Luigi Di Maio  -  Secondo Di Maio il governo investe nelle centrali a carbone, ma è i...

 
“Abbiamo un governo […] che investe ancora nelle centrali a carbone” (min. 19'53")
  ambiente | Pubblicato:21.11.2017 | Origine:12.11.2017 | Fonte dichiarazione

Il candidato premier del Movimento 5 Stelle, intervistato da Fabio Fazio domenica 12 novembre a Che tempo che fa, ha criticato il governo a due giorni dall’annuncio della nuova Strategia energetica nazionale da parte dei ministri Carlo Calenda (Sviluppo economico) e Gian Luca Galletti (Ambiente).

Siamo andati a verificare se l’affermazione di Di Maio sia corretta e se l’Italia davvero investa nel carbone.

L’energia da carbone in Italia e nel mondo

Secondo il report più recente della International Energy Agency, un’organizzazione internazionale fondata dall'Ocse nel 1974 e della quale fanno parte 29 Paesi - tra cui i principali Stati europei ma anche USA, Canada e Giappone - l’Italia ha una produzione di energia elettrica derivante da carbone pari al 14% del totale: la metà rispetto alla media Iea, che è del 28%.

È invece molto elevata la produzione di elettricità da fonti rinnovabili: l’Italia è al 39% mentre la media di tutti i 29 Paesi è al 24%. Non solo: facciamo meglio degli altri più importanti Paesi europei, perché la Francia è al 16%, la Gran Bretagna al 25%, la Germania al 29% e la Spagna al 35%.

Le centrali a carbone in Italia

Oggi in Italia sono attive otto centrali di produzione elettrica a carbone, che in totale producono 8 GigaWatt di energia elettrica. Le due più importanti sono quelle di Torrevaldaliga Nord (660MW), vicino a Civitavecchia, operativa dal 2009 e secondo Assocarboni tra le più efficienti per rendimento a livello mondiale*, e Brindisi Sud (660MW). Entrambe sono di proprietà di Enel Spa. Un’altra centrale a carbone, situata a La Spezia, è già operativa a intermittenza e in via di chiusura.

L’Italia ha però varato un piano di dismissione di tutte le centrali elettriche a carbone entro il 2025 per rispettare gli accordi sul clima di Parigi, che prevedono una graduale riduzione nella produzione di gas serra da parte dell’uomo fino all’emissione zero entro la seconda metà del XXI secolo.

La nuova Strategia energetica nazionale

Il 10 novembre, due giorni prima dell’intervista di Di Maio a Che tempo che fa, il governo ha presentato la nuova Strategia energetica nazionale, frutto di un percorso durato mesi e che ha coinvolto anche il Parlamento. A occuparsene sono stati in particolare i ministri Calenda e Galletti.

La novità principale del decreto definitivo rispetto a quanto presentato a maggio è l’anticipazione al 2025 del phase-out dal carbone, cioè la cessazione completa nell’utilizzo di carbone per la produzione di energia elettrica in Italia, con inoltre un ulteriore ampliamento nell’utilizzo di fonti rinnovabili fino ad arrivare al 55% della produzione di elettricità.

Questa decisione comporterà importanti investimenti infrastrutturali compresi tra i 3,8 e i 4,2 miliardi di euro, che si aggiungeranno ai quasi 12 miliardi già previsti. Sarà in particolare necessario intervenire sulla rete di trasporto, sullo stoccaggio e sulla generazione dell’energia elettrica.

Non sappiamo se Di Maio si riferisse a questi investimenti, quando parlava di "governo che investe ancora nelle centrali a carbone", ma è evidente che non si tratti di soldi pubblici utilizzati per finanziare il sistema delle centrali a carbone, quanto piuttosto dell'esatto contrario.

Abbiamo contattato il Ministero dello Sviluppo economico per chiedere se ci fossero stati negli ultimi mesi o anni investimenti sulle centrali a carbone nell’ottica di rafforzare il settore, ma ci è stato confermato che non risultano investimenti in tal senso.

Il verdetto

Il governo ha annunciato investimenti per 4 miliardi di euro circa nei prossimi otto anni per chiudere tutte le otto centrali a carbone che ancora operano in Italia e rendere così il Paese indipendente dall’utilizzo del combustibile fossile per la produzione di energia elettrica. Il contrario di quello che ha detto Di Maio, quando ha parlato di “governo che investe ancora nelle centrali a carbone”. Per il leader del Movimento 5 Stelle il verdetto non può che essere “Panzana pazzesca”.

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* Il dato trova riscontro a pagina 27 del report del 2016 (con dati del 2015) di Ricerca sul sistema energetico, società controllata dal Gestore dei servizi energetici, a sua volta controllato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze: in esso si parla di “valori di rendimento nominale dell’ordine del 42÷46%”.

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