Pubblicato: martedì 26 maggio 2020
Guida alle fonti più affidabili dei dati sul coronavirus

La pandemia di Covid-19 ha dimostrato ancora una volta quanto sia importante avere a disposizione informazioni complete e, soprattutto, diffuse da fonti verificate e autorevoli. Per quanto riguarda la situazione italiana, i dati su cui fare affidamento per capire l’andamento dei contagi sono quelli pubblicati quotidianamente dalla Protezione civile e forniti dal Ministero della Salute.

Fin dall’inizio dell’epidemia poi, una serie di mappe, studi e tabelle interattive online tengono traccia dei dati relativi alla diffusione del nuovo coronavirus, tanto a livello nazionale quando globale.

Non sempre, però, i database che si trovano online sono affidabili, anche senza considerare che la raccolta dei dati sull’epidemia a livello ufficiale si è dimostrata complessa e problematica in diversi Paesi (ci torneremo).

Recentemente, ad esempio, un’inchiesta della Cnn ha messo in dubbio l’affidabilità delle informazioni fornite dal sito Worldometers.info, un aggregatore di dati che si propone di tracciare l’andamento globale di 16 variabili legate al coronavirus. Il sito era diventato particolarmente popolare, anche grazie alla sua immediatezza e facilità di lettura. L’articolo di Cnn, però, ha fatto notare che alcuni dati riportati da Worldometers – ed utilizzati da altri aggregatori (ad esempio la Johns Hopkins University) o persino da autorità nazionali (come il governo britannico o quello spagnolo) – sono poi risultati approssimativi o sbagliati.

Quali sono, allora, le fonti migliori a disposizione per quanto riguarda dati e numeri relativi all’epidemia di coronavirus, sia a livello nazionale che per fare confronti tra i diversi Paesi?

Autorità nazionali

Generalmente, i principali dati di riferimento relativi ai singoli Stati sono raccolti e diffusi in primo luogo dai Ministeri della Salute.

Queste informazioni possono poi essere aggregate in mappe o tabelle pubblicate su siti ufficiali gestiti da organismi governativi o da centri di ricerca legati ai ministeri nazionali.

In Spagna, ad esempio, l’Instituto de salud Carlos III (Isciii) gestisce una mappa interattiva basata sui dati forniti dal Ministero della Salute nazionale. In Francia i dati diffusi dall’Agenzia nazionale di salute pubblica sono rielaborati e presentati tramite una mappa pubblicata sul sito del governo. Anche nel Regno Unito i dati raccolti dal dipartimento governativo per la Salute e le tematiche sociali (Dhsc) sono elaborati direttamente sul sito del governo.

Per quanto riguarda la Germania, le informazioni vengono raccolte dal Robert Koch Institute – uno degli enti principali in ambito di salute pubblica e biomedicina, legato al Ministero federale della Salute tedesco – e diffuse tramite report quotidiani.

In Italia, come abbiamo detto, i dati ufficiali sono comunicati quotidianamente ai cittadini dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile, che ha sviluppato anche una mappa interattiva.

Figura 1: La mappa elaborata dalla Protezione Civile italiana, aggiornata al 26 maggio 2020. Fonte: Dipartimento della Protezione Civile

Organizzazione mondiale della sanità (Oms)

L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) è l’agenzia delle Nazioni Unite specializzata in questioni sanitarie. Guidata dall’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus dal luglio 2017, l’Oms ha gestito l’epidemia di Covid-19 fin dal rilevamento dei primi casi di nuovo coronavirus a Wuhan, fornendo e aggiornando via via le linee guida ufficiali per tutta la comunità internazionale. La sua mappa è un punto di riferimento per quanto riguarda l’andamento di contagi e decessi, sia a livello globale che nazionale.

Figura 2: La mappa elaborata dall’Organizzazione mondiale della sanità, aggiornata al 26 maggio 2020. Fonte: World Health Organization

Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc)

Istituito nel 2004, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) è un'agenzia dell’Unione europea finalizzata a rafforzare le difese e diminuire i possibili rischi derivanti dalla diffusione di malattie infettive. Tramite una serie di grafici e tabelle tiene sotto controllo la situazione globale relativa al coronavirus, grazie ai dati raccolti quotidianamente da 500 fonti diverse.

Figura 3: L’Interactive situation dashboard dell’Ecdc, aggiornata al 26 maggio 2020. Fonte: European center for disease prevention and control

Our World in Data

Nata dalla cooperazione tra un team di ricercatori dell’Università di Oxford e l’organizzazione no-profit Global change data lab, Our World in Data è una pubblicazione online che si occupa di monitorare l’impatto internazionale di tematiche quali povertà, conflitti e diseguaglianze. È finanziata interamente attraverso premi e donazioni.

La sezione del sito dedicata alla Covid-19 contiene una serie di strumenti (grafici, analisi, tabelle) che, utilizzando i dati forniti da una serie di organizzazioni internazionali e autorità locali, tracciano lo sviluppo della pandemia e permettono di operare confronti tra i dati di diversi Stati.

Figura 4: La pagina di statistiche e ricerche di Our World in Data, aggiornata al 26 maggio 2020. Fonte: Our World in Data

E la Johns Hopkins University?

Una delle mappe interattive che hanno avuto più successo durante la pandemia è quella curata dalla Johns Hopkins University, un’università privata statunitense che ha la sua sede principale a Baltimora.

A partire dal 22 gennaio scorso il Centro di ingegneria e sistemistica dell’Ateneo (Csse) ha reso disponibile sul proprio sito una mappa interattiva che tiene traccia dell’andamento dell’epidemia a livello globale, permettendo di comparare i dati e confrontare così le metriche di diversi Paesi. Il progetto ha rapidamente riscosso successo, e la mappa è stata citata come fonte da importanti organi di stampa quali il New York Times, il Washington Post e in Italia il Lab24 del Sole 24 Ore.

Tra le 37 fonti utilizzate dal Csse dell’università per compilare la mappa compare anche il sito Worldometers. A metà maggio, in seguito all’inchiesta di Cnn che ne ha messo in dubbio l’affidabilità, anche la qualità della mappa della Johns Hopkins University è stata parzialmente screditata. Il Financial Times, ad esempio, ha deciso di eliminarla dalle proprie fonti di dati (così come fatto anche per Worlometers), mentre il New York Times e il Washington Post la utilizzano ancora.

Rispondendo all’inchiesta di Cnn, comunque, il team responsabile per la mappa della Johns Hopkins University ha difeso la propria credibilità affermando che per ogni dato vengono utilizzate più fonti, e gli aggiornamenti vengono caricati solo dopo aver superato un processo a due fasi studiato proprio per evitare anomalie ed errori.

Figura 5: La mappa elaborata dalla Johns Hopkins University, aggiornata al 26 maggio 2020. Fonte: Johns Hopkins University

Un fenomeno difficile da tracciare

In ogni caso è bene ricordare che nemmeno le fonti ufficiali sono infallibili: i dati riportati potrebbero essere incompleti, non aggiornati, parziali e via dicendo.

Un esempio lampante è quello del numero di contagi, decessi e guarigioni rilevate, che dipende in primo luogo dalla quantità di tamponi che vengono effettuati sulla popolazione di riferimento: questa quantità può variare in base alle decisioni delle amministrazioni comunali, regionali o nazionali, e in ogni caso deve essere letto in proporzione alle dimensioni del territorio analizzato. Come abbiamo spiegato in un’altra nostra analisi, queste discrepanze rendono difficile effettuare confronti tra territori con caratteristiche diverse e che seguono direttive discordanti.

Con l’avanzare dell’epidemia, inoltre, la mole di informazioni disponibili è aumentata facendo emergere alcune contraddizioni e possibili lacune nei numeri ufficiali sui decessi con Covid-19. Per fare un esempio, un’anomalia comune a diversi Paesi – l’Italia, come vedremo, ma anche Spagna e Regno Unito – consiste nel fatto che l’enorme discrepanza tra il numero di morti atteso per il 2020, sulla base dei decessi degli anni precedenti, e il numero di morti effettivamente registrato fino ad ora non viene colmata considerando tutti i decessi ufficialmente legati alla Covid-19. È insomma probabile che molte morti collegate al nuovo coronavirus non siano state registrate come tali dalle fonti ufficiali.

Vediamo il caso italiano un po’ più nel dettaglio.

Il caso italiano

Un rapporto pubblicato dall’Istituto nazionale di previdenza sociale (Inps) il 20 maggio scorso afferma che nel periodo tra il 1° marzo e il 1° aprile 2020 sono stati rilevati 46.909 decessi in più rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Le morti registrate come legate alla Covid-19 nel mese di marzo sono state 27.938: rimane quindi uno scarto di circa 19 mila decessi, non conteggiati come vittime di coronavirus ma comunque in eccedenza rispetto alle medie degli anni precedenti.

È probabile che una parte dei decessi causati dal nuovo coronavirus non sia stato conteggiato dai report ufficiali del Ministero della Salute. Allo stesso tempo, però, l’Inps afferma che la pandemia in atto ha avuto anche una serie di ripercussioni indirette sulla mortalità, causando aumenti dovuti al sovraccarico del sistema sanitario e ai tempi di attesa per le ambulanze più lunghi del previsto, ma anche riduzioni date dal calo di incidenti stradali e degli infortuni sul lavoro.

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