Pubblicato: mercoledì 24 novembre 2021
Photo: Ansa
Una poltrona per tre: il Senato scioglie il primo nodo sulla manovra

Negli ultimi giorni il Movimento 5 stelle, anche per voce del suo presidente Giuseppe Conte, sta cercando di ritagliarsi un ruolo di primo piano nell’esame del disegno di legge di Bilancio per il 2022, al momento in corso in Senato.

L’oggetto del contendere con gli altri partiti è stata la nomina dei relatori della manovra finanziaria, che hanno un ruolo importante (come vedremo meglio tra poco) nel dibattito parlamentare sul testo. Dopo giorni di trattative – in cui il M5s voleva un proprio nome tra i relatori, contro il parere del Partito democratico e di Liberi e uguali, che puntavano a un nome unico – il 24 novembre si è giunti a un accordo «istituzionale e di sintesi», come definito dal presidente della Commissione Bilancio Daniele Pesco (M5s). I relatori al disegno di legge di Bilancio saranno infatti tre: Vasco Errani (Partito democratico) ed Erica Rivolta (Lega), entrambi vicepresidenti della Commissione Bilancio al Senato, e lo stesso Pesco.

Cerchiamo di capire perché quella che sembra soltanto una disputa interna ai partiti di maggioranza riguarda in realtà un ruolo di primo piano sul piano politico e sul futuro della discussione parlamentare della manovra.

Il regista della manovra

La discussione e l’approvazione della legge di Bilancio è un momento di fondamentale importanza politica per il nostro Paese: questo provvedimento spiega infatti nel dettaglio come saranno spese l’anno prossimo le risorse pubbliche e per quali voci. Il 28 ottobre il disegno di legge di Bilancio per il 2022 è stato approvato dal Consiglio dei ministri, per poi essere trasmesso al Senato l’11 novembre, dove è iniziato l’iter parlamentare in Commissione Bilancio. E qui è subito nata la contesa tra i partiti di maggioranza.

Come spiega il sito del Senato, il relatore di un disegno di legge – in questo caso della legge di Bilancio – è una «sorta di regista politico» del dibattito parlamentare sul testo, perché esprime il parere della maggioranza sugli emendamenti presentati dai senatori in commissione per modificare il provvedimento.

Ricordiamo che le commissioni sono piccole assemblee di senatori che riproducono in scala ridotta la composizione politica di Palazzo Madama. Qui avviene una prima discussione sul testo della legge di Bilancio, che viene modificato per poi approdare al voto vero e proprio in aula.

In base al regolamento del Senato, al termine della discussione in commissione, il relatore produce una relazione con il testo del disegno di legge approvato dai membri della commissione, che di solito viene presentato dallo stesso relatore nell’aula del Senato. Questa presentazione può avvenire a voce oppure con tramite una relazione scritta di maggioranza. Alla fine del dibattito di commissione può anche essere presentata una relazione di minoranza, dove l’opposizione può motivare la propria eventuale valutazione contraria del testo approvato dai colleghi.

In alcune circostanze, come sta avvenendo per questa legge di Bilancio, i partiti possono scegliere di indicare più relatori di maggioranza per un singolo disegno di legge. Per esempio, nel 2018 al Senato i relatori della manovra finanziaria erano stati due (Gianmauro Dell’Olio del M5s e Paolo Tosato della Lega), così come nel 2019 (Rossella Accoto del M5s e Dario Stefano del Pd).

Ricapitolando: il ruolo del relatore è principalmente quello di coordinare e mediare le varie istanze dei partiti che sostengono l’esecutivo guidato da Mario Draghi (quasi tutto l’arco parlamentare, eccetto Fratelli d’Italia e forze politiche minori) sul disegno di legge di Bilancio. Da qui si capisce perché il Movimento 5 stelle abbia cercato di ottenere una maggiore presenza tra i nomi dei relatori per la manovra finanziaria.

«Diventare relatore dà la possibilità a deputati e senatori di avere un ruolo determinante nel successo o fallimento di un provvedimento, dovendo portare avanti tutta la contrattazione e mediazione fra le diverse forze politiche», sottolinea in un approfondimento Openpolis, fondazione attiva nel promuovere una maggiore trasparenza nel Parlamento e in politica. «Con dei governi che monopolizzano la produzione legislativa, essere nominati relatore è l’unica speranza che i parlamentari hanno per incidere realmente sul dibattito in commissione e in aula. La relazione di un provvedimento, oltre a svolgere una funzione chiave nel processo legislativo, è uno dei pochi modi che hanno i parlamentari che sostengono il governo di far sentire la propria voce».

Come abbiamo spiegato di recente, seguendo la linea tracciata dai suoi predecessori, il governo Draghi sta facendo un ampio ricorso sia ai voti di fiducia sia ai decreti legge, provvedimenti che restringono sempre di più i poteri legislativi del Parlamento.

In conclusione

Il disegno di legge di Bilancio è attualmente all’esame del Senato, nella Commissione Bilancio. Qui si è consumato uno scontro tra i partiti che sostengono la maggioranza di governo, in particolare tra il Movimento 5 stelle e i suoi alleati di centrosinistra.

Nello specifico, la contesa politica ha riguardato la nomina dei relatori della manovra finanziaria, che il 24 novembre sono stati individuati in Daniele Pesco (M5s), Vasco Errani (Pd) e Erica Rivolta (Lega).

Il relatore di un disegno di legge è una sorta di regista politico del dibattito parlamentare su un provvedimento. Il suo compito è quello di coordinare e di mediare le varie istanze dei partiti, per presentare il testo di un disegno di legge al voto dell’aula.

Con la sempre più tendenza dei governi a ridurre gli spazi di azione di Camera e Senato, la nomina a relatore è una delle maggiori aspirazioni di un parlamentare, che può così far incidere di più le istanze del proprio partito sul destino di un provvedimento.

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