi

«Ricordiamoci che Renzi ci ha fatto 40 miliardi di euro di debito in più per finanziare i 500 euro ai giovani, il bonus cultura, che poi questo governo ha mandato avanti» (min. 21' 03")

Pubblicato: 17 ott 2018
Data origine: 04 ott 2018
Macroarea economia

Giorgia Meloni, ospite a Porta a Porta su Rai1, ha criticato (min. 21’ 03’’) le politiche di bilancio del governo Renzi: parlando di un aumento del debito pubblico di «40 miliardi», ha citato come esempio delle misure finanziate il bonus cultura, che l’attuale governo avrebbe mantenuto.

Vediamo se i conti tornano.

Ma prima, una piccola aggiunta. Subito dopo la dichiarazione di cui ci occupiamo, la leader di Fratelli d’Italia ha fatto riferimento (min. 21' 18") a una vicenda che aveva avuto un certo risalto, proprio a proposito del bonus cultura. Alcuni mesi fa, infatti, sulla pagina Facebook “Matteo Renzi News” - una pagina non ufficiale di sostegno all’ex premier - era stato pubblicato un post nel quale un giovane diciottenne aveva affermato che «se non fosse stato per le 500 euro di Renzi io non sarei riuscito a coronare uno dei miei sogni più grandi, cioè incontrare Laura Pausini ed andare ad un suo concerto».

Meloni, durante Porta a Porta, ha ricordato che «il Partito democratico si vantava del ragazzo che aveva scritto la lettera a Renzi - grazie Renzi, ti voto perché con i 500 euro che mi hai dato tu sono riuscito ad andare al concerto di Laura Pausini». Avevamo già dimostrato in passato come la storia del ragazzo fosse implausibile e sicuramente inventata.

I 500 euro per la cultura

Partiamo dal cosiddetto “bonus cultura”. È stato introdotto con la Legge di stabilità per il 2016 (art. 1 comma 979), con la finalità dichiarata di promuovere lo sviluppo della cultura e la conoscenza del patrimonio artistico. L’iniziativa è curata dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (Mibact).

I cittadini italiani e quelli stranieri con regolare permesso di soggiorno che avessero raggiunto la maggiore età nel 2016 avrebbero ricevuto una carta elettronica. Come specificato dalla norma, «la carta, dell’importo nominale massimo di euro 500 per l'anno 2016, può essere utilizzata per assistere a rappresentazioni teatrali e cinematografiche, per l’acquisto di libri nonché per l'ingresso a musei, mostre, eventi culturali, monumenti, gallerie, aree archeologiche, parchi naturali e spettacoli dal vivo». L'art. 1 comma 980 della legge di stabilità 2016 prevedeva quindi lo stanziamento di 290 milioni di euro per il bonus cultura del 2016.

L'iniziativa è stata poi confermata anche per gli anni successivi.

Con l’art. 82 della legge di Bilancio 2017 (232/2016), infatti, è stata disposta l’estensione del bonus anche per il 2017 e, quindi, per tutti coloro che avrebbero compiuto diciotto anni durante quell’anno. I criteri di assegnazione e le modalità di utilizzo sono rimaste le stesse. Anche in questo caso è stato previsto uno stanziamento annuo di 290 milioni di euro.

La legge di Bilancio 2018 riporta, nella sezione dedicata alla cultura e allo spettacolo, una conferma circa il finanziamento della card cultura per il 2018 e il 2019 e, quindi, per i giovani nati nel 2000 e nel 2001 che diventeranno maggiorenni nei due anni in questione. Anche in questo caso viene confermato lo stanziamento di 290 milioni di euro annui.

Il bonus cultura cambierà?

Negli ultimi mesi si è parlato spesso del bonus cultura e di possibili novità con la prossima legge di stabilità, la prima del governo Conte.

Secondo quanto dichiarato dal Ministro dei beni e attività culturali e turismo Alberto Bonisoli lo scorso luglio, in risposta ad una interrogazione parlamentare del Partito Democratico, il bonus verrà rinnovato, ma in futuro saranno introdotti dei cambiamenti.

Il ministro Bonisoli ha infatti affermato (min. 3’ 32’’) che il bonus cultura «non ha nulla di strutturale, viene deciso anno per anno. Non prevede alcuna misura premiale, né tiene conto delle diverse situazioni economiche delle famiglie. Per questo motivo è intendimento di questo Ministero predisporre un programma strutturale per la promozione del consumo culturale, che associ progetti di diffusione della cultura nelle scuole, con incentivi agli acquisti di prodotti e servizi, a partire dal 2020».

Inoltre, secondo quanto dichiarato (min. 3’ 57’’) dal ministro, «il bonus cultura verrà rimodulato e corretto» anche per «evitare le distorsioni verificatesi nel passato». I cambiamenti proposti sono diversi: dare al bonus cultura una struttura più solida, distribuirlo tenendo conto del reddito delle famiglie, coinvolgere anche i giovani non diciottenni.

Il mandato del governo Renzi è cominciato il 22 aprile 2014 e si è concluso il 12 dicembre 2016. Come dimostra la cronologia del bonus cultura che abbiamo appena passato in esame, il vantaggio è stato introdotto - come giustamente afferma Giorgia Meloni - durante quel governo.

Bisogna poi sottolineare come sia stato mantenuto da quelli successivi e, a oggi, siano state proposte dall’attuale ministro per la Cultura una serie di modifiche che, però, dovrebbero essere attivate solo a partire dal 2020.

Dunque è vero che anche il governo Conte abbia, almeno per ora, “mandato avanti” il bonus cultura, anche se ha annunciato l’intenzione di introdurre delle modifiche anche sostanziali alla misura.

Bonus cultura e debito

Tra le spese principali dello Stato c'è l’erogazione di beni e servizi forniti dalle amministrazioni pubbliche. Come abbiamo evidenziato in una recente analisi i costi sono per lo più coperti dalle entrate correnti e, quindi, dalle tasse dirette o indirette pagate dai cittadini.

Accade, però, che lo Stato vada incontro a degli indebitamenti: ciò accade quando le entrate non riescono a coprire le spese per i servizi offerti e per il pagamento dei debiti pregressi (il cosiddetto “servizio del debito”). L’indebitamento porta lo Stato a trovare i soldi di cui ha bisogno con la vendita di titoli di Stato. Se, quindi, una parte (la maggiore) dei titoli statati venduti sui mercati copre la spesa per gli interessi e il rifinanziamento del debito contratto negli anni precedenti, un'altra parte (minoritaria) è destinata a coprire il costo dei servizi pubblici.

È questo il debito cui fa riferimento Giorgia Meloni.

Guardiamo, quindi, il bilancio dello Stato relativo al 2016, primo anno di introduzione del bonus cultura e ultimo anno del governo Renzi. Viene qui riportata una cifra vicina a quella citata dalla Leader di Fratelli d'Italia: il saldo netto da finanziare - e di conseguenza il maggior debito pubblico - era infatti pari a circa 38,5 miliardi.

Tabella 1: Saldo delle entrate e delle uscite dello Stato previste per il periodo 2016-2018 - Fonte: RGS

Bisogna però sottolineare un aspetto: il bonus cultura costa molto poco, se guardiamo al totale della spesa pubblica italiana. A fronte di spese dello Stato per oltre 600 miliardi, la legge ha previsto uno stanziamento annuale per il bonus pari ad appena 290 milioni (meno dello 0,05%) che non sono poi stati spesi tutti.

Anche in rapporto ai 38,4 miliardi in più da finanziare, il bonus cultura incide appena per lo 0,75%.

Il verdetto

Giorgia Meloni ha recentemente parlato delle politiche di bilancio del governo Renzi e del bonus cultura: secondo la leader di Fratelli d’Italia, il debito sarebbe cresciuto di 40 miliardi e la misura dei 500 euro ai diciottenni sarebbe stata introdotta da Renzi e confermata dal governo Conte. L’attuale governo l’ha in effetti prolungata, anche se ha annunciato di volerla modificare nel 2020.

Per quanto riguarda il debito pubblico, il bilancio dello Stato per il 2016, il primo anno in cui è stata introdotta la misura, riportava in effetti circa 38,5 miliardi da finanziare con il ricorso all’emissione di titoli di Stato. Sia sul totale della spesa pubblica che sul maggior debito, però, il bonus cultura ha un peso quasi irrilevante (rispettivamente di meno dello 0,05% e dello 0,75%). Per Giorgia Meloni quindi un “C’eri quasi”.

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C'eri quasi
«Ricordiamoci che Renzi ci ha fatto 40 miliardi di euro di debito in più per finanziare i 500 euro ai giovani, il bonus cultura, che poi questo governo ha mandato avanti»
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giovedì 4 ottobre 2018
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