Emma Bonino  -  Immigrazione: tutto comincia dalla Bossi-Fini?

 
«Tutto comincia da lì, una legge del centrodestra [= la Bossi-Fini]. O ci si fa passare per rifugiati oppure non c’è modo di arrivare a cercare lavoro. Tanto è vero che il governo Berlusconi nel 2002 dovette fare la grande sanatoria per mettere in regola 700 mila persone».
  questioni sociali | Pubblicato:23.07.2018 | Origine:07.07.2018 | Fonte dichiarazione

In un’intervista rilasciata al settimanale femminile Io Donna, la leader di +Europa, senatrice e storica politica radicale Emma Bonino ha dichiarato che se i migranti economici sono costretti a “farsi passare per rifugiati” la colpa è da attribuire a una legge approvata dal centrodestra, la cosiddetta Bossi-Fini, che avrebbe chiuso ogni altra porta di ingresso legale in Italia.

Nella stessa intervista, Bonino ha anche sostenuto che, proprio per superare quei limiti, nel 2002 il governo Berlusconi dovette fare una sanatoria per mettere in regola 700 mila persone.

La Bossi-Fini

Vediamo che cosa stabilisce la “legge del centrodestra” a cui fa riferimento Bonino. La legge 30 luglio 2002, n. 189 - meglio nota come “legge Bossi-Fini”, dal nome dei suoi primi firmatari - regola ancora oggi le politiche migratorie e occupazionali per gli stranieri.

Entrata in vigore il 10 settembre del 2002, la legge aveva modificato le precedenti norme su immigrazione e di asilo, che invece erano state approvate dal centrosinistra. Queste erano riunite nel Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero (decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286) emanato in conformità alla delega contenuta nella legge “Turco-Napolitano” (legge 6 marzo 1998, n. 40).

Che cosa cambia nell’accesso per motivi di lavoro

Per verificare quanto dichiarato da Emma Bonino, abbiamo analizzato le modifiche apportate dalla Bossi-Fini al precedente Testo unico.

Due sono i principali cambiamenti introdotti dalla Bossi-Fini per il cittadino extracomunitario che volesse cercare lavoro in Italia.

Il primo è l’introduzione di un contratto di soggiorno per lavoro subordinato (legge 30 luglio 2002, articoli 5-6) quale condizione necessaria per il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Il “contratto di soggiorno” è un adempimento burocratico stipulato con un datore di lavoro: in sostanza, significa che il permesso di soggiorno può essere rilasciato soltanto a chi ha già un lavoro.

Il secondo è l’eliminazione dell’istituto della “sponsorizzazione”, precedentemente regolato dall’art. 23 del Testo Unico. La sponsorizzazione, ora abolita, permetteva l’ingresso in Italia per motivi di lavoro ai cittadini stranieri senza contratto ma che avessero una persona di riferimento - cittadino italiano o straniero soggiornante regolarmente - disponibile a garantire economicamente per loro, ai fini di “consentirgli l’inserimento nel mercato del lavoro”. Questa sponsorizzazione, prevista dalla Turco-Napolitano, venne abolita.

Dunque, con l’entrata in vigore della Bossi-Fini e l’introduzione di questi cambiamenti, l’unica via legale percorribile per un cittadino extraeuropeo che volesse lavorare in Italia è, di norma, quella di ottenere un lavoro in Italia prima di arrivare sul territorio italiano, mentre non è più contemplata la possibilità di venire in Italia con l’intenzione di trovare un lavoro.

Non solo. L’ingresso in Italia per motivi di lavoro avviene ora infatti esclusivamente nell’ambito delle quote di ingresso stabilite dal cosiddetto “decreto flussi”. I visti di ingresso per motivi di lavoro sono rilasciati entro i limiti di queste quote, dopo il rilascio del nulla osta all’assunzione del lavoratore straniero - che viene richiesto dal datore di lavoro - da parte dello Sportello Unico per l’Immigrazione.

Ma il meccanismo dei decreti flussi negli ultimi anni ha smesso di essere uno strumento di governo reale dell’immigrazione, in particolare per i lavoratori non stagionali. Nel 2017, ad esempio, sono stati previsti circa 17 mila nuovi ingressi, a fronte di circa 120 mila sbarchi. Gli ingressi erano inoltre per lo più destinati a lavoratori stagionali.

La sanatoria del 2002

Se da un lato l’entrata in vigore della Bossi-Fini ha ristretto le possibilità di ingresso in Italia per motivi di lavoro, è la stessa legge ad aver introdotto una concomitante “sanatoria”.

L’articolo 33 della Bossi-Fini ha infatti dato la possibilità ai datori di lavoro di mettere in regola - entro certi limiti di tempo - eventuali lavoratori irregolari che nel 2002 fossero già impiegati in attività di assistenza e lavoro domestico presso famiglie italiane.

L’impegno alla legalizzazione del lavoro irregolare previso dalla Bossi-Fini è stato successivamente attuato con il decreto legge 9 settembre 2002, n. 195, che ha esteso il raggio di applicazione a tutti i tipi di lavoro.

I numeri

Quanti stranieri hanno beneficiato di quella regolarizzazione? Come riportato dal Servizio Studi della Camera dei Deputati, i risultati definitivi della regolarizzazione sono stati comunicati dal Ministero dell’Interno al Parlamento a fine 2004 (più precisamente: sono contenuti nella documentazione trasmessa l’11 novembre 2004 dalla Direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle frontiere del Ministero dell’Interno alla Commissione bicamerale Schengen).

La tabella, pubblicata dal Servizio Studi della Camera, indica il numero di lavoratori regolarizzati: nel complesso la sanatoria del 2002 ha regolarizzato 641.638 stranieri, di cui 315.199 lavoratori domestici e 326.439 lavoratori appartenenti ad altre categorie. Il numero complessivo di persone per cui è stata presentata domanda è invece di 693.937 persone.

Fonte: Ministero dell’Interno. Direzione centrale dell'immigrazione e della polizia di frontiera, 11 novembre 2004

Qual è il collegamento?

Bonino ha dichiarato che l’origine dell’attuale situazione problematica per l’immigrazione in Italia è la legge Bossi-Fini.

Bisogna però notare che, prima dell’aumento degli sbarchi a partire dal 2014, il numero di stranieri a cui era permesso l’ingresso per motivi di lavoro non stagionale è stato in alcuni anni molto alto: ad esempio, il decreto flussi per il 2008 prevedeva l’ingresso di 150.000 cittadini extracomunitari e quello per il 2010 di altri 100 mila circa.

Inoltre, come ha ben spiegato un recente articolo della Voce, le dinamiche dell’immigrazione negli ultimi anni hanno seguito più che altro i cambiamenti della situazione economica, piuttosto che quelli delle leggi: le sanatorie - che sono state parecchie, oltre a quella successiva alla Bossi-Fini: l’ultima nel 2013 - prendevano atto e regolarizzavano l’arrivo di molti migranti per motivi economici, che erano entrati in Italia ad esempio con un visto turistico. Il flusso di immigrati per motivi economici, nel complesso, sembra essere rallentato molto soprattutto perché da molti anni l’Italia si trova in crisi e ha meno opportunità da offrire agli stranieri.

In breve: anche se la legge italiana per anni rendeva in effetti difficile l’arrivo di persone che volevano cercare lavoro, le frequenti sanatorie erano uno strumento con cui regolarizzare il fatto che quelle persone, poi, arrivassero lo stesso.

Il verdetto

La leader di +Europa ha dichiarato che i migranti economici sono costretti a “farsi passare per rifugiati” a causa della legge Bossi-Fini, responsabile di aver di fatto eliminato ogni altra forma di ingresso legale in Italia. Come abbiamo visto, Bonino ha ragione nel ritenere che, con l’entrata in vigore della Bossi-Fini, sia diventato molto più difficile venire in Italia a cercare lavoro. Questo avviene sia per gli adempimenti burocratici necessari, sia per il principio secondo cui, in sostanza, i nuovi arrivi legali sono possibili solo se ci si è già assicurati un’occupazione in Italia.

Ma se guardiamo alla sproporzione tra gli arrivi degli ultimi anni e l’immigrazione prevista dalla Bossi-Fini e dai decreti flussi, questa ha anche altre cause, oltre all’intervento legislativo del centrodestra del 2002. L’attuale ondata migratoria ha interessato l’intera Europa e ha diverse altre motivazioni, tra cui ad esempio il collasso dell’autorità statale in Libia. Inoltre, c’è più di un motivo per pensare che le dinamiche migratorie non siano troppo dipendenti dalla situazione legale.

Infine, il numero di stranieri regolarizzati grazie alla sanatoria del 2002 (641.638) è vicino a quello indicato dalla senatrice (700.000).

In conclusione: attribuire molta responsabilità per l’attuale situazione migratoria alla Bossi-Fini è certamente esagerato, anche se Bonino ha ragione nel dire che, con quella legge, l’immigrazione regolare è diventata molto più complessa. Per lei un “Nì”.

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«Tutto comincia da lì, una legge del centrodestra [= la Bossi-Fini]. O ci si fa passare per rifugiati oppure non c’è modo di arrivare a cercare lavoro. Tanto è vero che il governo Berlusconi nel 2002 dovette fare la grande sanatoria per mettere in regola 700 mila persone»
Io Donna
sabato 7 luglio 2018

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