Renato Brunetta

Brunetta esagera la “bontà” di Berlusconi nei confronti della Lega Nord

"Berlusconi, quando la Lega aveva il 4% e FI-Pdl il 35%, con il suo stile e la sua intelligenza strategica garantiva tutti, consentiva alla Lega di governare tre Regioni del Nord".

Pubblicato: 25 mag 2018
Data origine: 09 mag 2018
Macroarea istituzioni

Intervistato dal quotidiano La Stampa, Renato Brunetta si è detto amareggiato del “passo di lato” chiesto dalla Lega a Forza Italia per permettere al partito di Salvini di formare un governo con il Movimento 5 Stelle, aggiungendo che, quando il PdL raccoglieva il 35% dei voti e la Lega il 4%, Berlusconi consentiva al Carroccio di governare tre regioni del Nord.

Siamo andati a verificare.

I rapporti di forza fra FI/PdL e Lega

Le elezioni dello scorso 4 marzo hanno fatto registrare un ribaltamento nei rapporti di forza all’interno del centrodestra, con la Lega che per la prima volta ha assunto un ruolo dominante all’interno della coalizione. Il partito di Salvini ha infatti ottenuto alla Camera* il 17,35% delle preferenze, contro il 14% di Forza Italia. Anche nelle due elezioni politiche precedenti, il partito di Berlusconi e la Lega si erano presentate in coalizione: nel 2008 l'allora PdL aveva ottenuto il 37,3% delle preferenze e la Lega l'8,3%, nel 2013 invece il PdL si era attestato al 21,56% e la Lega al 4,09% (minimo storico alle elezioni politiche).

Come è evidente da questi numeri, lo scenario descritto da Brunetta (Pdl/Forza Italia al 35% e Lega al 4%) non si è mai verificato. È probabile che l’ex Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione facesse riferimento alla situazione creatasi dopo il 2008, quando il suo partito era saldamente a capo della coalizione di governo e aveva percentuali superiori al 35 per cento. Allora, però, la Lega aveva ottenuto più dell’8 per cento alle elezioni.

Inoltre, come vedremo nel dettaglio, è durante il quinquennio 2008-2013 che la Lega ha guadagnato il governo di tre grandi regioni del Nord come Piemonte, Veneto (elezioni regionali del 2010) e Lombardia (2013). Negli anni successivi, mentre in Lombardia e Veneto sono stati confermati presidenti leghisti - a Maroni è succeduto Fontana e Zaia è stato riconfermato -, in Piemonte nel 2014 è stato eletto presidente Chiamparino, del PD.

Lo scenario dopo le elezioni del 2008

Dicevamo: sia la vittoria del centrodestra che l’affermazione del PdL all'interno della coalizione, alle elezioni del 2008, era stata netta: fra la formazione di Berlusconi e quella allora guidata da Umberto Bossi c'era un distacco di quasi 30 punti percentuali. Ma è importante notare che in alcune aree del Nord la distanza era parecchio inferiore e davvero molto bassa in alcune circoscrizioni (entrambe quelle del Veneto e Lombardia 2, in particolare).

Le elezioni regionali del 2010

Questo divario ha ancora più significato se andiamo a vedere che cosa successe alle elezioni regionali del 2010. Il 28 e 29 marzo 2010, infatti, si andò al voto in tredici regioni a statuto ordinario.

Solo in due delle tredici regioni in cui si votò nel marzo 2010 la coalizione di centrodestra esprimeva un candidato leghista: in Piemonte l’allora segretario del Carroccio Roberto Cota, che vinse sul presidente democratico uscente Mercedes Bresso, e in Veneto Luca Zaia, che si affermò sul candidato del centrosinistra Giuseppe Bortolussi.

In Piemonte la coalizione ottenne il 47,33% delle preferenze con il PdL primo partito (25,05% contro il 16,74% della Lega). In Veneto il centrodestra raccolse il 60,16%, con la Lega sopra il 35% e il PdL al 24,74%. A distanza di otto anni, il governatore della regione è ancora Luca Zaia.

La Lega ottenne il governo della terza grande regione del Nord proprio quando si chiuse la legislatura iniziata nel marzo 2008: in Lombardia infatti si tornò alle urne il 24 febbraio 2013 a causa lo scioglimento del Consiglio Regionale presieduto da Formigoni (PdL) in seguito a numerosi scandali che avevano coinvolto alcuni componenti dell’esecutivo regionale (voto di scambio, peculato e truffa, corruzione).

La coalizione che supportava Roberto Maroni, in quel momento segretario della Lega, vinse con il 42,82% sul centrosinistra (38,24%, candidato presidente Ambrosoli). Fra le liste che componevano il centrodestra, il PdL ottenne il 16,73%, la Lega il 12,96% e la lista "Maroni Presidente" il 10,23%. Sommando i voti raccolti queste ultime due liste si arriva al 23,19%: come già accaduto in Veneto, la Lega superò il PdL.

Il verdetto

Lo scenario descritto da Renato Brunetta, con Forza Italia/PdL al 35% e la Lega al 4% non si è mai verificato nella stessa tornata elettorale. È probabile che il deputato di Forza Italia facesse riferimento al quinquennio 2008-2013. In quel periodo, infatti, il PdL era il primo partito della coalizione e la prima forza in Parlamento con il 37,3% dei voti raccolto alle politiche e la Lega, che si era fermata all’8,3%, aveva ottenuto la presidenza di tre importanti regioni del Nord (Piemonte 2010, Veneto 2010 e Lombardia 2013).

Nei collegi delle regioni indicate, comunque, la distanza tra le due forze di centrodestra era molto minore, in alcuni casi quasi nulla. Deve aver quindi pesato anche la reale forza elettorale sul territorio della Lega, oltre allo “stile” e “all’intelligenza strategica” di Berlusconi. Per Renato Brunetta, quindi, un “Nì”.


* Dato relativo all’Italia con esclusione di Val d’Aosta e Circoscrizione estero.

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